lunedì 25 agosto 2014

Al margine del Caos


di Pierluigi Fagan

Fonte: Megachip







Prima Parte


Libro-FukuyamaCosa sta succedendo nel mondo? Come siamo giunti qui?

Sino all'estate del 2001 vivevamo nel migliore dei mondi possibili, il futuro era bright and happy, il confort delle nostre vite mai così comodo, le nuove tecnologie erano la nostra terza rivoluzione industriale, l'Europa stava per varare la propria prima forma concreta di comunità  ovvero una nuova moneta comune, il G20 si riuniva in Canada per la terza volta e  la guerra una pratica irrazionale che avevamo finalmente superato come stadio evolutivo e per alcuni, addirittura, la storia era finita nel senso che avevamo raggiunto il fatidico inveramento dello spirito assoluto nel capitalismo liberale planetario (i).
Poi è iniziata una prima lenta poi sempre più precipitosa sequenza di fatti fuori norma, fatti del tutto contrari a quel sentimento di calma tranquilla e fiduciosa apertura al futuro.
11-settembre-angelo-rovesciatoQualcuno lancia aeroplani civili contro i cristalli dei due simboli della nota skyline di New York, si va in guerra, d'accordo contro l'Afghanistan (?) ma perché anche contro l'Iraq? 
Poi un altro giorno di Settembre (mese in cui sembra che si formi uno sorta di "tutti i nodi vengono al pettine") di qualche anno dopo,  salta per aria una delle grandi banche d'investimento americane ed a seguire viene giù tutto il sistema di punta della pompa finanziaria che regge la nuova versione del sistema economico  occidentale, la versione smaterializzata e iperglobalizzata. 
Il fenomeno provoca onde d'urto che arrivano in Europa e trascinano verso il fallimento banche e stati. 
Inizia un tormentato processo di omeopatia suicida per il quale paesi già in grave sofferenza debbono soffrire di più per redimersi, inizia l'Irlanda, poi il Portogallo, poi la Spagna, la Grecia, l'Italia. 
Come recita il noto proverbio friulano "prima di acquistare un maiale occorre costruire il porcile", l'intero sistema banco finanziario (il porcile) che regge le dinamiche di quello economico che regge quelle delle società in cui viviamo aveva spinto i paesi PIGS (i maiali)  ad emettere titoli di debito  di cui poi si era rimpinzato ma ora che questi titoli rischiavano di diventare chiffon de papier,  pretendeva nuove garanzie per i suoi prestiti, da cui la regola dell'austerity per la quale s'invertiva il senso di un altro noto proverbio, questa volta chiantigiano che in origine recita "E' meglio puzzare di porco che di povero". 
 Così la saggezza popolare che vede le cose dalla sua soggettiva, ma dal punto di vista del sistema circolatorio dei capitali la logica s'inverte e ci si convince che è meglio puzzare di povero che di PIGS.
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Piazza Tahrir, Il Cairo, Egitto, 2011.
Ma ad un certo punto, la dinamica planetaria ha un salto di stato e dalla faccende economico-finanziarie, si sale di livello. Inizia uno strano ed improvviso processo per cui alcuni stati del nord musulmano, prima la Tunisia, poi l'Egitto, poi lo Yemen (forse sì, forse no), poi la Libia, prendono a far rivoluzioni. Gioia e tripudio occidentale, sono gli ultimi sussulti della fine della storia, l'adeguazione planetaria al sistema liberal-democratico? 
Ma in Libia, c'è un ostacolo, il caparbio e notoriamente intrattabile Gheddafi che dopo ben quarantadue anni di incontrastato dominio verso il quale l'intero Occidente non aveva mai mosso un dito, diventa improvvisamente l'obiettivo da abbattere. 
L'aviazione franco-inglese con supporto della logistica italiana, s'incaricano di dare la giusta considerazione alle istanze di libertà che gridano su twitter e facebook. L'onda della gentile primavera araba giunge sino in Siria, ma anche lì le questioni s'incagliano nel mentre in Egitto all'improvvisamente improponibile dittatore Mubarak (solo trent'anni di potere, anch'esso mai discusso dagli occidentali)  succede un fratello musulmano. Anche la Turchia sembra iscriversi al club rivoluzionario e fioccano analisi partecipate al pathos del cambiamento, c'è chi spera in un nuovo '48.  
La questione siriana sembra giungere l'estate scorsa, sul punto di rottura dove la rottura è l'intervento militare diretto dei liberatori americani. Ma gli europei sembrano perplessi e i russi mandano la flotta a pattugliare le coste siriane su cui hanno basi mediterranee, anche i cinesi mandano in visita una gentile portaerei, così tanto per farsi dei selfie e dire "io c'ero", non si sai mai.
ISIL-Map 
Nel mentre, prima un australiano (Julian Assange), poi un americano (Edward Snowden), tirano fuori prove documentali del dietro le quinte del famoso "smart power" su cui s'impianta la dottrina Obama, diversa da quella Bush non per i fini, ma per i mezzi. Via truppe d'assalto troppo '900 (tra l'altro assai poco efficaci ed assai costose), dentro un reticolo di vecchia intelligence umana e nuova intelligence elettronica a far bassa cucina mentre in sala si proietta Hollywood e si paga l'entrata nel sogno in dollari di cui si detengono le chiavi della tipografia. 
Un giro di valzer sostituisce vecchi ambasciatori dal dry Martini facile con veri e propri agenti strategici che tra corruzione, mercenari, social media, ong, relazioni pubbliche e private, connessioni con reti criminali e malavitose, estremisti e terroristi pronti a tutto, trafficanti di armi, droga, reperti d'arte, coadiuvati alla bisogna dall'esercito elettronico e da quello dei grandi fondi d'investimento, manipolano i tessuti sociali from behind (si tenga conto che questa descrizione è tratta più o meno fedelmente non da un sito complottista-antimperialista, ma da un articolo di analisi del Generale Fabio Mini sull'ultimo Limes).  
All'improvviso e di recente, spunta fuori una organizzazione di tagliatori di gole (sciite, cristiane, yazide etc.) iracheni sunniti, che proclama il califfato mentre al-Qa'ida li denuncia come pazzi estremisti (!). 
Per non farci mancare nulla, Israele decide di risolvere il problema palestinese al grido di "un solo popolo, un  solo stato", ovvero applicare i passi 16-17 del capitolo 20 del Deuteronomio. 
E qui si vede all'opera quella strana forma di inversione logica che mentre ci sei dentro ti pare normale, quando la leggi a posteriori nei libri di scuola pensi "ma come hanno fatto le genti di quei tempi a frollarsi il cervello in questa maniera?". 
Il pallido oftalmologo siriano Bashar al-Assad è una belva feroce che si nutre nottetempo del sangue di bambini, i bambini palestinesi sventrati dai missili israeliani sono invece stati lanciati in aria contro i proiettili israeliani, altrimenti chirurgici, da Hamas.
urheimat-IE+++_Nel mentre, in questa curiosa storia dell'eterno ritorno alle origini, dopo Babilonia e Gerusalemme, Atene e Damasco, si giunge all'Urheimat, la patria originaria di certo spirito occidentale: l'Ucraina
I più conoscono l'Ucraina più che altro come produttrice di badanti, a volte anche carine. Ma lì pare originino antichissimi popoli (secondo la principale, ma non unica interpretazione) la cui lingua è la radice di tutte le nostre lingue occidentali, che seminomadi, armati e dotati di cavalli, particolarmente cattivi, distruttori e feroci, patriarcali, gerarchici e con una passione irrazionale per le armi e per ciò che luccica (l'oro), seimila anni fa, presero a sciamare verso occidente, mettendo a ferro e fuoco, prima tutta l'Europa, poi anche le costa africana e quella mediorientale. C'è chi sostiene che da loro provenga anche il primo monoteismo (via Siria ovvero quegli Hyksos che dominarono l'Egitto ai tempi in cui Amenhotep IV o Amenofi o Akhenaton dichiarò il dio unico Aton, ma la faccenda è molto complessa) e qualche buontempone che sostiene che questi fossero i nuclei delle antiche tribù poi diventate "popolo ebraico". Ma sono solo illazioni. 
Una versione più recente, di questi popoli (i cosiddetti kurgan) furono i Goti, Visigoti, Ostrogoti, Grutungi e Tervingi (un mai ben chiarito amalgama di scandinavi, polacchi, ucraini, popoli della steppa, centro-asiatici), cioè quei barbari che sciamarono di nuovo (sembra abbiano una passione per l'Ovest, forse seguono il tramonto per vedere dove va a finire il Sole o hanno letto Spengler[ii]), travolgendo l'Impero romano e costituendo il nucleo di quella aristocrazia terriera e guerriera che dominerà  il Medioevo. Ma stiamo divagando.
heartlandIn Ucraina, ad un certo punto, accade che una "sommossa popolare" fa fuori un presidente eletto che scadeva l'anno successivo, la popolazione russofona della Crimea si iscrive alla Federazione russa defezionando con democratiche elezioni e quella del confine continentale, prende la via della resistenza armata guerrigliera. Cadono aerei, partono sanzioni contro la Russia, che improvvisamente scopriamo non essere più l'amico ritrovato dopo la Guerra Fredda, ma l'orso imperialista che mutato il pelo sovietico, non ha perso il vizio. 
Nel frattempo, i russi stringono amicizia a tutto gas addirittura coi cinesi [fatto geopoliticamente che sembra incarnare il più grande spettro di quella recente disciplina che è la geopolitica, tra l'altro fondata da Halford Mackinder, il quale asseriva che chi avrebbe dominato Heartland (il "cuore" dell'isola-mondo euroasiatica, dal Volga al Fiume Azzurro), avrebbe dominato il mondo, idea sottoscritta in un suo libro del '98 ancora dal principale stratega americano Zbignew Brzeninski], trasferiscono i capitali ad Hong Kong ed assieme a gli altri B(R)ICS, si fanno una banca mondiale con ulteriore pretesa di ridiscutere il ruolo mondiale del dollaro. Limes ci fa addirittura un numero di analisi appena uscito [iii].
tppSta di fatto, anzi sopra i fatti, che ci ritroviamo dopo tredici anni dall'estate del 2001 dall' esser circondati di sorrisi e speranze radiose, all'esser circondati da schemini che fanno la comparazione degli arsenali nucleari est-ovest, articoli sulla nuova Guerra Fredda, come si passa e se si passa e quando si passerà da quella fredda a quella meno fredda, se e quanto sarà calda, paroloni come "genocidio", "sanzione punitiva", "attacco preventivo", operazione "false flag", "nuova Norimberga", Obama che convoca gli ambasciatori africani e domanda loro perché fanno traffici coi cinesi, premier giapponese presenta 505 pagine che denunciano l'espansionismo cinese nel comune mare, Roubini che da Davos twittava che lì si discuteva con nonchalance di un 2014 uguale al 1914 e pare che buona parte dell'élite finanziaria sappia già cose che a noi umani sfuggono.  Rappresentanti dell'ONU che piangono in televisione perché non solo si violano pesantemente i diritti umani ma perché più che altro sembra che a nessuno interessi più nulla della categoria "diritti umani", si richiamano ambasciatori, si chiudono spazi aerei, si alzano barriere doganali, il WTO e la gloriosa globalizzazione è archiviata, si parla solo di trattati (ce n'è uno Trans-Atlantico che verrà firmato da USA ed europei forse già alla fine di quest'anno ed uno Trans-Pacifico che invero nessuno si fila) e si fanno ritorsioni sulle ritorsioni, le propagande vanno a pieno volume, l'odio comincia a serpeggiare, chi inneggia a Stalin, chi ad Hitler, la Polonia ai polacchi! chi sbandiera la shoah, chi il Pil in recessione, è colpa loro! No, è colpa loro! La misura è colma, adesso agire! Ciliegina finale, scoppia anche una epidemia incurabile che alza l'isteria collettiva e renderà l'Africa un lazzaretto.
In romanesco c'è l'espressione "buttarla in caciara". La "caciara" è la gran confusione in cui tutti urlano e non si capisce più niente. La si butta in caciara, ovvero si pilota scientemente il movimento dell'ordine al disordine, quando si pensa di aver meno problemi a condividere un casino generale, rispetto alla certezza di andare incontro ad un casino personale. Nel casino generale, si stemperano gli effetti del casino personale, un problema più piccolo è risolto affogandolo in uno più grosso. Ma come, non eravamo alla fine della storia?
ttip-Trojanisches-Pferd-europaE' del tutto evidente che l'Occidente sia finito in un errore di sistema, il sistema non funziona più. 
Per tenere stabili tenori di vita ed organizzazione sociale, si è inondato il sistema economico di denaro. Il denaro in generale anticipa la sua concretizzazione in ricchezza, ma se si continua ad immetterne in tali quantità, significa che la ricchezza reale non tiene il passo con le nostre aspettative ed invece di rivedere le aspettative, si immette denaro "come se" questo fosse ricchezza reale. Non essendola, esso crea un beneficio pari alle sostanze stupefacenti che regalano qualche mezz'ora di vita spensierata irreale, nel mezzo di una vita reale duramente preoccupante. E' una vacanza. 
Pompare denaro sperando che questo si converta in ricchezza reale, quando invece è solo debito, è stata una vacanza. La vacanza ad un certo punto è finita e rimane il debito. L'Occidente ha un inestinguibile debito con il futuro. Questa significa che gran parte della partite attive dei bilanci, pubblici come privati, sono false. Questo significa che molte istituzioni (private e pubbliche come ad esempio gli Stati) che hanno bilanci sono tecnicamente in fallimento anche se si fa finta di credere a bilanci in cui sono scritte cose della stessa sostanza dei sogni. Il loro fallimento sarebbe la nostra rovina, come investitori e detentori di capitali (grandi e piccini, ad esempio BOT, CCT e fondi pensione, ma anche pensioni tout court, il che per una civilizzazione sempre più spostata sulla terza età non è bello), come lavoratori e come cittadini, che nel sistema moderno occidentale sono la stessa cosa. Nessuno quindi ha la convenienza,  ha il coraggio, la forza e l'interesse a dire che il re è nudo e tutti continuiamo a far finta che abbia sontuose vesti. 
Per continuare a reggere la farsa, dobbiamo altresì rimuovere, distrarci, negare, reinterpretare e violentare la realtà intorno a noi per renderla compatibile con le nostre astratte aspettative. E perseguitare tutti coloro che con la loro sola presenza, ci ricordano la realtà della nostra nevrotica condizione di negatori della realtà.
L'improvvisa sterzata verso la strategia della tensione, specie quella contro la Russia, la Cina e tutti coloro che minacciano il monopolio della realtà americano-occidentale è la conseguenza di questa strategia delle dosi crescenti di droga per mantenere almeno stabile il paziente. Il paziente siamo noi. Siamo noi che bombardiamo Gaza, noi che ci prepariamo alla guerra Russo-Ucraina, noi che contrastiamo l'inevitabile multipolarità a cui è destinato un mondo di 7-10 miliardi di individui. 
Noi stessi siamo quelli che hanno contribuito a creare questa recente inflazione di complessità, non calcolando che avremmo creato le condizioni che rompevano il precedente quadro in cui siamo prosperati per un secolo e mezzo. 
Se non siamo noi in prima persona, siamo noi che permettiamo a qualcun'altro di farlo in nome e per conto nostro. E' il nostro modo di stare al mondo che sta creando il problema che rischia non solo di eliminare il suo modo di stare al mondo, ma rischia anche di problematizzare il nostro semplice "esserci". Il mondo è cambiato, noi ci rifiutiamo di farlo.
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La tensione è una energia creata per raggiungere quale obiettivo? L'obiettivo è innanzitutto perseguito da un agente e l'agente sono gli USA, poiché gli USA sono il principale soggetto intenzionale del mondo e dell'interesse occidentale e gli USA hanno un problema, un grosso problema. Gli USA possono solo perdere, perdere quote di mercato, di potere, di controllo, di influenza, quindi in una parola di "potenza". 
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Non possono accrescere quella potenza poiché viene da un cinquantennio in cui già raggiunse i suoi massimi. Non possono mantenerla a quel livello perché il mondo è cambiato ed oggi sono tanti i soggetti stato-nazionali, dotati di forza militare, con interessi economici-finanziari concorrenti con quelli americani ed occidentali in genere. 
Se gli USA continuassero a favorire l'espansione di questi soggetti continuerebbero a travasare potenza da loro a questi e questa non è certo una via perseguibile. Se gli USA decidessero di combattere tutti i competitor contemporaneamente perderebbero prima di iniziare poiché il problema è tropo grosso e complesso per un solo soggetto ordinatore. 
Lo stesso fatto che le trame di spionaggio elettronico abbiano in target "tutto&tutti" dice: 
a) che non esiste una struttura più semplice del grande complesso, non esiste cioè qualcosa controllato il quale si controlla il tutto; 
b) il tutto è più della somma delle parti perché gli Stati Uniti già controllano molte parti come buona parte della banco-finanza, la moneta internazionale, il potere militare, la cultura di massa, ma evidentemente non basta; 
c) gli Stati Uniti hanno vitale necessità di controllare questo tutto perché è dal suo precedente controllo che hanno tratto la qualità del loro modo di stare la mondo. 
Ma sia a), che b) che soprattutto c), dicono anche che per loro la situazione è disperata, semplicemente perché il tutto ha una complessità non più controllabile gerarchicamente da un soggetto unico.
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NSA Hedquarter, Fort Maede, Maryland, USA.
La strategia americana è allora non troppo misteriosa e per certi versi assai razionale, in pratica, l'unica cosa possibile da fare: contenere il declino
 Contenere il declino significa reificare lo stato delle cose dal punto di vista USA, o con noi, o contro di noi. Dicotomizzare il mondo è la via più tradizionale della cultura occidentale da quando i zoroastriani ipostatizzarono il Bene ed il Male. 
S'intenda il modello dal punto di vista analitico, lasciamo perdere il suo contenuto di giudizio e della pretesa morale oggetto di propaganda infantile ed ideologia mass market, concentriamoci sulla forma semplificante: Io - non Io. Il mondo è diventato troppo grande e complesso per esser controllato in via strettamente gerarchica da un soggetto solo, bene, dividiamolo in due parti e manteniamo il controllo su una parte, sperabilmente e nella intenzioni, la parte più grande e succosa. Dall'altra parte ci saranno i due soggetti più irriducibili, quelli che gli USA non potranno mai controllare: i russi ed i cinesi.
NMSSi prendono tutti gli amici degli USA e tutti i potenziali nemici della Cina e si offre loro un trattato economico-finanziario che accresca il livello di globalizzazione quanto ad intensità anche se dentro una areale inferiore al mito del pianeta-unico-villaggio. La globalizzazione prima versione era stata una risposta per altro non troppo meditata, all'improvvisa caduta del Muro di Berlino che tutti ricorderanno esser stato un evento non previsto. 
Nel tempo, dopo una prima illusoria fase di successo e gloria, la globalizzazione ha favorito la crescita dei competitors e la decrescita di chi l'aveva promossa. 
Dentro questo piccolo mondo del Pacifico, varrebbe la indiscussa leadership USA, sia militare, sia geopolitica, sia finanziaria (incluso lo standard del dollaro), quindi economica, quindi politica. Si creeranno continui e crescenti momenti di tensione tra questo "piccolo mondo" e la Cina, s'inviteranno i soggetti di questo "piccolo mondo" ad investire in armi (che verranno gentilmente offerte dagli americani stessi con beneficio in entrata per via delle vendite ed in uscita per via del risparmio del'investimento in prima persona, si vedano le recenti accorate televendite europee di Obama) e tanto più tensione si creerà e tanta più tensione porterà i vicini della Cina ad armarsi, tanto meno la Cina potrà allargare la propria area d'influenza economica e tanto più sarà costretta a deviare spesa interna per armarsi a sua volta. 
Questo, non solo contiene l'espansionismo economico cinese, ma crea le premesse per un auspicabile collasso interno poiché se la Cina dovesse rallentare o addirittura sospendere la sua crescita, deviando investimenti dal produttivo al difensivo, si creerebbero retroazioni devastanti per il sempre complicato ordine iper-complesso del  Paese di Mezzo. 
Col tempo, si può addirittura sperare di aiutare da fuori, il crearsi di questi focolai di disordine interno, accelerando la creazione di una ragnatela di caos che impigli per molto tempo, il competitor più temibile.  
"From behind" significa che formalmente gli USA non compariranno e i cinesi non potranno inondare il mercato con i loro titoli di debito pubblico di cui sono i maggiori detentori, senza con ciò, formalizzare una Pearl Harbor. E comunque a quel punto andrebbe anche bene, tanto quei titoli di debito sono inestinguibili.
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da Limes
L'altro competitor, la Russia non è tra l'altro da intendere da solo ma come minaccia del venirsi a creare di una pericolosa ed esiziale relazione Europa-Russia. Di per sé la Russia non è un competitor economico e finanziario, lo è in minima parte dal punto di vista geopolitico e lo è precipuamente da punto di vista dell'armamento non convenzionale e come produttore di energia da esportazione (sopratutto ora che si potrebbe pensare ad un collocamento estero di un po' di shale gas/oil). 
Basta che la Russia dica no, questo non potete farlo, come accadde l'altro anno in Siria e i margini di manovra americani si riducono drasticamente e si rimediano anche vistose figuracce che erodono credibilità di potenza.  E si ricordi che il concetto di potenza vive di un nucleo duro di realtà oggettiva ma soprattutto di una ampia corona di credibilità e potenzialità. 
Il lato più preoccupante per gli americani è il venirsi a creare di una naturale rete di relazioni tra Europa e Russia, anche perché sarebbero di modello per le altre ed ancor più preoccupanti possibili relazioni Europa-Cina. Ci manca solo che si venga a creare un megareticolo di scambi di energia e tecnologia, investimenti e compravendite, culturali ed umani tra Europa, Russia e Cina, intorno ai quali ruoterebbero Giappone, India, Africa e Sud America  per fare degli Stati Uniti, la isolata periferia del mondo. E' tra l'altro proprio questo che sognano di fare russi e cinesi, cooptare la ricca e poco militarizzata Europa, in una formazione reticolare comune che travasi ricchezza, mezzi, innovazioni e destini, di qua e di là, con enormi e longevi benefici comuni per i prossimi decenni. A quel punto, si dovrebbero unire anche gli Stati Uniti e tutto continuerebbe come negli ultimi felici anni. Pace e prosperità, quale condizione migliore per darsi un futuro?
La stessa questione ucraina da molti descritta come un O.K. Corral USA vs Russia, ha forse più contenuti strategici rivolti a gli europei di quanto non si noti. E' il modello di pacifiche relazioni economiche (energetiche, finanziarie) tutti vs tutti il target, modello di cui oggi il grande beneficiario europeo è la Germania. E' la Germania, passiva se non contraria in tutti i recenti atti di guerra verso Iraq, Libia, Siria, la Germania rivolta all'Europa dell'Est, alla Russia, alla Cina, il possibile terminale delle due nuove vie della seta che i cinesi stanno stendendo per mare e terra (nonché terminale dell'ipotetica rotta artica di recente segnata da un primo cargo cinese accompagnato da rompighiaccio russi). 
E' quella stessa politica di austerità che la Germania impone a tutta Europa, una politica simmetrico contraria a quella della Fed, una politica che rende l'Europa a-sincrona rispetto a gli USA. Quale TTIP funzionerebbe con una Europa depressa e in recessione? Come potrebbero gli europei dedicarsi all'acquisto di armi con lo spettro del pareggio di bilancio? Per questo Merkel ha dato grande risalto alla faccenda spionistica che era per altro ben nota da tempo, c'è un attrito radicale USA vs Germania dietro la faccenda Ucraina e la facciata dell'accordo sulle sanzioni.
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Gli Stati Uniti quindi non vogliono la coppia aperta e vogliono  costringere gli europei alla monogamia occidentale, suggellata da un pari trattato, Tpp per l'area del Pacifico, Tttip per l'area dell'Atlantico. 
Gli strateghi americani individuano allora facilmente l'hot spot del dove far accadere il punto di svolta che inverta il corso della storia: l'Ucraina. L'Ucraina ha il suo peso demografico ed ha una contrastata storia di relazioni problematiche con i russi, recenti e lontane , è parte di quella area di mezzo tra l'occidente europeo e la Russia sovietica nella quale si trovano non solo i più motivati alleati anti-Russia e quindi i più motivati potenziali alleati per la NATO, è l'area su cui si posano le mire espansionistiche tedesche che è il soggetto dominante di quella dissennata macedonia che è "Europa". 
L'Ucraina è l'area su cui transitano le vie gasifere che sempre più collegano Europa e Russia e se si risolve il problema energetico per gli europei, creando un incidente che interrompa o riduca la fornitura russa, si crea un danno gigantesco al soggetto russo ed assieme ad altri incidenti che nel frattempo avranno messo sotto tensione i reciproci rapporti, sarà facile spingere al dis-fidanzamento euro-russo e soccorrere la vecchia signora con una bella proposta di matrimonio finanziario-energetico-economico-militare che chiuda per sempre con la fase della globalizzazione planetaria ed apra a quella "o con noi o contro di noi". Sarà poi facile ripetere il modulo anche con gli approcci cinesi che sono ancora ad uno stadio di corteggiamento.
Fatto ciò, separata l'Eurasia, costruite due reti afferenti al centro statunitense, una orientale, l'altra occidentale, contenuti e problematizzati da continui incidenti, tensioni, sanzioni, accuse, i due soggetti russi e cinesi, si procederà con il divide et impera e con il nemico del mio nemico è mio amico. Il divide et impera sarà la strategia verso il Sud America, buoni e cattivi, soldi ed aiuti ai buoni (ad esempio il Cile e il Perù nel TPP), difficoltà e problemi per i cattivi, a partire dall'Argentina e dal Venezuela (sulle quali volteggiano da tempo i corvi del rating). Lo stesso per l'Africa che è il terreno di competizione più aperto e nuovo per il confronto USA vs Resto del Mondo. La strategia del nemico-amico tenderà di coinvolgere ad esempio l'India in funzione anti-cinese e renderà perennemente instabile il Medio Oriente.
E' una strategia razionale?
NOTE ALLA PRIMA PARTE:
= 0 =
(i) F. Fukuyama, La fine della storia e l'ultimo uomo, Rizzoli, Milano, 1992.
[ii] O. Spengler, Il tramonto dell'Occidente, Longanesi, Milano (originale 1918-1922). Occidente viene dal latino -occido- cioè cadere (dal Sole che cade). Uccidere, tramontare-cadere ed occidente sono legati dalla stessa radice, quando si dice l'etimologia.
[iii] Limes, "Cina, Russia, Germania, unite da Obama", Agosto 2014.
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Seconda parte
Diciamo innanzitutto che per fare una corretta analisi geopolitica occorre svestirsi delle preferenze ideologiche. Questo ambito è forse quello che più di ogni altro risponde al realismo (metodologico) politico  e richiede il massimo di avalutatività weberiana[1] o meglio, richiede di -provare- a tenere distinte le analisi dai giudizi.
9788815politico3gInnanzitutto occorre comprendere che per gli USA il declino di potenza ha una misura quantistica. Se ne può sopportare gli effetti ma solo fino ad un certo punto. 
Ad esempio, dentro un mondo di tutti con tutti allacciati in una rete complessa di scambi globalizzati o gli USA mantengono il dominio di ruolo dato dal dollaro, dal FMI e WB e WTO vecchia maniera o quella stessa rete che venne stesa per accrescere il controllo, la potenza e la ricchezza degli americani, diventa il veicolo per l'ascesa di altri e la discesa che ad un certo punto diventerebbe precipitazione per gli americani stessi. 
La nuova dottrina Obama, annunciata come "pivot to Asia" nel senso del contenimento della Cina risponde alla logica idraulica per la quale la crescita cinese, oltre un certo limite (che ha già raggiunto dopo la prima fase della globalizzazione) è decrescita americana. 
L'idea speranzosa di Stati Uniti saggi e paterni che rimangono primus inter pares a governo della rete mondiale degli scambi di tutti con tutti, è wishful thinking, il contrario cioè del realismo. Quando come già è successo, gli Altri si domandano sulle politiche FMI-WB o WTO o notano il famoso "esorbitante privilegio" del dollaro e cominciano a compiere passi concreti per la messa in discussione di questi parametri arbitrali in mano ad un giocatore, l'idea di continuare sulla via del tutti assieme appassionatamente perde ragione. 
6a00d8341c66c653ef016764166048970b-320wiSi deve cioè comprendere che entro una certa misura per i più può valere l'idea di cooperare per crescere tutti assieme con mutuo beneficio, ma oltre una certa misura, per chi dipende dal controllo esecutivo delle dinamiche dell'intero sistema, la crescita altrui è la propria decrescita.
Si  deve poi capire cosa c'è dietro il concetto di potenza. Per uno stato-nazione se le cose vanno bene sopra un certo limite, allora il sistema stato-nazionale è stabile, ordinato, prevedibile, governabile, se le cose vanno male oltre un certo limite, il sistema diventa instabile, disordinato, imprevedibile ed ingovernabile. A
lle volte, la guerra verso l'esterno è l'unica alternativa alla guerra civile, lo stato stazionario è di nuovo "wishful thinking"
Non lo è forse in assoluto ma le cose che andrebbero cambiate strutturalmente nella costituzione degli attuali stati nazione occidentali sono talmente tante e radicali, da mettere l'idea astratta dello stato stazionario fuori gioco, non perseguibile oggettivamente, non immediatamente e non senza una profonda rivoluzione strutturale. O si cresce o si decresce e si può decrescere solo fino ad un certo punto ed ad una certa velocità, ovvero gestendo l'intensità, la velocità e sopratutto il limite al quale deve potersi arrestare il processo di contrazione.
Capire che la potenza è una quantità a pacchetti e ha un limite inferiore e che oltre quel limite inferiore si disgrega caoticamente il sistema di riferimento, serve per capire la differenza tra necessità e possibilità e per leggere la realtà per quello che è e non per quello che ci piacerebbe che fosse.
Gli Stati Uniti quindi non possono né accettare più il sistema tutti con tutti perché gli altri crescerebbero e loro decrescerebbero ed oltre certe soglie precipiterebbero, né possono fatalisticamente ritirarsi dal mondo e curare il proprio orticello casalingo perché gli Stati Uniti dipendono strutturalmente dalla ricchezza che è fuori del loro orticello. 
The-Collapse-of-Complex-Societies-9780521386739Né possono ipotizzare di controllare il mondo recalcitrante inviando forza militare ad ogni angolo del pianeta che si ribella al loro controllo, la misura del mondo e la misura della pur straordinaria forza militare americana non collimano di vari gradi. Sono decenni che gli americani fanno piccole guerre qua e là e o perdono il confronto militare diretto o perdono la pace ed il controllo successivo alla vittoria militare. Anche  i Romani arrivarono alla propri soglia di impossibilità, quando cresce la complessità del mondo oltre una certa soglia, l'Uno non può più controllare Tutto, questa è legge di natura materiale, quindi inappellabile.
Accettare e pilotare la decrescita di potenza, la cosiddetta "ritirata strategica", ridurre il complesso ad un più semplice, il troppo al meno è allora l'unica via possibile. 
Perimetrare un nuovo mondo americano includendo gli europei da una parte e i preoccupati dalla Cina dall'altro, nevrotizzare i competitors con un continua strategia della tensione e competere direttamente nei teatri sud americani ed africani lasciando l'entropia mediorientale svolgere il ruolo di sacro fuoco eterno che sempre brucia e si autodistrugge ricordando al mondo cos'è il caos non è a nostro avviso la migliore strategia, è l'unica possibile, credibile e perseguibile, dal punto di vista americano. Quindi sì, questa è una strategia razionale.
Funzionerà?
No. C'è un grosso problema oggettivo. 
idealised-neurone-types1 Oggettivamente parlando, tutti e s'intende proprio tutte le entità geopolitiche del pianeta, grandi e piccole, nuove e vecchie, inclusa l'Europa ed alla sola esclusione degli USA, avrebbero interesse e mutuo beneficio a continuare a tessere reti di scambio e relazione pacifica ancorché a volte in competizione, alla Montesquieu. 
Non è questo il cantico dei cantici della globalizzazione, di interrelazioni econo-politiche se ne possono avere di vari tipi, il modello '80-'90 era il modello formato sugli interessi anglosassoni, ce ne possono essere molti altri.  
Nessuno di questi soggetti è ontologicamente necessitante del controllo del mondo, nessuno sarebbe in grado, nessuno ha tradizioni in tal senso e nessuno sta facendo alcunché per mirare a questa posizione. Nessun analista serio, pensa che il recente accordo russo-cinese sul gas preluda ad un matrimonio organico tra quelli che rimangono due confinanti, quindi due competitor naturali. Se la Russia si rivolge all'Asia, Giappone, Corea e Vietnam hanno subito ed immediato interesse ad avere relazioni coi russi in chiave di riequilibrio della potenza cinese, così l'India. 
Così la Cina ha immediato interesse a tessere relazione con l'Europa, sia in sé, sia in chiave anti-russa, non si sa mai. Così la Russia ha immediato interesse a tessere relazioni col Sud America, in chiave di bilanciamento del peso di certe esportazioni europee e la stessa Europa se esistesse, avrebbe naturale interesse a mostrarsi più amica ed affascinante a gli occhi sud americani corteggiati da tempo anche dai cinesi. 
Così per l'Africa, mentre tutto il mondo avrebbe naturale interesse a piombare in forza nel Medio Oriente e mettere le cose in modo tale che quel pezzo di mondo la smetta di destabilizzarsi e destabilizzare tutto il suo intorno. Basterebbe controllare Arabia Saudita ed Israele e lasciar gli arabi trovare il loro modo di stare al mondo, commettendo anche i propri errori così come li hanno compiuti tutti nella Storia.
debuttanti6_440Detto altrimenti, il mondo multipolare è il modo naturale di funzionare di una entità molto complessa, così in fisica, in biologia, in psicologia, nella sociologia, in economia etc. 
Il mondo multipolare è come una festa in cui il totale è collegato dalla stessa intenzione, trarre il massimo beneficio da molteplici relazioni, tutti sono spinti ad avere relazioni con tutti o in sé per sé o per contro pesare i problemi di relazione con alcuni dei tutti. 
Lo stile di queste relazioni sarebbe rendersi gradevoli, più gradevoli degli altri (dei competitors) e nessuno potrebbe obbligare qualcun altro a fare ciò che non vuole perché tutti gli altri lo soccorrerebbero per farselo amico e depotenziare colui che sta alzando un po' troppo la cresta. Inoltre, le prime reazioni non ufficiali dei cinesi all'affaire ucraino ed in particolare alla secessione della Crimea, reazioni negative poiché dichiaranti il diritto di qualcuno fuori della tua giurisdizione stato-nazionale di riconoscere coloro che vogliono secessionare mettendo in crisi il principio di sovranità (immaginiamo la secessione del Tibet prontamente riconosciuta ad esempio dagli USA o quella del Xinjang), dicono di quanto sia oggettivamente conveniente per tutti rispettare una qualche forma comune di chiaro diritto internazionale. Del resto, la stessa riserva, i cinesi l'avevano sull'intervento della CIA nel movimento di piazza Maidan.
Questo reciproco limitarsi che porta ad un dinamico equilibrio, è lo stesso percorso che portò alla formazione delle prime società complesse e secondo il Kant dell'Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784, VIIa tesi) è il fine che la natura implicitamente impone a gli uomini ed alle loro istituzioni statali: ".reperire in questo loro inevitabile antagonismo una condizione di pace e sicurezza.", che giunga, dopo un lungo e disperante processo di guerre, indigenza reciprocamente patita, devastazioni, tentativi ed errori ad "uscire dalla condizione senza legge dei selvaggi ed entrare in una lega di popoli" (a riguardo, si veda il concetto di anfizionia) in cui ci si possa aspettare sicurezza e diritti non dalla propria unilaterale potenza o impianto giuridico ma da una "potenza unificata e dalla decisione secondo leggi della volontà unificata". Un mondo multipolare è premessa sistemica per la formazione di questa condizione di reciprocità che formi un equilibrio, diciamo così "naturale", ancorché come tutti gli equilibri umani, imperfetto.
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Con falso acume si sostiene che non c'è alternativa al dollaro, proponendo con ironia lo yuan o il rublo. L'alternativa alla moneta unica di riferimento in mano ad un giocatore è un sistema concordato e controllato da tutti, in cui tutti hanno il pari interesse a renderlo riferimento convenzionale. Non sarebbe un mondo hobbesiano, ma un mondo che si auto organizza come si auto organizza qualsiasi entità molto complessa. 
Non sarebbero certo rose e fiori, ma non sarebbero neanche spine e funghi (atomici). Inoltre, occorre darsi la prospettiva storica del tempo se si vuole costruire futuro e non pretendere di trovare sistemi d'ordine nuovi, subito pronti a sostituire i vecchi. 
Vale qui la stessa forma a priori che si usa nella teoria politica del semplice spazio stato-nazionale. Se non c'è qualcuno che comanda c'è il caos, la convinzione antica che legittima la gerarchia sociale e il comando delle élite. Se non c'è qualcuno che comanda (male), l'organismo si autogoverna (meglio), è così che funzionano tutti i sistemi complessi e non per preferenza ideologica ma perché è solo così che può funzionare un sistema complesso a partire da noi stessi, dal nostro corpo e dalla nostra mente che ha una gerarchia assai variabile proprio perché è adattativa.  
In pura teoria, in questo stesso mondo ed a queste condizioni potrebbe esserci spazio anche per l'America, senza alcun problema. Il problema è che gli USA non possono accettarlo senza accettare una drastica e repentina riduzione di potenza che retroagirebbe su di loro in forme forse ingovernabili per qualsiasi buona volontà, buona volontà che comunque, e per questioni culturali, e per peso e forma delle élite statunitense, è assai improbabile si venga a manifestare.
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Stormo, tipico comportamento collettivo autorganizzato dinamicamente
Molti analisti sono ciechi di fronte alla complessità. Ragionano con schemi otto-novecenteschi per cui se non c'è l'Uno gendarme, razionale, iperpotente, c'è caos. Ma dal cosmo all'organismo, non c'è nulla in Natura che funzioni in maniera così primitiva. 
6a00d8345599ab69e201310f99be1c970c-800wiCosì funzionava il mondo dei faraoni, degli imperatori, dei cesari e dei kaiser, dei re e delle regine, ma questi sono la preistoria della complessità.
La complessità è auto-organizzazione, le parti hanno relazioni tra loro e tra loro e il loro tutto, non è semplicemente vero che le parti non trovano l'ordine delle interrelazioni senza un imperio ordinativo, è esattamente il contrario. 
Nessun principio oggettivo, nessuna mente soggettiva ha la capacità di ordinare un complesso, l'unica forma di ordine del complesso e quella che il complesso si dà da sé, per tentativi ed errori, oscillazioni contenute, auto poiesi, adattamenti reciproci che tendono alla stabilità dinamica. 
Questo è ciò che s'intende quando si dice che la complessità si trova al margine del caos. Il caos è da un parte, l'irrigidimento mortifero minerale è dall'altra, in mezzo a queste due sentenze di morte c'è la pericolosa ed affascinante danza della vita.
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Asean+3
A questo valzer delle interrelazioni, sono invitati i popoli con le loro forme stato-nazionali non le aziende o i detentori di capitali o i credenti in un certo dio o qualsiasi altra forma ridotta di comunità umana. Intendiamo dire che la logica degli attori e delle relazioni deve essere sempre politica, poiché è la logica politica quella propria dell'autogoverno delle comunità umane. Logica politica, significa logica sommante gli aspetti economici, sociali, geostorici, culturali, religiosi e non uno di questi dominante su tutti gli altri. 
La globalizzazione recente è stata invece il tentativo di regolare l'interrelazione planetaria secondo le sole logiche econo-finanziarie, la formazione delle crociate medioevali e l'appello alla difesa dei "valori occidentali" che oggi sostiene il trattato Ttip sono forme solo culturali o religiose o pseudoculturali a sostegno delle sole logiche economiche di potenza.
La filosofia politica moderna nacque nel XVII° secolo, proprio per affermare la logica politica contro l'unilateralità di quella religiosa che aveva dominato il medioevo. Oggi si richiede una filosofia geopolitica che si affermi contro l'unilateralità di quella economica che ha dominato sino ad oggi la modernità occidentale.
La spinta all'assetto multipolare che è ciò che gli americani cercano di contrastare è di natura oggettiva e necessaria, dal punto di vista del complesso-mondo. Per questo, non si vede alcun progresso nella stipula del Tpp del Pacifico, appena si passa dalle dichiarazioni d'intenti alla scrittura dei patti, com'è nel caso dell'import-export USA con il Giappone, le differenze si allargano, gli egoismi primeggiano. 
Oltretutto son tempi difficili per tutti e nessuno vuol investire impegno e promesse per esiti incerti, esiti economici che la ragione geo-politica tende a sottovalutare come si verifica nel caso delle sanzioni europee alla Russia o a sopravalutare come nel caso del Ttip. Tempi così incerti e fluidi sono semmai da fidanzamento e poi vediamo come va, non da matrimonio ed infatti se il Tpp singhiozza ecco che accordi molto meno vincolanti nella cornice dell' Asean+3 o del Recp potrebbero essere una alternativa ben più semplice, flessibile e conveniente per tutti.  
Per questo la Germania (appena entrata in stallo) non  credo accetterà mai di trovarsi senza Russia e Cina e con l'Est Europa pieno di aziende e banche americane, per questo c'è già la fila a fare accordi con la Russia da parte degli asiatici non cinesi, per questo i russi vanno in soccorso dei sud americani, per questo i cinesi ridono del tardivo interesse obamiano per "gli uomini e le donne africani" ed intanto stendono pazienti le loro vie della seta dirette all'Europa (e comprano di tutto ed a man bassa in Grecia ed Italia) e progettano alacremente la nuova linea superveloce di terra che potrebbe portare da Pechino a Berlino (via Mosca) in poche ore. 
I francesi consegnano regolarmente portaelicotteri Mistral ai russi, la tedesca Rheinmetall prosegue indefessa i lavori per la consegna di una base addestramento truppe ai russi, i BRICS continuano nell'idea di farsi una banca mondiale alternativa, gli indiani approcciano un ipotetico disgelo addirittura coi pakistani, un Putin attivissimo dopo Cina, Argentina e Cuba, stringe accordi anche con l'Iran e così via.
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Sia in America che nel Vecchio Continente, le resistenze economico-sociali-politiche ad una nuova infornata di de-regolamentazioni e distruzione non creatrice di interi settori produttivi, inevitabili conseguenze dei nuovi trattati (Ttip), sono un ostacolo difficilmente aggirabile. Continuare a distorcere la natura intrinsecamente politica delle comunità umane, per farle ordinare da un paradigma economico-finanziario che ha e sta mostrando tutti i suoi limiti di adattabilità al mondo complesso, sarebbe l'ultimo passo sulla scala del suicidio storico dell'Occidente.   
E' nell'interesse oggettivo di tutti, tranne che degli americani, tenere aperta la rete delle relazioni politiche multipolari e non fissarsi in alcunché di esclusivo e monotono.
Insomma il disegno bipolare americano ha senso ed è l'unica cosa che possono credibilmente tentare, solo che è assai improbabile che funzionerà per come se lo aspettano gli americani stessi. I prossimi mesi saranno decisivi. Si vedrà che intenzioni ulteriori hanno gli ucraini, quanto gas russo arriverà loro e quanto ne passerà per gli europei, come questi reagiranno alle contro sanzioni russe ed alle pressioni dell'escalation di tensione che gli americani proveranno a mettere in atto, vedremo il comportamento di una Germania che sta pericolosamente rallentando il suo sviluppo e che si troverà di fatto impedita nelle sue relazioni strategiche e vedremo gli sviluppi delle tensioni cino-giapponesi. Vedremo anche quanta fog of war è stata alzata in vista delle elezioni di mid-term americane che si terranno il prossimo Novembre [2] e quanto "vediamo un po' che succede" è stato invero il primo movente dell'acuire la crisi ucraina.
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lunedì 18 agosto 2014

America e Unione Europea, veri colpevoli del caos ucraino


di William Pfaff Fonte: millennivm



William Pfaff è un giornalista e esperto di politica estera statunitense, collabora con il Ron Paul Institute.
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Parigi, Agosto 7, 2014 — Trovo molto inquietante che così pochi commentatori della crisi ucraina europei occidentali e americani, privati o pubblici, appaiano consapevoli che sono gli Stati Uniti  ad aver cominciato questo affare, e che non è escluso che si possa arrivare ad una guerra. Ciò che è peggio, è che la demonizzazione di Washington nei confronti di Vladimir Putin ha avuto tanto successo fra i media americani e il pubblico, e il silenzio sul ruolo chiave giocato dagli americani a Kiev ha lasciato il pubblico degli Stati Uniti e dei paesi europei membri della NATO convinto che tutto questo è il risultato di una strategia russa di espansione aggressiva in Ucraina, e non un pasticciato ed essenzialmente americano tentativo di portare l’Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea, e di compromettere la posizione politica domestica del presidente Putin — tutto andato a finire in malo modo.
Il colpo di stato ucraino avvenuto a febbraio è stato preparato da Washington. Perché altrimenti il funzionario in carica del Dipartimento di Stato di Europa e affari Eurasiatici Victoria Nuland, insieme a funzionari dell’Unione Europea e a un numero di persone facenti parte dell’intellighenzia, in compagnia coi “moderati” ucraini programmavano di prendere il controllo del governo dopo il pianificato allontanamento del corrotto (ma eletto) presidente Viktor Yanukovich? Anche il presidente Obama, in Messico per un “summit”, stava aspettando di fornire un video che spingeva il deposto Yanukovich sulla sua via, e si congratulava con i “democratici” vincitori. Ma poi, quando la notte incalzava, le cose sono sfuggite di mano. La celere e le forze di opposizione sono sfuggite dal controllo. In un video fatto a quei tempi, il candidato primo ministro supportato dall’America Arseniy Yatsenyuk diceva disperatamente, “L’Ucraina è in grande disordine.” Anche se il disordine immediato è stato alla fine risolto, e Yatsenyuk (“Yats” per la Nuland) è presto diventato (per poco) primo ministro — e subito invitato a cenare a Washington alla Casa Bianca con il presidente Americano — ci si deve chiedere a cosa hanno portato tutte queste cose, che non sia discredito per Stati Uniti e UE, e che non trascini l’Ucraina e le truppe americane oggi dispiegate in Polonia e nel Baltico, e la stessa NATO, in una guerra inutile?
E’ il più recente (e probabilmente ultimo) passo di uno stupido tradimento americano ed europeo di promesse  date a Mikhail Gorbachev dal presidente George H.W. Bush,al tempo dell’unificazione della Germania, le quali specificavano che se l’Unione Sovietica avesse accettato una nuova Germania unita nelle vesti di una repubblica federale facente parte della NATO, allora le truppe della NATO non avrebbero stazionato in quella che prima era la Repubblica Democratica Comunista Tedesca.
L’accordo fu stipulato, e a quel tempo fu causa di congratulazioni da entrambi i lati, dato che era stato rimosso il principale ostacolo alla riunificazione della Germana, considerato desiderabile dai paesi occidentali, e inevitabile, data la storia tedesca, anche da Mosca.
Questo accordo è stato compromesso durante la presidenza di Clinton da misure che in un primo momento diedero ai paesi dell’est Europa dell’ex Patto di Varsavia uno statuto di appartenenza alla NATO in qualità di cadetti (l’“Unione per la Pace”).
L’accordo per l’ufficiale ammissione alla NATO in quanti membri dell’Unione Europea è arrivato con il trattato di Maastricht del 1991, e nel 1999 Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia (che presto si sarebbe divisa in due stati) divennero membri della NATO, e nel 2004 gli Stati Baltici, la Romania e la Bulgaria.
Dopodiché Washington e l’EU hanno rivolto la loro attenzione al Caucaso e all’Ucraina. Appena nel 1987, l’EU “Europa 2000” pensava a eventuali candidati da inserire nell’Unione, quali Ucraina, Moldavia e Bielorussia. La Georgia è stata la prima a venire invitata a prepararsi per l’associazione con la NATO, e prese ciò come un segno che la NATO e gli USA l’avrebbero aiutata militarmente a recuperare le sue “terre perdute”, così lanciò un attacco in Sud Ossezia. La pazienza della Russia si era esaurita. L’esercito russo sconfisse prontamente i georgiani e prese il controllo dello staterello osseto, e poi dell’Abkhazia. Washington e gli alleati NATO urlarono di indignazione. Ma era la Georgia che aveva cominciato questa piccola guerra di rivincita nazionale.
La NATO era, e rimane, un alleato sotto completo controllo americano. Il suo arrivo alle frontiere dell’ex Unione Sovietica è stato visto dalla nuova Russia di Vladimir Putin con inquietudine. Questo non doveva accadere. Sarebbe necessaria una maggiore conoscenza di quella che io possiedo sui lavori del governo americano per spiegare perché decise di prendere il controllo dell’Europa centrale e orientale del post-1990, a seguito del collasso comunista. Per la Polonia, la vecchia Cecoslovacchia, gli Stati Baltici, l’Ungheria e la Romania, che soffrirono duramente sotto il dominio comunista, l’associazione alla NATO ovviamente rappresentava una sicurezza.
Ma per la Georgia e altri stati nel Caucaso, e per l’Ucraina, l’associazione alla NATO rappresenterebbe un’annessione di nazioni storicamente territorio della Russia Sovietica e Zarista. Perché gli Stati Uniti e gli stati fondatori dell’Unione Europea — occidentali, Romano Cattolici o Cristiano Protestanti, stati filo-atlantici — hanno deciso di smantellare la Russia storica prendendo sotto il proprio controllo nazioni una volta parte della stessa Russia (e nel caso ucraino si vede anche il territorio che portò il Cristianesimo in Russia), e che erano state colonie, alcune musulmane, altre degli Zar.
Questo, in ogni caso, è il punto al quale siamo arrivati, e la reazione russa non è semplicemente quella di un aggressivo e autoritario presidente Putin — come l’Occidente ama ripetere — ma l’ostilità di una parte significante della popolazione russa, che solo ora ha ritrovato la sua fiducia in sé e ambizione nazionale.
Qual era lo scopo di tutto ciò? Creare una guerra civile in ucraina? Perché gli americani hanno interessi in quanto sta accadendo? L’intervento russo in una simile, inutile guerra, gli ha restituito la Crimea, ma gli ha anche scaricato le responsabilità di qualche pazzo che ha deciso di abbattere un aereo passeggeri.
Dmitri Trenin, Direttore del Centro Carnegie a Mosca, ha recentemente fatto le seguenti osservazioni: le richieste essenziali di Vladimir Putin sono:
-Esclusione della NATO dall’Ucraina;
-Niente truppe USA ai confini con la Russia;
-Protezione e salvaguardia dell’identità culturale russa nel sud-est dell’Ucraina;
-Mantenere la Crimea russa.
Putin non si arrenderà. Ogni seria concessione agli USA potrebbero causare la sua caduta, e produrre disordine in Russia. Per il futuro, considera gli USA prossimi al declino. Non guarda solo all’alleanza con una Cina in ascesa, ma alla Germania, che vede come la futura guida di una potente Europa.
Qual è l’interesse di Barack Obama in tutto ciò? E per quanto riguarda le responsabilità di Washington in quanto sta accadendo? Perché lo hanno fatto senza una spiegazione al popolo americano? Vi è solo una possibile soluzione ora: tregua di negoziazioni sulle frontiere ucraine, alle quali dovranno seguire accordi russo-americani e l’accettazione da parte dell’UE dell’esistenza di uno stato indipendente e autonomo, ossia l’Ucraina. L’unica alternativa è un’escalation della guerra.

giovedì 14 agosto 2014

Aleksandr Borodaj: “In nessun modo siamo disposti a stringere accordi di pace arrendendoci”

Tratto da: Stato e Potenza

Borodaj fuma una sigaretta dopo l’altra nell’ufficio del governatore, che ora si trova all’undicesimo piano del palazzo dell’amministrazione regionale. In maglietta nera e pantaloncini kaki, con una fondina alla cintura.
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Si intuisce che qui non lo disturbano in molti, sul tavolo c’è solo un posacenere e un computer spento. Niente che attiri l’attenzione in questo ufficio, salvo un ritratto di Putin. Durante la nostra discussione il leader della RPD si siede di rado: cammina per l’ufficio, si siede sul tavolo, infila e toglie la pistola dalla fondina. Sembra che faccia fatica a stare tranquillo. Intanto “Che Borodaj” (come lo chiamano, seri o faceti, i militari) parla in modo educato, anche se rumoroso. Con lui c’è il collega Sergej Kavtaradze, anche lui fuma senza sosta. Dalla strada si sentono esplosioni d’artiglieria: l’esercito Ucraino sta colpendo i punti strategici della RPD nei territori sotto il controllo di Kiev, qualche chilometro più in là. Si vedono dalla finestra pilastri di fumo levarsi dai luoghi colpiti. La segretaria Aleksandra porta nell’ufficio il caffé e il pane e burro con la salsiccia, e Borodaj chiede dell’acqua minerale.

 
“Il nostro punto di forza è la nostra ottima fanteria”
Si dice che l’esercito Ucraino sia sul punto di circondare Donetsk. L’artiglieria già è nelle periferie.
—Lei ha ricevuto delle informazioni false. Il cosiddetto esercito Ucraino, tutti questi banditi, mercenari, ogni tipo di feccia e sì, qualche militare, sta solo provando a circondarci. Difficilmente ci riusciranno. Sì, tecnicamente sono equipaggiati bene, li aiutano i loro alleati occidentali. Credo abbiano a disposizione tutti i veicoli militari dei paesi dell’ex Patto di Varsavia. Dalla Bulgaria e dalla Polonia, ad esempio. Pur tuttavia, non riusciranno a circondarci; è una situazione molto pesante per loro, le milizie della RPD glie le stanno dando. Il nostro punto di forza è la nostra ottima fanteria.
In questo momento non si vedono i vostri soldati in città…
— Non dimenticate che è il loro giorno libero
L’esercito?
— Si combatte al fronte, perché dovrebbero esserci attività militari qui in città?
Come all’aeroporto e alle stazioni ferroviarie, intendete?
— Esatto, infatti in città non si combatte, solo in periferia. Ci sono tentativi di penetrare nelle linee nemiche, ma falliscono. Proprio oggi c’è stato un tentativo di entrare in città, in un’intervista non rivelerò da quale parte – informazioni operative – però c’è stato un tentativo.
Non le dispiace se le chiedo della sua sicurezza personale? Lei ha una piccola guardia
— Ciò le da fastidio? Strano
No, non pensi che mi dia fastidio.
— Ah, grazie allora.
È solo curioso che in questo momento lei abbia una guardia personale così ridotta. Sarà al corrente poi di alcune voci di corridoio secondo le quali i servizi segreti Russi progettino di eliminare le cariche della RPD e della RPL.
— Le ricordo che sono cittadino Russo, e mi riesce difficile pensare che i servizi segreti Russi stiano conducendo qualche tipo di operazioni contro di me, come contro qualsiasi altro leader delle repubbliche di Donetsk o di Lugansk… queste sono stronzate. La mia guardia personale mi protegge dai miei nemici: la junta di Kiev e i loro tirapiedi. Non mi protegge dai servizi segreti Russi, perché non ne avrei bisogno.

 

Per quanto riguarda i confini dell’Impero
Lei è un cittadino Russo; mi interesserebbe sapere come fate a trovare un linguaggio comune con la gente del posto, i cittadini dell’Ucraina.
— Perché dovrei cercare un linguaggio comune?
Lei è un leader della RPD, cittadino Russo…
— E siamo tutti parte del popolo Russo! Che altro mi serve per trovare un linguaggio comune con loro? Anche se quelli che erano cittadini dell’Unione Sovietica sono poi, di colpo, diventati cittadini di paesi diversi; in cosa differisce un abitante di Donetsk da uno di Rostov? Glie lo dico io in cosa: in niente, vengono tutti dallo stesso paese. Qui si snoda la questione. Spesso vengo definito un separatista, ma io non lo sono, io sono opposto al separatismo in tutte le sue forme!
Chi, dunque, è un separatista?
— La junta di Kiev è composta da separatisti; poiché esiste un gigantesco mondo Russo, formatosi millenni fa. Questa è una civiltà comune, sia essa Russa, Bielorussa o Malorussa. Per secoli abbiamo avuto un unico stato.
— Ottimo, e quali sarebbero i confini di questo stato?
— Ben si conoscono: dove risuona la lingua Russa, dove è entrata la cultura Russa e dove scorre sangue Russo.
Ma allora ad esempio in Estonia…
— Mi lasci finire, se lei conduce l’intervista non è lei che deve parlare. Ecco, io voglio dirle altro. Ben si conoscono i confini del mondo Russo, e noi ora combattiamo contro la junta di Kiev, che è per noi separatista. Loro vogliono separare l’Ucraina dal nostro mondo Russo. L’Ucraina, che da sempre è parte di questo mondo, Kiev è la madre delle città Russe! Pensi al Trattadi di Perejaslavl’, un evento non casuale nella storia che ha unito la Russia Moscovita all’Ucraina. Ecco, in questo modo noi combattiamo contro i separatisti, partecipando a un naturale processo storico. Loro hanno preso parte nel mondo Russo e si sono separati da esso per costruire un bordello senza identità retto da una dozzina di oligarchi che niente hanno a che vedere con l’Ucraina. Noi combattiamo per l’idea globale di Russia. Il centro di questo mondo si trova a Mosca, che è la capitale per Donetsk, per Lugansk, per Rostov, per Pietroburgo e per tante altre città in cui si parla russo. Semplicemente.
In questo senso, per quali altri territori dell’Europa combatterebbe?
— Ecco, a me non piace essere separato dal popolo che si sta ribellando. Questo popolo si è ribellato alla junta di Kiev. Tanti altri volontari sono venuti dalla Russia ad aiutarci.
Non parlo del Donbass o della junta. Chiedevo se lei, come leader dei Russi insorti, avete qualche altro luogo che considerate parte del mondo Russo. Riguardo Narva, ad esempio, cos’ha da dirmi?
— Adesso sì potremmo parlare dei confini dell’Impero Russo nel 1913…
Ma secondo la sua opinione, fin dove arrivano i confini?
— Secondo me questo tema non è molto importante. Se parliamo di storia o filosofia della storia, ne dico che il Baltico non mi sembra proprio Russia, è un posto molto diverso… là di Russi in pratica non ce ne sono, sono molto pochi.
Ma Riga è una città assolutamente Russa, questo lo sanno tutti…
— Sono stato varie volte a Riga, ma adesso là c’è un’altra cultura, la gente è diversa. Chieda alla gente di Riga se vuole far parte della Russia.
Non credo lo vogliano.
— Neanche io lo credo. Gli abitanti del Donbass, invece, loro lo vogliono!
Quindi, alla fine, è la lingua a stabilire i confini?
— La lingua è importante. Io parlo una lingua che fa parte di una cultura. Se adesso qui in Donbass la cultura è Russa si intende che il popolo aspira a diventare parte dello stato Russo e non a vivere sotto il caos di Kiev. A loro non interessa degli oligarchi o di Porošenko, loro vogliono entrare a far parte dello stato Russo, perché non possiamo aiutarli in questo? Non sono i primi ad essere insorti, poi, il colpo di stato in Ucraina non ha portato al caos e all’anarchia? Ecco che loro contro questi banditi nazisti, è l’unico termine appropriato, sono insorti. Perché no? Questo è un normale diritto umano, il diritto di rivolta! E noi, altri Russi, li aiutiamo come possiamo. È successo sì che io sia diventato un leader, e altri Russi sono arrivati coi fucili per stare dietro alle barricate.
Quanti sono venuti in aiuto?Сколько таких пришло сюда на помощь?
— La maggior parte degli insorti sono abitanti del luogo. Non le posso, purtroppo, dare una cifra statisticamente precisa, ma mi creda, ci sono molti pochi stranieri. Poi, deve capire che siamo un esercito partigiano: molte delle nostre unità sono composte da gente che difende i loro piccoli villagi natii, ed è difficile contare quanti siano, ma la gente combatte. Ad Artemovsk ci sono battaglie in corso, e a Slavjansk, anche se non così estese, ogni tanto si sentono spari ed esplosioni, e ogni notte qualcuno dei nostri nemici viene spedito nell’oltretomba. Chi pensate che faccia tutto questo? I volontari Russi o i partigiani? Ovviamente i secondi.

 

“Igor’ Ivanovič Girkin non ha alcuna ambizione politica”
Aleksandr Jur’evič, lei come coordina questi gruppi armati? Ci sono le divisioni partigiane, ci sono Strelkov-Girkin e i loro uomini, c’è Bes, c’è Chodakovskij. Si ha l’impressione che essi siano ciascuno indipendente da tutti gli altri, e che addirittura qualche volta si diano guerra l’un l’altro. È noto che tempo fa ci fu uno scontro a fuoco tra le truppe di Chodakovskij e quelle di Bes vicino all’edificio della polizia.
— Stronzate, tutte stronzate! Tra tutti i comandanti c’è stato modo di stabilire la comprensione. Io sono appena tornato da un incontro in cui c’erano Zacharšenko, Girkin Strelkov e un rappresentante di Chodakovskij (adesso lui è in missione speciale, ma mi sono messo in comunicazione telefonica)
Ma chi è il comandante supremo?
— A tutt’oggi questo sistema sta venendo costruito, sebbene per ora pare che il comandante supremo sia Zacharšenko. Si da il caso che egli sia un abitante del luogo, e una persona importante politicamente e diplomaticamente. Poiché la RPD è una biforcazione nella mappa del mondo, i contatti con l’estero si faranno sempre più frequenti, e la mia posizione è sempre la stessa: il capo della politica di Donetsk deve essere una persona di Donetsk, questione chiusa. Egli ha dimostrato la sua abilità a condurre le persone, e l’ha dimostrata in battaglia. Igor’ Strelkov, invece è il mio più vecchio amico e compagno; è assurdo dire che ci sia qualche opposizione tra me e lui. Anche con Chodakovskij mantengo delle strette relazioni.
Come ha conosciuto Girkin?
— Abbiamo combattuto insieme in Transnistria, anche se su diverse parti del fronte, tant’è che non abbiamo combattuto insieme, ma ci siamo conosciuti a guerra finita, negli anni ’90, non ricordo esattamente come.
Lei non prese parte alle rievocazioni storiche?
— Io non ne ho mai fatto parte. Spesso scherzo con Igor’ su questo tema. Sono comunque scettico su di esse. A Mosca sono sempre stato una persona molto occupata, e tutti i suoi tentativi di invitarmi alle rievocazioni sono stati vani, eppure lui mi ha sempre invitato; sia a quelle della battaglia di Borodino che a molte altre.
Per lui questi erano dei giochi o dei seri allenamenti?
— Non ci scherzi su, per favore. Igor’ Ivanovič Strelkov è sempre stato un soldato ben addestrato, la sua preparazione è a livelli eccezionali. Questo per lui era un hobby, niente di più; c’è chi colleziona francobolli, chi bambole, Igor’ Ivanovič invece partecipa alle rievocazioni, è un divertimento. Spero per lui che possa continuare, se sopravvive a questa situazione.
Ma c’è la possibilità che non sopravviva?
— Non mi va di rispondere a questa domanda.
Lei non nasconde il pensiero che molti, a Mosca, probabilmente non hanno bisogno che voi torniate? Né lei né Girkin.
— Aspettate. Che governo è questo? La società liberal-progressiva?
Parlo della situazione…
— Che giornale è il vostro? Ecco, io vedo solo questo governo, al quale non è necessario che noi torniamo con Igor’ Ivanovič.
Il nostro giornale è dalla parte della pace, e desidererebbe che Igor’ Ivanovič non debba occuparsi di guerra, ma delle sue amate rievocazioni storiche e conferenze stampa. Lei scrive libri, avete scritto tempo fa che vi interessate di giardinaggio.
— E allora scriviamo! Il vostro capo redattore, Muratov, ben supporta questo governo, e a lui non piace affatto il mio, né gli piace l’idea che Igor’ Ivanovič ritorni a Mosca. Ben lo capisco, ma io non ho paura di Dmitrij Muratov e non ho paura dei personaggi come lui. Così come non ho paura del signor Kurginjan, visto che lui e Muratov sono della stessa sostanza.
In che senso?
— A scapito di qualche differenza nelle loro vedute, entrambi sono dalla parte del liberalismo e dell’Occidente, chiaro e conciso. In particolare il vostro capo redattore; non dico che lavori per l’SBU, ma lavora per i suoi padroni. Le sue dichiarazioni per cui io avrei chiamato qualche manager mediatico a Mosca il giorno dell’incidente e che noi avremmo abbattuto qualche aereo erano una frode e una provocazione. Di fatto, se vi concedo questa intervista è per darvi la possibilità di far leggere alle persone oneste quello che dico adesso. Voglio vedere cosa sarà stampato, ho questo scopo personale.
Io non credo che lei abbia voluto costruirsi questi nemici
— Nessuno di noi vuole la guerra, né io né Igor’. Per quanto riguarda il giardinaggio, non ne sono molto portato. Al signor Muratov e a Bykov (leggete il suo articolo “per cosa Aleksandr Borodak rappresenta un pericolo” per capire) dico che essi vengono da quel gruppo di persone che rappresenta la quinta colonna nella Federazione Russa e lavora in Occidente. Lavora nel nostro oppositore geopolitico, che non vuole lo sviluppo del nostro paese.…
Io non parlo di questa vostra quinta colonna, Aleksandr Jur’evič. Ebbene, sorprendentemente, è successo che lei e Igor’ Ivanovič siete diventati due eroi in Russia. Potenzialmente, delle serie figure politiche. C’è l’idea che le elites politiche attuali non possano farvi concorrenza.
— Le commenterò le congetture di questi politologi. Per quanto riguarda Igor’ Ivanovič, come si dice ora a Donetsk, egli non ha ambizioni politiche. Non gli interessa la politica in nessun aspetto. Lui è un normale, e abituale, patriota Russo; tutto quello che lui vuol fare dopo la guerra è stare seduto in riva al lago con la canna da pesca e non disturbare nessuno. Forse farà le rievocazioni storiche dell’antica Roma. Non farà nient’altro di serio se non gli sarà imposto di farlo. Per quanto riguarda me, io non intendo far parte di attività politiche, tranne, se possibile, le consultazioni, delle quali mi sono occupato tempo addietro; lo so io e lo sanno anche a Mosca. Come vede ho qui un ritratto di Putin. Un miglior politico per la Federazione Russa nell’immediato futuro non mi viene in mente.

 

“Questo è il mio iPhone di Mosca, è dentro a molti strati di carta stagnola”
Lei va spesso a Mosca. Là cosa le dicono? Si sente supportato
— A volte sì a volte no.
Vi aiutano economicamente?
— Economicamente ci aiuta il nostro grande popolo Russo, ma questi soldi per me significano poco. Io personalmente non sono bravo a lavorare coi soldi, per questo ho degli specialisti che mi aiutano. I nostri finanziamenti arrivano da diverse parti del mondo, grazie ai patrioti Russi. Un po’ di soldi arrivano dall’Australia, ad esempio. I soldi finiscono tutti nelle casse della RPD, ma ci sono anche gli aiuti umanitari, per i quali ringrazio i cittadini e le organizzazioni Russe.
Gli affaristi Russi vi aiutano?
— Certo, ma non conosco i loro nomi e cognomi.
Spesso si parla di Konstantin Malofeev, lui vi sponsorizza?
— Lui è un filantropo, ma con lui, come ho detto sempre, non ho mai parlato della RPD. Sono un conoscente personale di questo individuo, e lo posso definire mio amico. È una brava persona, ho lavorato con lui, ma voglio mettere fine a certe voci: non lavoro per lui e mai l’ho fatto. Io ho la mia azienda, che ha lavorato con venti clienti, tra cui anche Konstantin Malofeev, cui abbiamo fatto consulenze. Dunque? Ho lavorato con una dozzina di aziende, di cui non riporto i nomi, alcune sono compagnie famose occidentali. Dov’è la sorpresa?
E ora? Lei si occupa di consulenze.
— Non lo so. Ora le do una dimostrazione. Ecco, qui c’è il mio iPhone di Mosca; è dentro a molti strati di carta stagnola. Una misura di sicurezza.
Per che cosa?
— Confonde i satelliti GPS e non permette di localizzarmi
Ma lo accendete quando siete in Russia?
— Esatto. Quando sono nella Federazione Russa lo accendo; ma quando sono qui non mi arriva nessuna chiamata da Mosca. Ecco tutto. Ho anche un telefono che ho comprato qui, con un numero locale.
Non capisco, quest’altro telefono non lo si può chiamare da Mosca?
— Si può, ma nessuno lo fa. Le spiego perché: sono stato molto turbato dalle dichiarazioni del vostro capo redattore circa la mia telefonata con un certo manager mediatico. Io dell’incidente aereo ho saputo non 40 minuti dopo, come ha detto lui, ma molto più tardi, poiché ero ad una riunione del Consiglio Supremo, che è andato avanti per circa due ore dopo l’incidente, proprio in questo edificio. Appena l’ho saputo mi sono recato sul posto con la mia guardia personale, è stata una notte tremenda.

 

“Il popolo Russo non è obbligato a fare solo quello che dà un profitto”
Perché nel luogo dell’incidente non sono stati ammessi gli esperti dell’OIAC? (Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile ndr) Secondo loro, sarebbero stati fermati dai militari della RPD; mentre la vostra gente dice che è stata garantita la loro sicurezza, ma nessuno è venuto.
— Ancora: stronzate! Noi questi esperti li abbiamo convocati. Il giorno stesso dell’incidente erano arrivati gli osservatori dell’OSCE, diretti dal signor Hug. Li abbiamo protetti al meglio delle nostre capacità. La notte dopo, quando loro sono tornati, li abbiamo incontrati. Io dico: “Signor Hug! Fate qualcosa, cazzo! Fate venire qui questi esperti appena potete!” e lui risponde “sì, a Kiev c’è già un gruppo di 80 esperti” – “e che cosa stanno facendo a Kiev? A questo punto possono anche stare a Parigi o a Londra; fateli venire da noi, daremo loro cibo, alloggio e protezione; che cazzo, ma fateli venire!” Noi siamo sempre stati molto interessati in questo, poiché Alexander Hug non si stancava mai di dire che l’OSCE e tutti 57 paesi che lo compongono avrebbero avuto da ridire se avessimo rimosso i corpi. Per due giorni non li abbiamo toccati. Abbiamo iniziato solo al terzo giorno, perché altrimenti non si poteva fare; c’erano cadaveri in giro per le strade che iniziavano a decomporsi. Cercate di capire questa situazione: è colpa della junta di Kiev se tanti innocenti sono morti, e noi dovevamo…
Perché lei dà la colpa in questo modo alla junta di Kiev?
— Lei saprà che non c’è bisogno di prove… vede, c’è una semplice questione…
Cosa intende con “lei saprà”, Aleksandr Jur’evič?
— Per favore, non mi interrompa.
D’accordo.
— Grazie. Parlo di fatti noti per due ragioni. Primo: il diritto Romano ancora è valido, mi sembra. Ora, cui prodest [l'abbattimento del Boeing]? Alla junta! Secondo: noi non abbiamo armamenti in grado di colpire aerei di linea che volano a 10 chilometri di quota. Non li avevamo in quel momento e non li abbiamo ora. I nostri sistemi di difesa aerea possono al massimo colpire aerei che volano a 3 chilometri, e sì che gli aerei militari Ucraini volano su di noi a 4-5 chilometri di quota, senza che noi riusciamo a fare niente, possiamo solo fuggire da loro.
Aleksandr Jur’evič, sul cui prodest ne potremmo parlare molto a lungo. Per quanto riguarda gli armamenti: voi siete aiutati dai Russi, che hanno i Buk…
— Mi scusi, ma lei può dire quello che vuole. Noi non abbiamo questi Buk. I nostri alleati Russi non ci hanno dato né i Buk né nient’altro; noi usiamo le nostre armi contro i nostri nemici.
Ma concorderà che la presenza della RPD giova alla Russia.
— No, mettiamo fine a questa idea una volta per tutte. Gioverebbe alla Russia la presenza della RPD? Io non ne sarei così sicuro come lei. Il popolo Russo supporta la RPD, questo è ben noto, ma dove sta il beneficio? Lei sa che a me non dà nessun profitto essere primo ministro della Repubblica, assolutamente nessuno, ma lo sono diventato per ragioni più grandi. Io stesso potrei parlare della Russia, dove vivono il popolo Russo e altri popoli amici. Loro ci danno appoggio, anche se questo è per loro un sacrificio per via delle sanzioni e di altre ragioni; eppure ci appoggiano per ragioni puramente morali. Il popolo Russo non è obbligato a fare solo quello che dà un profitto. La quinta colonna ha una volta scritto “Guardate, abitanti della Russia (per loro non ci sono Russi, solo abitanti della Russia), come vi è difficile supportare Donetsk e Lugansk.” È arrivata a tanto, sì.
Perché lei si interessa tanto a questa quinta colonna? Ha detto lei stesso che si tratta di una minoranza, come può dunque interferire coi vostri grandiosi progetti?
— Glie lo spiego io perché: queste persone, questo 14%, purtroppo, ha un grande potere nelle attività sociali. Inoltre hanno molta disponibilità di mezzi materiali, e hanno molta influenza. Fosse anche questa quinta colonna non abbia sede in Russia, può benissimo vivere altrove, all’estero dove ha conti, yachts, mogli…
Non sta parlando dei nostri ministri e deputati, vero?
— Invece sì, parlo di loro. La quinta colonna da noi è potente. Conti in banca in Svizzera, case a Londra o in Costa Azzurra; ecco la nostra quinta colonna. Sono le persone che ne fanno parte e lavorano usando i social network. Faccio notare che io non li utilizzo; lo dico perché, quando vado a Mosca, vedo con stupore di avere rappresentanza su Facebook e Twitter. Ufficialmente continuo a ripetere di non essere io, che si tratta di fake. Io sono contrario all’uso di social network, perché significa avere la possibilità di manipolare l’opinione pubblica.
Come mai un consulente mediatico professionale come lei non si interessa di questo?
— Ben conosco tutta questa tecnologia, ma non me ne occupo. Cosa ne so io come professionista? Io so solo che tutto questo mi disgusta. Potrei parlare della venalità di gran parte dei mass media.
Quindi lei è un giusto e onesto PR?
— Esatto, un onesto specialista.
Lei ha spesso parlato di quinta colonna, ma in concreto? Ha delle idee?
— Idee e progetti no.
Allora perché questi discorsi?
— Constato i fatti, ma io sono un cittadino perfettamente rispettoso delle leggi della Federazione Russa e non farò niente come quinta colonna, se non in qualche momento. Io vorrei tanto prendere a pugni la faccia del vostro capo redattore e quella di Sergej Kurginjan, per esempio. So che prendere a pugni le persone in faccia è illegale, ma lo desidero e non posso farci niente.

 

“L’Ucraina non esiste più”
Perché lei ha dato le dimissioni?
— Le mie dimissioni sono state prese con gran riluttanza dal Consiglio Supremo come dal governo, ma io tengo il governo ben stretto, e il Consiglio stava per condurre una piccola rivolta.
Non volevano cacciarla?
— Non volevano, e infatti io non sono andato da nessuna parte. Non ho nemmeno cambiato ufficio, e da Donetsk non sono mai fuggito, come scrivevano alcuni su internet.
A cosa è servita questa messinscena?
— Questa non è una messinscena, ahah! Questa è un’ottima domanda. Le spiego: la gerarchia della Repubblica ancora sta venendo costruita, il governo più o meno, e la mia presenza, spero, sarà sempre più richiesta a Mosca. Là bisogna rispondere alle rischieste di supporto dalla Repubblica, e spero che ci sia del movimento serio a Mosca che voglia mettere un freno a questa folle guerra civile tra Slavi. Perché questo accada, però, è necessario che io sia là. Qui ci sarà un leader permanente, e se me ne andrò non farò certo cadere la gente nel panico, come a dire: “Borodaj è scappato! Tutto è perduto!”
Voi progettate di instaurare una qualche tregua con Kiev?
— Finché tutti i discorsi con i gruppi di consulenza mantengono questo carattere così fumoso, ma in nessun modo siamo disposti a stringere accordi di pace arrendendoci. Tutto ciò mentre queste stupidaggini ci vengono dette da una persona che fa parte di questi gruppi di consulenza, tale Leonid Kučma. Ieri, come abbiamo saputo, ha celebrato il suo compleanno; oggi doveva essere in video-conferenza con noi. Si vede che ha ritardato i festeggiamenti e non ha potuto parlare con noi.
Vi ha offerto una resa?
— Sì. Ci ha offerto di arrenderci e l’Ucraina sarebbe rimasta uno stato unitario. Dopodiché abbiamo tutti iniziato a sghignazzare, inclusi i rappresentanti dello stato Ucraino.
Medvedčuk?
— Sì, e anche Šufrič e Zubarov, tutti hanno iniziato a ridacchiare.
Quindi gli incontri con questi gruppi di consulenza non sono più rilevanti?
— Perché no? Non molto tempo fa dei nostri rappresentanti si sono incontrati con uno di questi gruppi a Mins per parlare di scambio di prigionieri di guerra. Inoltre, siamo sempre pronti a discutere l’apertura di canali umanitari. Tuttavia, negoziazioni serie ancora non ci sono state, e la fazione Ucraina fa di tutto perché non vengano intraprese. Fanno di tutto per spazzarci via dalla faccia della terra. Né loro né gli esperti dell’OIAC sono venuti da noi. È un miracolo se gli esperti Malesiani ci sono arrivati vivi: sono partiti in auto da Char’kov e sono hanno oltrepassato i posti di blocco Ucraini, e contro di loro sono sta.ti sparati colpi di Grad e di aviazione.
In quali condizioni lei pensa si potrà negoziare la pace?
— Anche adesso potremmo iniziare le negoziazioni se le truppe e le bande della junta di Kiev fossero ritirate dai territori della RPD e della RPL Le negoziazioni implicano compromessi, e da parte di Kiev non vedo disponibilità, ma solo una grande follia.
Qual’è il vostro scopo? Dividere in due l’Ucraina?
— L’Ucraina non esiste più. Lo stato è crollato; non c’è più un governo e non c’è più il paese.
Eppure il paese ha eletto un presidente
— Come l’avrebbe eletto se non ci sono state elezioni in Crimea, a Donetsk o a Lugansk? L’Ucraina si è divisa in tre regioni, e questo significa che non c’è più il paese. Quel governo che siede ora a Kiev, poi, è il risultato di un colpo di stato.
Lo si potrebbe dire anche di voi: a Donetsk c’è stata una presa di potere, avete organizzato una junta e voi stessi avete dei predoni e banditi. Ciò che è successo tra di voi è solo una guerra incostruttiva.
— Sia costruttiva o no, io considero loro dei terroristi, e loro considerano me tale. Qui parliamo solo di individui, però. Nei fatti sta succedendo che alcuni Slavi stanno attaccando altri Slavi; e gli Slavi che sono dalla parte opposta alla mia stanno usando la strategia del terrore e del genocidio. Intanto i loro alleati occidentali insistono che Donetsk e Lugansk debbano essere parte dell’Ucraina.
Eppure voi stesso avevate parlato, tempo fa, di federalizzazione. Ne aveva parlato anche il vostro collega Pušilin…
— El Che Pušilin, eheh… Bisogna capire che i tempi sono cambiati. Sì, tempo fa sembrava che ci fosse la possibilità di stringere qualche accordo, ma quando ha iniziato la guerra il tempo della non-violenza è finito.

 

“Non voglio dare fastidio a Putin. Quando vorrà incontrarmi ne sarò molto felice”
Pensate che Putin vi darà supporto personale?
— Eh… Lo spero sinceramente; però a Vladimir Vladimirovič non ho parlato di persona.
Vi piacerebbe?
— Ho paura, però, che quell’uomo sia molto impegnato.
Lei non è impegnato meno seriamente.
— Questo non lo obbliga a incontrarmi immediatamente.
Per i casi come quello in cui si trova lei ora credo si possa chiudere un occhio sulla subordinazione
— Lo credo anch’io, ma onestamente non voglio disturbarlo.
Dite che è meglio non incontrarvi?
— No, non ho detto questo. Ho detto solo: non voglio dare fastidio a Putin. Quando vorrà incontrarmi ne sarò molto felice.

 

“I predoni e i disertori, grazie a Dio, sono pochi e sono stati fucilati”
Aleksandr Jur’evič, cosa mi dite dei rapimenti di civili e attivisti da parte di rappresentanti della RPD e della RPD?
— Quando e dove?
C’è stato un caso abbastanza famoso di rapimento di giornalisti della TV Ucraina a Lugansl. Altri ripetuti casi di rapimenti di volontari e attivisti a Slavjansk e a Donetsk Molti casi.
— L’Ucraina ci accusa di tante cose, e sì io non escludo la possibilità che qualcuno dei nostri militari, in preda all’ira, abbia fatto qualcosa di deprecabile, ma cosa vi aspettate da parte di un’armata partigiana? Noi ora stiamo addestrando uomini a combattere e insegnando loro le regole di guerra. Per questo abbiamo fondato il Ministero per la Sicurezza di Stato. Catturiamo e arrestiamo predoni, e puniamo tutti coloro che attaccano i civili, inclusi quelli che ci esprimono ostilità.
Cosa significano quelle fucilazioni autorizzate da Girkin a Slavjansk secondo gli ordini di Stalin del 1941?
— Noi abbiamo un tribunale marziale, che autorizza periodicamente le fucilazioni. Perché? Perché noi nella nostra Repubblica abbiamo delle leggi marziali, con tutte le loro conseguenze. I predoni e i disertori, grazie a Dio, sono pochi e li abbiamo fucilati. Vi chiedete perché noi ci basiamo sull’ordine di Stalin?
Cosa fate ai prigionieri politici?
— Abbiamo il Ministero per la Sicurezza di Stato, ma non mi viene in mente nessun arresto che abbia avuto ragioni politiche. Se lei ne conosce vorrei conoscerli anch’io.
Oh, la prego, tutti questi casi di attivisti. Poi, i suoi colleghi di Donetsk mi hanno detto che alcuni militari della RPD, tempo fa, sono entrati una redazione chiedendo di modificare i resoconti dei fatti.
— Conosco solo un caso in cui uno dei nostri comandanti non si è trovato bene in amicizia con le sue conoscenze nei mass media, litigando di politica. Le voci di corridoio hanno distorto i fatti, tutto qui. Sono state prese delle risoluzioni ai posti di comando. Ora è tutto finito, e tutto va bene.
Significa che da voi c’è libertà di parola?
— Ecco, lei, rappresentante dei media nemici, siede qui, conducete un intervista, nessuno vi ha causato fastidi, nessuno vi ha arrestato. Ditemi, abbiamo libertà di parola o no?
In questo ufficio ora sì.
— Siamo accreditati da tutti i giornalisti Ucraini, che lavorano per chiunque. Che altro volete?


 
Traduzione di Edoardo Pasolini


Fonte: NOVAYAGAZETA

sabato 9 agosto 2014

E' così che uno dei consiglieri più vicini di Putin vede il futuro della crisi in Ucraina

E' così che uno dei consiglieri più vicini di Putin vede il futuro della crisi in Ucraina

Fonte: L'Antidiplomatico

E' noto come prima della deposizione di Yanukovich nel febbraio scorso, l'Ucraina avesse scelto la nuova unione doganale euroasiatica ideata da Putin e concorrente dell'Ue. Il nuovo presidente Petro Poroshenko ha poi firmato l'accordo di libero scambio con l'Ue nel mese di giugno. In un contesto di crisi sempre crescente tra la Nato e la Russia, il principale consigliere di Vladimir Putin per l'"integrazione", Sergei Glazyev, ha dichiarato a Bloomberg come Mosca non può andare da sola contro gli Stati Uniti e deve creare una "coalizione anti-guerra" contro "l'aggressione". Ha poi proseguito: "Il punto è che ci sono una serie di guerre regionali organizzate dagli americani, in particolare la catastrofe di oggi in Ucraina, che si basano sulla volontà degli Stati Uniti di assicurarsi il controllo su tutto il Nord dell'Eurasia" per rafforzare "la sua posizione contro la Cina". "Ecco come l'esercito e gli oligarchi americani stanno cercando di mantenere la leadership nella competizione globale con la Cina", ha spiegato il consigliere di Putin. 
 
Lo sforzo si ritorcerà contro, ha proseguito, alludendo alle ritorsioni annunciate dalla Russia sui prodotti agricoli e alimentari per un anno agli Stati Uniti, l'Unione europea, la Norvegia, il Canada e l'Australia. La "guerra economica" condotta dagli Stati Uniti contro la Russia sarà un boomerang che lascerà l'Unione europea a pagare il prezzo più alto. Il blocco commerciale rischia di pesare 1.300 miliardi dollari all'Ue, una stima che comporterebbe il possibile fallimento di diverse banche e società europee. Una crisi energetica in Europa porterebbe poi a un brusco picco dei prezzi e una perdita di competitività per i produttori del continente. Nel frattempo, Cina, i paesi dell'est asiatico e la Turchia copriranno il vuoto lasciato dai paesi europei per il mercato russo.  La ricaduta avrà un costo di 250 miliardi di euro per la Germania da sola e spingerà i tre Stati baltici sull'orlo di una "catastrofe economica", ha proseguito Glazyev. "Lituania e Lettonia perderanno l'equivalente della metà della loro intera produzione economica, e il costo per l'Estonia raggiungerà il 50 per cento in più rispetto al suo prodotto interno lordo".
 
Dove si collocherà la Russia in questo contesto? "L'obiettivo primario è quello di bloccare queste minacce alla sicurezza economica che provengono dagli Stati Uniti, neutralizzarle riducendo la dipendenza della nostra attività economica esterna dalle scelte dei politici americani, la cui aggressività minaccia il mondo intero", ha detto Glazyev.  La conclusione di una delle persone più vicine a Putin è emblematica: "Per isolare ulteriormente la sua economia, la Russia dovrebbe abbandonare l'uso del dollaro come valuta di riserva. La Russia, che ha le quinte riserve internazionali più grandi al mondo, ha bisogno di diversificare le sue partecipazioni e includere yuan, rupia e real. Se un paese aspira allo status di riserva valutaria internazionale, dovrebbe comportarsi correttamente, e che non è il caso di oggi".
 
Glazyev ha espresso alla perfezione il modo in cui Putin vede il mondo e le prossime mosse che accompagneranno la politica estera del Cremlino.

giovedì 7 agosto 2014

Ucraina: dalla Spagna al Donbass per combattere il fascismo

Ucraina: dalla Spagna al Donbass per combattere il fascismo

di  Marco Santopadre

Fonte: Contropiano

Se nel campo golpista combattono fin dall’inizio centinaia di mercenari arruolati attraverso la multinazionale statunitense Academi e alcune decine di estremisti di destra arrivati da varie parti d’Europa, Italia compresa, da qualche tempo alle milizie popolari organizzate dagli insorti del Donbass si stanno unendo alcuni volontari stranieri. In nome dell’antifascismo e della solidarietà internazionalista. E’ il caso di tre giovani spagnoli arrivati in Ucraina nelle scorse settimane e che ora combattono nelle ‘Brigate internazionali’ organizzate dai responsabili militari delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Secondo quanto hanno raccontato ad alcuni media dello Stato Spagnolo loro stessi, sono arrivati recentemente a Kiev “con 500 euro in tasca e uno zaino in spalla” e da lì hanno raggiunto le regioni dell’est integrandosi nei battaglioni che resistono all’assedio dell’esercito ucraino e alle milizie delle organizzazioni di estrema destra. Uno di loro si chiama Rafael Muñoz Pérez, originario di Madrid ma residente dal 2010 nelle Asturie ed ex militante dell’organizzazione giovanile di Izquierda Unida di Gijon. Un altro si chiama Angel ed è un militante dei Collettivi dei Giovani Comunisti di Cartagena, l’organizzazione giovanile del Partito Comunista dei Popoli di Spagna. "Siamo qui affinché il mondo veda che ciò che le televisioni spagnole e nordamericane raccontano non è la verità – spiegano in un video che sta rimbalzando sulle reti sociali – Questa gente non ha nulla a che fare col terrorismo, non sono criminali, stanno solo difendendo le loro case e le loro famiglie”. Inoltre, in un post pubblicato sul profilo del Comité Asturianu de Solidaridá cola Ucrania Antifacista, Muñoz assicura che darà “tutto sé stesso per questo popolo come ho fatto finora perché se lo merita. Il vostro lavoro non è meno importante, abbiamo bisogno che diffondiate la verità che i nostri mezzi di comunicazione occultano e affinché il mondo smetta di guardare dall’altra parte come avvenne nelle nostre terre nel 1936”. In un



 aggiornamento del post Muñoz, che i miliziani del Donbass chiamano Republikanieskt (il Repubblicano) informa che a loro due si è aggiunto un terzo volontario proveniente dallo Stato Spagnolo: “Ora siamo in tre”. I volontari stranieri si sono integrati nel Battaglione Vostok – il ‘Battaglione Orientale’ – nel quale combattono già altri volontari stranieri. Secondo la tv libanese Al Manar nelle ultime settimane a Donetsk sono arrivati attivisti provenienti anche da Russia, Francia, Canada, Polonia e altri paesi, per unirsi alle milizie popolari oppure per fornire sostegno logistico e umanitario alle popolazioni colpite dall’assedio governativo e dai bombardamenti. I volontari sarebbero stati messi agli ordini di Igor Strelkov, il comandante delle forze militari della Repubblica Popolare di Donetsk il cui primo ministro, qualche settimana fa, richiamava in un’intervista le similitudini con quanto avvenne in Spagna negli anni ’30. “L’analogia tra quanto avviene oggi in Donbass e la resistenza antifascista in Spagna nel 1936 è evidente. Siamo disposti ad accettare volontari da qualsiasi paese senza eccezione (…) la prima cosa che raccomandiamo ai volontari delle Brigate Internazionali è che agiscano come professionisti in campo civile: medici, infermieri, pompieri, psicologi. Abbiamo bisogno dell’aiuto nei confronti della popolazione civile e della ricostruzione delle infrastrutture distrutte dagli aggressori” spiegava Alexandr Borodayen.