domenica 28 settembre 2014

L’inganno Khodorkovsky

di Pino Arlacchi 
L’inganno Khodorkovsky
Fonte: Eurasia
Non mi straccio le vesti sul caso Khodorkovsky, e chi lo considera un martire delle libertà è vittima di una disinformazione clamorosa. E di una Babele politico-mediatica che finisce col rendere tutti più ignoranti. Sakineh, Battisti, Khodorkovsky: che differenza c’è? Credo di saper riconoscere un mafioso, e posso affermare che Khodorkovsky è stato un mafioso tra i più pericolosi. Che invece di pentirsi, restituire il bottino nascosto nei paradisi fiscali e chiedere perdono alle sue vittime, finanzia campagne di pubbliche relazioni che hanno raggiunto il surreale, accostandolo a Sacharov, Gandhi, e tra un po’ anche a Gesù Cristo. Quando si tratta, al massimo, di un oligarca sconfitto in una guerra di potere, e imprigionato con procedure discutibili.
Non mi straccio le vesti anche perché ho conosciuto la Russia degli anni 90: uno stato della mafia i cui massimi architetti e beneficiari sono stati proprio Khodorkovsky e i suoi compari oligarchi. Uno stato edificato con l’amorevole assistenza della finanza occidentale, che ha colto l’occasione della caduta del comunismo per costruirci sopra una montagna di soldi. Sono state infatti le banche europee ed americane che hanno ricettato i soldi della mafia russa contribuendo a portare un grande paese sull’ orlo del disfacimento. Ma la festa è finita con l’arrivo di Putin, ed è questa la soluzione dell’ “enigma” del 70% dei suoi consensi attuali. E della sua impopolarità presso il grande business anglo-americano ed i loro giornali, innamoratisi all’ improvviso di Khodorkovsky.
L’ élite criminale più vicina agli oligarchi amici di Yeltsin è quella dei boss di Cosa Nostra. Stessa ferocia, stessa protervia politica, mascherata da un grado di ricchezza, istruzione e status sociale di gran lunga superiori. Gli ex-caprai di Corleone non hanno mai neanche sognato i livelli di agiatezza e sofisticazione dei magnati criminali russi.
Il capo di Cosa Nostra russa era Boris Berezovsky, quello che viene intervistato dai giornali italiani nei panni di un rifugiato politico in Inghilterra. Un uomo capace di ordinare un assassinio al mattino, e di andare poi a cena con un George Soros determinato a redimerlo (vedi resoconto di Soros a pag. 223 del mio volume “La mafia imprenditrice”).
Berezovsky era un matematico, membro dell’ Accademia russa delle scienze, e lo stesso Khodorkovsky era un importante dirigente di partito. Gli altri boss erano tutti personaggi noti al grande pubblico perché parlamentari, imprenditori, sindaci, proprietari di giornali e televisioni nazionali.
Senza questo livello intellettuale, l’oligarchia criminale russa non avrebbe potuto escogitare quella che è a tutt’oggi la più grande frode della storia. Nata da una alleanza tra i “magnifici 7” stipulata a Davos, durante il World Forum annuale, per sostenere Yeltsin alle elezioni, questa truffa ha consegnato nelle loro mani quasi metà della ricchezza della Russia. Il maxiraggiro venne chiamato “prestiti contro azioni” e funzionò così.
Alla fine del 1995 il governo russo, invece di chiedere prestiti alla Banca Centrale, si rivolse alle banche degli oligarchi. Come garanzia per il credito concesso, queste banche avevano ricevuto in custodia temporanea i pacchetti azionari di maggioranza delle più grandi imprese del paese. Un anno dopo, proprio per consentire agli oligarchi di tenersi le azioni, il governo decise di non restituire i prestiti. Così Berezovsky ed i suoi, dopo aver prestato 110 milioni di dollari, si ritrovarono in mano il 51% di un’azienda, la Sibneft , che valeva 5 miliardi di dollari. Il gruppo Menatep, guidato da Khodorkovsky, pagò 160 milioni per ottenere il controllo della Lukoil, una compagnia petrolifera che valeva più di 6 miliardi di dollari. La Banca di un altro amico degli amici, Potanin, spese 250 milioni di dollari per impadronirsi della Norilsk Nichel, leader mondiale della produzioni di metalli, il cui valore si aggirava sui 2 miliardi di dollari.
La frode dei “prestiti contro azioni” è il vizio fondante del capitalismo russo. Ha contribuito al consolidamento di una oligarchia politico-mafiosa che ha generato il più grande disastro sofferto dalla Russia dopo l’ invasione nazista del 1941. Il PIL della Russia si è dimezzato in pochi anni. I risparmi di tutta la popolazione sono evaporati a causa della svalutazione selvaggia del rublo. La povertà è passata, negli anni 90, dal 2 al 40% della popolazione. L’età media si è abbassata di 5 anni a causa del ritorno di malattie scomparse. Per lunghi periodi lo stato non ha potuto pagare pensioni e stipendi, mentre nel paese scorazzavano bande delinquenti di ogni risma.
La plutocrazia fiorita sotto Yeltsin, d’altra parte, non era il capitalismo primitivo che precede quello pulito. Era un sistema di potere senza futuro, che per sopravvivere doveva continuare a rubare e corrompere. Il suo tallone d’Achille era l’assenza di una vera protezione legale.
Il timore di venire espropriati da un governo non amico, che avrebbe potuto dichiarare illegittime le privatizzazioni, e la paura degli oligarchi di essere a loro volta derubati da altri ladri, hanno avuto due conseguenze. Li hanno spinti in primo luogo a portare fuori dalla Russia il loro malloppo. E fin qui tutto bene, perché oltreconfine c’erano spalancate le grandi fauci delle banche svizzere, inglesi ed americane (vedi scandalo Bank of America e simili), ben liete di riciclare i loro beni. Ma i problemi sono nati nel momento in cui i mafiosi russi, per garantirsi l’impunità, sono stati costretti a perpetuare il loro patto scellerato con la politica.
Nel 1999 era arrivato al potere un uomo dei servizi segreti, gradito sia a Yeltsin che agli stessi oligarchi, e da loro considerato uno dei tanti primi ministri da sostituire, all’ occorrenza, dopo un paio di mesi. Ma Vladimir Putin aveva una particolarità. Dietro le sue spalle c’erano anche quei pezzi del KGB che non erano confluiti nel calderone criminale della Russia postcomunista: pezzi ormai marginali di uno stato in via di dissoluzione, ma ancora in vita, e comunque depositari di un senso della nazione profondamente sentito dai cittadini russi.
Facendo leva su queste zattere alla deriva, e sull’immenso risentimento collettivo contro Yeltsin e i boss della mafia, Putin prese rapidamente le distanze dai suoi sostenitori. Dopo pochi mesi di governo, egli fu in grado di mettere gli oligarchi davanti a un’alternativa: il rientro nei ranghi del potere finanziario, senza alcuna pretesa di intervento nella politica, in cambio della rinuncia del governo a recuperare il maltolto delle privatizzazioni; oppure la guerra totale, con rinazionalizzazione dei beni pubblici razziati e con la fine dell’ impunità per i crimini commessi dai capibastone (stragi, omicidi, furti, truffe, sequestri, estorsioni, evasioni fiscali in abbondanza).
Furono avviati anche gli opportuni contatti con l’ufficio che ho diretto alle Nazioni Unite, e che aveva appena lanciato un’iniziativa per la confisca, per conto dei governi danneggiati, dei beni di provenienza illecita riciclati nei centri finanziari del pianeta.
Di fronte alla proposta di Putin, il fronte mafioso si spaccò. Alcuni oligarchi l’ accettarono. Altri la irrisero, compiendo così il fatale errore di sottovalutare la forza dell’ ex dirigente del KGB, nel frattempo diventato Presidente. Per evitare vari mandati di cattura, Berezovsky si rifugiò nel Regno Unito, da dove finanzia attività antirusse con il beneplacito dei servizi segreti di Sua Maestà. Khodorkovsky pensò invece di sfidare Putin politicamente, finanziando partiti ostili a quest’ultimo, nella speranza di rovesciarlo.
Gli è andata male. Khodorkovsky è molto impopolare in Russia, per le ragioni che abbiamo spiegato. Ed i suoi attacchi hanno perciò sortito l’effetto di rafforzare e non di indebolire Putin.
Ma il soggetto è ancora un uomo ricco, con molti soldi all’estero. Con i quali può pagare le fatture di illustri lobbisti e di rinomate società di pubbliche relazioni. Come sanno vari parlamentari europei miei colleghi, i più sprovveduti dei quali si prestano a campagne pro-Khodorkosky con un impegno degno di miglior causa.

Kiev, fascisti al potere: attacchi a comunisti ed ebrei. Che pensano all’evacuazione


 Kiev, fascisti al potere: attacchi a comunisti ed ebrei. Che pensano all’evacuazione




















di Marco Santopadre

Fonte: Contropiano

A Kiev si discute del nuovo governo, che nelle dichiarazioni dei nuovi padroni dovrebbe essere di ‘unità nazionale’, in attesa dei risultati delle elezioni del 25 maggio che si preannunciano fortemente condizionate dalla spaccatura del paese in due e dallo strapotere delle milizie di estrema destra che controllano gli edifici istituzionali e continuano le loro scorribande contro sedi politiche, sindacali e culturali. Dopo aver abolito il bilinguismo concedendo solo all’ucraino lo status di lingua ufficiale in un paese dove per metà della popolazione il russo è lingua madre, ora i deputati nazionalsocialisti (è una definizione che danno di sé stessi, non una nostra forzatura) di Svoboda pretendono la chiusura di tutti i canali televisivi che emettono in russo, ed hanno presentato già una proposta di legge in questo senso mentre alcune emittenti hanno già dovuto cessare le trasmissioni a causa delle minacce. Svoboda e alcune frange dei partiti più ‘moderati’ – Udar e Patria – insistono anche sulla messa fuori legge del Partito delle Regioni e del Partito Comunista.
Finora sono stati proprio i comunisti gli obiettivi preferiti degli squadristi del partito di Tyagnibok e delle milizie di Pravyi Sektor, che continuano ad occupare piazza Maidan e soprattutto ad assaltare e distruggere le sedi dei propri nemici politici.
L’ultima azione quadristica ha preso di mira la casa del segretario del Partito Comunista Ucraino, Petro Simonenko, nel villaggio di Gorenka, vicino a Kiev. Una squadraccia delle cosiddette ‘autodifese di Maidan’, col volto coperto, ha sfondato la porta dell’abitazione di Simonenko ed ha appiccato il fuoco lanciando alcune bottiglie molotov al suo interno.
Ma nel mirino di una estrema destra che sempre spadroneggiare, forte della protezione e della complicità della nuova maggioranza parlamentare, non ci sono solo i comunisti e i sindacati. Anche la consistente comunità ebraica è diventata oggetto di minacce e aggressioni, iniziate del resto già nei mesi scorsi quando numerosi ebrei di Kiev sono stati aggrediti e pestati.
L’ultimo episodio risale a ieri, quando alcune bottiglie molotov sono state lanciate contro la sinagoga di Zaporozhie, località a sud est della capitale, dove nei giorni scorsi i fascisti avevano attaccato la sede del consiglio regionale e poi la sede del partito comunista. La sinagoga - che si chiama Gymat Rosa ed é stata aperta nel 2012 – ha riportato danni limitati.
Ma nella comunità ebraica ucraina si sta diffondendo un forte timore, tanto che uno dei due rabbini capi del paese, Moshe Reuven Azman , ha invitato gli ebrei di Kiev a lasciare la città e se possibile anche il Paese, temendo l’inizio di una vera e propria persecuzione di massa. Azman ha chiuso le scuole della comunità ebraica e si limita ora a guidare tre preghiere quotidiane ed anche l'ambasciata israeliana ha raccomandato ai membri della comunità ebraica di limitare al massimo le uscite dalle loro case.
Scrive l’inviato della Stampa Maurizio Molinari: “Le preoccupazioni di Gerusalemme riguardano il fatto che «Svoboda» (Libertà) oltre ad avere il 10 per cento dei seggi nel Parlamento ha alle spalle una ventina di formazioni di estrema destra che, nel complesso, arrivano a rappresentare circa il 20 per cento di una popolazione di 46 milioni di abitanti”.
Le autorità israeliane non hanno perso tempo e nel tentativo di sfruttare a proprio vantaggio la situazione determinata dall’ascesa al potere di partiti razzisti e antisemiti hanno inviato a Kiev un ‘team di emergenza’ con l’obiettivo di convincere gli ebrei ucraini a trasferirsi in Israele. La comunità ebraica ucraina censita ufficialmente conta circa 70.000 membri, ma secondo le istituzioni ebraiche sarebbero molti di più, circa 200mila.
Durante la guerra e l’occupazione nazista, gli ebrei ucraini furono sterminati dai nazisti e dai gruppi nazionalisti ucraini filonazisti a cui oggi si richiamano alcune delle organizzazioni ucraine che hanno assunto il potere dopo il colpo di stato.

Kiev: ucciso volontario Usa arruolato con i fascisti


 Kiev: ucciso volontario Usa arruolato con i fascisti
Marco Santopadre

Fonte: Contropiano

E’ incredibile come funzioni la grande macchina dell’informazione e della comunicazione di massa. Da giorni sui quotidiani online campeggia la (non) notizia dei ‘due carri armati russi sequestrati ai ribelli’, che però nessuno ha mai visto o documentato in alcun modo. Al contrario, nessuno tra i media mainstream ha parlato della morte, nei giorni scorsi, di un cittadino statunitense che era arrivato in Ucraina per arruolarsi nei battaglioni formati dalle organizzazioni di estrema destra per dar man forte all’esercito nella missione militare contro le popolazioni insorte del sud-est e che da ormai quattro mesi insanguina il paese. Eppure, comunque la si pensi, la notizia c’è.
Il cittadino statunitense in questione si chiamava Mark Gregory Paslawsky (nome di battaglia "Franko"), 55 anni, nato a New York e cresciuto nel New Jersey, un diploma all'Accademia militare di West Point, un passaggio nei Rangers dell'esercito Usa fino a 32 anni. All’inizio degli anni Novanta si era trasferito in Ucraina dove lavorava come consulente finanziario, pur facendo spesso la spola con New York.
All'inizio dell'anno Paslasky aveva informato la sua famiglia della sua decisione di arruolarsi fra i volontari del Battaglione Donbass, e di aver ottenuto la cittadinanza ucraina, come ha testimoniato il fratello Nestor, dirigente del centro culturale ucraino Soyuzivka a New York e che alla stampa locale ha dichiarato: "Si è comportato da vero patriota americano, da vero patriota ucraino".
Avendo ottenuto la



cittadinanza di Kiev “Franko” avrebbe potuto arruolarsi nelle forze armate regolari, ma ha scelto di entrare a far parte del cosiddetto ‘battaglione Donbass’, una forza paramilitare di estrema destra finanziata tra gli altri dall’oligarca Kolomoiskiy e inquadrato all’interno della Guardia Nazionale, speciale corpo formato dal regime nazionalista di Kiev dopo il colpo di stato di febbraio con l’obiettivo di legalizzare le bande neonaziste e ultranazionaliste che avevano dominato EuroMaidan nella seconda e più cruenta fase dello scontro col presidente Yanukovich.
Igor Kolomoisky è uno degli oligarchi più potenti dell’Ucraina e come i suoi competitori-alleati Ahmetov e Poroshenko ha deciso di sostenere il nuovo regime filoccidentale imposto manu militari a Kiev e di finanziare la guerra senza quartiere contro le popolazioni del Donbass. Anche armando e finanziando milizie mercenarie nostalgiche dei tempi in cui le SS ucraine collaboravano con l’esercito invasore tedesco e mettevano a ferro e fuoco città e villaggi alla ricerca di ebrei, polacchi, russi e partigiani. Le milizie sono un importante strumento nelle mani degli oligarchi per erigersi a difensori della ‘patria’ in pericolo e ritagliarsi un proprio spazio politico nel paese, tentando così di condizionare da destra il debole governo Yatseniuk, già ostaggio di Washington e Bruxelles, della Nato e del Fmi e alle prese con una crisi economica gravissima. Uno dei primi a muoversi è stato Oleg Lya­schko, leader del cosiddetto ‘Partito Radicale’ ultranazionalista e di destra, che si è inventato il ‘battaglione Azov’ tanto caro ai media occidentali (compresi i "progressisti" Rainews e Repubblica) che non fanno altro che celebrarne i combattenti anche se marciano con i simboli delle SS naziste e si fanno chiamare “gli uomini neri”.
Il proprietario della Privat Bank finanzia invece la sua personale guerra contro i guerriglieri del Donbass sostenendo il battaglione che porta l’ominima denominazione, ma fa valere i suoi privilegi anche a Dne­pro­pe­tro­vsk, città dell’oriente ucraino strategica economicamente, di cui è stato nominato governatore a marzo e dove la sua guardia privata, la Dnipro, scorazza contro oppositori e competitori a suon di pestaggi e intimidazioni ma anche omicidi e rapimenti. A scanso di equivoci, le bande agli ordini di Kolomoisky viaggiano a bordo di veicoli con il logo della sua ‘Privat Bank’, che tutti vedano chi è che detta la legge in città.
Che il consulente finanziario




statunitense abbia scelto il battaglione ‘Donbass’ per difendere la sua patria d’elezione la dice lunga sulla sua ideologia, che tra l’altro non ha mai mancato di esplicitare nel corso delle interviste che gli sono state fatte da quando aveva imbracciato il fucile contro gli ucraini dell’est. Nel corso degli ultimi mesi, attraverso il suo account su Twitter - Bruce Springnote – aveva più volte messo in evidenza la disorganizzazione delle milizie che Kiev ha inviato al fronte contro le autodifese delle Repubbliche Popolari.
La carriera militare di Paslasky si è conclusa martedì 20 agosto quando, insieme a un numero imprecisato – ma alto – di suoi commilitoni del “battaglione Donbass” è stato ucciso nel corso dei combattimenti per il controllo della cittadina di Ilovaysk, fondamentale per stringere d’assedio Donetsk e ormai ridotta ad un ammasso di macerie fumanti. La notizia della sua morte è stata confermata da Anton Gerashchenko, portavoce del ministero degli Interni ucraino e le circostanze del suo ferimento a Ilovaysk sono state raccontate dal fotografo Maksim Dondyuk presente al momento del conflitto a fuoco. Il ministro dell'Interno della giunta ucraina Arsen Avakov e l'assistente dell'oligarca Kolomoisky, Boris Filatov, hanno poi riferito che nella battaglia è rimasto ferito Semion Semenchenko, il comandante del battaglione "Donbass" e stretto collaboratore di Dmitry Yarosh, leader del movimento neonazista "Pravy Sektor".
Dopo la sua morte è diventato assai difficile recuperare in rete anche solo una foto dell'uomo dopo che Google e altri siti web hanno rimosso immagini e notizie in nome di una alquanto sospetta volontà di proteggere la privacy di Paslawsky e della sua famiglia. Un bisogno di privacy che in vita non sembrava avere.

Israele a sorpresa dice NO alle sanzioni alla Russia: “aumenteremo l’export”

 Israele a sorpresa dice NO alle sanzioni alla Russia: “aumenteremo l’export”

di Max Parisi

Fonte: Il Nord

SANZIONI UE CONTRO LA RUSSIA, ANZI ”AUMENTEREMO L’EXPORT CON MOSCA E BRUXELLES NON INTERFERISCA”

Il ministro dell’Agricoltura di Israele, Yair Shamir, in un’intervista all’agenzia di stampa nazionale russa Ria Novosti, ha detto che Israele non applichera’ le sanzioni contro la Russia previste dalla Unione Europea e continuera’ ad esportare verso Mosca i suoi prodotti agricoli. Shamir ha affermato che tra le ragioni di questa decisione vi e’ il boicottaggio europeo contro le merci israeliane prodotte nella West Bank.

Gia’ il 10 settembre, quando le sanzioni europee contro Mosca avevano ottenuto come risultato il boicottaggio lanciato da Putin contro i prodotti agroalimentari provenienti dalla UE, il ministro dell’Agricoltura israeliano aveva garantito a Mosca che “Israele avrebbe riempito quel vuoto”, con i suoi prodotti alimentari.

“Prima di tutto”, ha detto Shamir, “io non avverto le pressioni UE e nemmeno le vedo. Si tenga conto che ultimamente gli europei stanno mettendo in atto un boicottaggio dei nostri prodotti. E’ cosi’ che deve andare? Boicottano noi, e noi non dovremmo aiutare qualcun altro? Non e’ possibile. Non si puo’ fermare il commercio con Israele, da un lato, e dall’altro chiederci di fermare i nostri commerci con la Russia. Non e’ certo questo il modo per collaborare assieme. Gli europei devono decidersi”.


Shamir ha descritto le sanzioni europee contro la Russia come un’opportunita’ per Israele, sottolineando che Israele e’ pronta a triplicare le esportazioni dei prodotti agricoli verso Mosca, passando dagli attuali 325 milioni di dollari, ad un miliardo di dollari l’anno. “Anche se si riducessero le sanzioni contro la Russia”, ha proseguiro Shamir, “credo che i nostri prodotti continueranno ad affluire verso la Russia. Sara’ piu’ facile fare accordi con noi, meno costoso e piu’ stabile, e senza alcun vincolo politico su cio’ che si puo’ fare e cio’ che non si puo’ fare”.

Le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura israeliano sono comparse sul sito in lingua inglese dell’agenzia Ria Novosti, e hanno subito messo in allarme le burocrazie di Bruxelles, che hanno chiesto conto all’Ambasciata d’Israele. Dopo l’incontro tra i vertici della burocrazia della UE e i vertici del ministero degli esteri israeliano, pare che al il ministero dell’Agricoltura, sia stato chiesto da Bruxelles di non fare piu’ simili commenti.

Ma a astretto giro nella giornata di oggi dal ministero dell’Agricoltura israeliano e’ venuta questa tagliente risposta, rivolta ai vertici dell’Unione Europea: “il ministro non ha espresso un’opinione. Ne’ intende intervenire nel conflitto tra Russia e Unione Europea. Il ministro lavora per espandere le esportazioni agricole alla Russia, esattamente come fa in altri mercati, per concretizzare il potenziale economico di Israele. E continuera’ a farlo, esclusivamente sulla base del commercio, non della diplomazia”.

Saluti da Tel Aviv, burocrati di Bruxelles…

Lo storico accordo Russia – Iran minaccia la supremazia del petrodollaro

 
 Lo storico accordo Russia – Iran minaccia la supremazia del petrodollaro
 
 
Storico accordo tra Russia e Iran del valore di 20 Miliardi di Dollari, riguardante la vendita di 500.000 barili al giorno
La Russia porta un colpo decisivo al Petrodollar nell’accordo storico da 20 miliardi di dollari per il petrolio Iraniano.
La Russia ha firmato uno storico accordo da 20 miliardi dollari sul petrolio con l’Iran per aggirare sia le sanzioni occidentali e il dollaro come sistema monetario occidentale
La guerra delle valute si intensificherà con l’aumentare del declino del petrodollaro.
Il ministro dell’energia russo Alexander Novak e il suo omologo iraniano Bijan Zanganeh hanno firmato un memorandum quinquennale di comprensione a Mosca, che comprende la cooperazione nel settore petrolifero.
“Sulla base della proposta iraniana, parteciperemo a organizzare spedizioni di greggio, anche verso il mercato russo,” Novak ha affermato.
L’accordo cinque anni vedrà la Russia aiutare l’Iran “organizzare le vendite di petrolio”, così come“cooperare con l’industria del petrolio e del gas, costruire centrali elettriche, reti, fornitura di macchinari, beni di consumo e prodotti agricoli “, secondo una dichiarazione del ministero dell’Energia di Mosca.
L’accordo potrebbe vedere la Russia acquistare fino a 500.000 barili di petrolio iraniano al giorno, il quotidiano di Mosca ha riferito in precedenza. Secondo l’accordo proposto la Russia acquisterebbe fino a 500.000 barili al giorno o di un terzo delle esportazioni di petrolio iraniano in cambio di attrezzature e beni russi.
Il governo russo ha ritirato la dichiarazione per quanto riguarda l’accordo di ieri sera, ma ha detto che sarebbero state rilasciate nuove dichiarazione di oggi.
Nel mese di gennaio, la Russia ha detto che stavano negoziando uno scambio di petrolio per-beni per un valore 1,5 miliardi di dollari al mese che avrebbe permesso all’Iran di sollevare le esportazioni di petrolio sostanzialmente verso la Russia, bypassando le sanzioni occidentali.
Ieri il presidente russo ha detto ai leader regionali che “gli strumenti politici di pressione economica sono inaccettabili e in contrasto con tutte le norme e le regole.” Ha detto in risposta alle sanzioni occidentali che aveva dato l’ordine di aumentare i produttori nazionali a scapito di quelli non russi.
La casa Bianca ha già detto che i rapporti e i colloqui tra la Russia e l’Iran sono una questione di “grave preoccupazione”.
La valuta di riserva nella storia – Lo scarico del Dollaro continua
“Se le relazioni sono vere, un tale accordo causerebbe seri problemi in quando sarebbe incompatibile con gli accordi con l’Iran,” Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio della Casa Bianca per la Sicurezza Nazionale, ha detto nel mese di gennaio.
Le sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea contro la Russia minacciano di accelerare un allontanamento dal petrodollaro che sta già lentamente avvenendo dall’ultima crisi finanziaria globale.
Tradotto e Riadattato da Fractions of Reality

Intervista ad un combattente del Donbass

donbass1

di Gianni Petrosillo  

Fonte: Conflitti e strategie


La guerra in Ucraina continua ma con esiti diversi da quelli narrati dai media occidentali. Mentre i nostri giornalisti celebrano l’imminente vittoria delle truppe di Kiev, rimandando giorno dopo giorno il Grande Giorno, la situazione sul campo è molto lontana dalle cronache riportate dai loro quotidiani. Rammentiamo che non ci sono quasi più inviati stranieri nel Donbass e che la stampa internazionale ricorre alle comunicazioni propagandistiche del Governo golpista per delineare la situazione al fronte. Donetsk e Lugansk hanno retto benissimo l’assalto da parte dei regolari e si preparano a contrattaccare a Mariupol e Slaviansk, precedentemente lasciate ai soldati ucraini, in ossequio ad una tattica militare che si sta rivelando efficacissima. Possiamo fornire qualche numero per ristabilire un minimo di verità sulle perdite di apparecchiature ed equipaggiamenti inflitte all’Esercito dai miliziani della Novorossija. I resistenti hanno abbattuto 41 velivoli, tra aerei ed elicotteri. E’ stato un colpo mortale per l’aviazione ucraina la quale risultava già indebolita dalla sottrazione di 39 apparecchi collocati nelle basi in Crimea, entrati nella dotazione delle forze armate locali dopo l’annessione della penisola alla Russia. I Carri armati e i blindati distrutti o sequestrati dalle milizie sono 320, per non parlare dell’artiglieria pesante strappata ai governativi nel corso delle varie battaglie. Grad, obici, cannoni semoventi ed Hurricane sono stati abbandonati dai soldati ucraini in ritirata e recuperati dai miliziani che ora li utilizzano per la loro avanzata. Una disfatta senza precedenti che viene negata dalla Junta e dai pennivendoli della carta stampata, la cui opera di mistificazione ha raggiunto vette inaudite. La credibilità dei mezzi d’informazione nostrani, dopo le vicende ucraine, difficilmente sarà recuperata, mentre i russi si accingono a lanciare Russia Today anche in Francia, investendo circa 60 milioni di euro, al fine di bilanciare un sistema mediatico sotto stretto controllo degli Usa in tutti i Paesi dell’Alleanza atlantica.
Ieri abbiamo intervistato un combattente novorusso per capire come procedono le operazioni nelle zone separatiste. Il quadro che ne viene fuori contraddice i resoconti trionfalistici dei nostri media. Lasciamo a voi il giudizio…



1)    Dove state combattendo con la vostra unità?

Combattiamo a Saur Mogila, elemento geografico con alta importanza strategica.

2)    Puoi spiegare perché è strategico?

Saur Mogila ha rilevanza strategica perché se tenuta è ideale per poter sferrare un contrattacco e riconquistare città come Mariupol

3)    E’ vero che Kiev subisce pesanti perdite su tutto il fronte?
L’esercito ucraino ed anche l’Aviazione ucraina, negli ultimi mesi, hanno perso un enorme quantitativo di mezzi e di uomini, ma non crediate che questa ultima ondata di attacchi contro Doneck e Lugansk sia stata la peggiore, anzi per essere sinceri ci aspettavamo un concentrazione di fuoco continua, cosa che grazie alle enormi perdite subite dai governativi non è stata possibile.


4)    Qual è la situazione dell’esercito della Novorossija?
Alle fila dell’esercito della Novorossija si aggiungono ogni giorno persone che combattono per difendere la loro terra, senza essere pagati. La situazione a livello strategico è cambiata, se prima si conduceva la guerra mettendo in campo poche unità provenienti un po’ da tutto il Donbass, ora è possibile concentrare interi battaglioni nei punti chiave del conflitto. Per questo il morale è alto. Come può non esserlo se ogni giorno decine di soldati ucraini defezionano abbandonando sul campo munizioni di ogni genere? Di questo rafforzamento ringraziamo anche tutti i volontari internazionali presenti sul terreno

5)    Si può ormai parlare di un esercito regolare a tutti gli effetti?
Confermo. Sì, il nostro è un esercito regolare a tutti gli effetti. Esercito che difende il territorio della Novorussia, la quale esiste per volontà del popolo

6)    I militari ucraini stanno dimostrando impreparazione sul campo?
I militari ucraini sono privi di una strategia, lo abbiamo verificato in questi mesi con la totale distruzione delle loro forze sul campo. Quando interroghiamo i soldati fatti prigionieri o quelli che hanno defezionato volontariamente questi ci rispondono che credevano di essere venuti a combattere contro un’invasione straniera, contro ceceni, terroristi o bande di criminali. Vorrei far notare che parliamo di soldati molto giovani e di assoluta inesperienza a livello militare.


7)    Però usano violenza contro i civili…

Ad usare violenza contro i civili sono soprattutto gli elementi ultranazionalisti e fascisti, quelli che vogliono ripulire il Donbass dall’etnia russa. Bombardano la popolazione ma evitano il confronto diretto con l’esercito regolare della Novorussia.


8)    Qual è l’obiettivo di questa guerra dal vostro punto di vista?

L’obbiettivo di questa guerra è la difesa continua dei civili e la liberazione completa del territorio della Novorussia dal fascismo

9)    La Novorossjia comprenderà anche Odessa e Kharkiv?
Si! Libereremo tutti i territori occupati

10)                      State rischiando la vita in tanti, quanti uomini avete perso?
Nella mia unità, nell’ultima settimana di combattimenti, sono stati uccisi 8 soldati, più altri 7 che sono stati feriti

11)                      Kiev vi chiama terroristi ed i giornali occidentali vi descrivono come criminali…
Vorrei ricordare a tutti che non siamo terroristi, criminali o ladri. Siamo gente semplice che difende la propria terra. Ricordo anche che la nostra è una guerra di difesa contro un’aggressione fascista! Eppure abbiamo tutti contro in Occidente, EU, USA e NATO

I 25 miti russofobi

di Alexander Latsa

Fonte: Come Don Chisciotte

 

In occasione dell'anno della Francia in Russia , nel 2010, ho scelto di concludere il 2009 con una piccola sintesi del lavoro di re-informazione e di decodifica della scena russa, (...). L’ idea di questo articolo mi è stata suggerita da Anatoly di Sublime Oblivion, che ringrazio.

Quest’articolo cade a puntino poiché Le Figaro ha appena pubblicato con l’ inchiostro ”arancione” un articolo che mi permette di attribuire al suo autore il premio di russofobo dell’anno. Incito tutti i miei lettori a segnalare il loro malcontento a Le Figaro, sia contattando direttamente il giornale, sia postando un commento in seguito all’articolo. Solo questo lavoro comune e quantitativamente rilevante può esercitare un’influenza sul contenuto degli articoli, dunque manifestate!

1 – Sotto Putin, la vita è migliorata soltanto per i ricchi e gli oligarchi, ed i poveri non hanno visto un aumento del loro livello di vita.
Falso, sotto il governo Putin, la povertà è considerevolmente diminuita. Il tasso di Russi sotto la soglia di povertà è passato dal 35 al 23% tra il 2000 e il 2004 ed era caduto al 13,5% nel 2008 (prima della crisi).

2000 (arrivo di Putin al potere): 35%,
2004 (fine del primo mandato di Putin): 23%
2008 (fine del secondo mandato di Putin): 13,5%

Promemoria: si noti che in Francia nel 2007: il 13,7% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà.

2 – La spirale demografica russa dovrebbe vedere la popolazione di questo paese diminuire a meno di 100 milioni di abitanti contro i 142 milioni oggi.
Falso. È molto frequente “leggere" infatti che il tasso di natalità è basso, che il tasso di mortalità è elevato, cosi' come il tasso di aborti e di suicidi, e che la Russia perderebbe inesorabilmente 700.000 abitanti all’anno. Tuttavia non è questo il caso.

Nel 2005 la popolazione russa è decresciuta di 760.000 abitanti, un record assoluto.
Nel 2006 il ribasso è stato “soltanto" di 520.000 abitanti.
Nel 2007 il ribasso è stato “soltanto" di 280.000 abitanti.
Nel 2008 il ribasso è quasi di 116.000 abitanti
Nel 2009 la popolazione è aumentata di 12.000 persone, essendo la natalità aumentata del 3% nel 2009 e nonostante la crisi economica. Le misure Medevedev del 2005 hanno dunque avuto un risultato assolutamente fulminante.

Promemoria: Oggi le previsioni demografiche russe non sono dunque più pessimistiche di quelle della Cina o di paesi del G7 come la Germania.

3 – Sotto Putin in Russia vi è un abbassamento dei diritti umani, più di 200 giornalisti sono stati assassinati e la Russia ritorna al suo passato “totalitario".
Sfortunatamente soltanto il 3% dei Russi è d’accordo con questo punto di vista! Inoltre, sotto il regno di Putin 17 giornalisti hanno purtroppo trovato la morte, ma è sempre meno che sotto Eltsin (30 morti).

Secondo la CIA stessa, se la Russia è il 4° paese al mondo per numero di giornalisti uccisi dal 1992, è soltanto il 14° per numero di giornalisti assassinati/numero di abitanti nel paese, dinanzi ad Israele e all’Algeria e appena avanti alla Turchia che pretende di entrare nell’UE.

Ugualmente, nella classifica dei paesi ex-URSS, la Russia è soltanto 5° (su 13) dietro uno stato membro dell’UE, la Lettonia.

Infine occorre aggiungere che nel 2009, nella classifica del numero di giornalisti arrestati, la Russia è allo stesso livello del Vietnam o anche della Turchia, candidato all’UE.

4 – L’economia russa è basata soltanto sulle materie prime, e la gravità della recessione del 2009 lo ha ben dimostrato.
Nessuno ha mai negato che la Russia (come altri stati) è estrattore ed esportatore di materie prime. Tuttavia non è ciò che ha contribuito a far sì che la Russia subisse la crisi del 2009, poiché la sua economia è relativamente chiusa e la domanda interna è restata forte, cosa che permette teoricamente di sostenere l’economia.

Di contro, i tagli di crediti da parte delle banche occidentali (presso le quali le società russe avevano contratto prestiti) hanno in gran parte contribuito a rallentare lo sviluppo economico del paese. Inoltre, gli appelli del dipartimento americano nel 2008 a sanzionare la Russia dopo l’affare georgiano hanno in gran parte contribuito ad aumentare l’instabilità economica e a fare uscire i capitali dalla fine 2008 alla fine 2009 (soprattutto anglosassoni).

5 – La Russia ha brutalmente invaso la Georgia nell’agosto 2008.
In realtà alcune ore dopo il suo discorso teletrasmesso che prometteva a tutti gli abitanti della Georgia “la pace", i carri armati aprivano il fuoco sull’Ossezia. Aiutato da consulenti militari e mercenari americani, Ucraini ed israeliani, questi attacchi uccidevano civili e soldati di mantenimento della pace sotto mandato dell’ONU. Nonostante tutta la propaganda che lasciava credere che fosse la parte russa l’aggressore, la risposta militare russa è stata giusta e proporzionata. Più di ogni cosa, il grosso delle infrastrutture georgiane è stato salvato (in particolare energetiche) e la capitale non toccata.

Un rapporto della missione internazionale dell’ 01 10 2009  01 10 2009 su questi eventi affermava che la Georgia era all’origine dello scoppio dei disordini militari ed aveva per prima aperto il fuoco (sull’ Ossezia).

Inoltre, sono stati montati, ad uso degli occidentali, numerosi fotomontaggi, ad esempio qui, o qui.

Domanda: perché nessuno si commuove per le manifestazioni vietate all’opposizione georgiana, per gli arresti di oppositori e per gli assassinii di oppositori georgiani all’estero?

6 – “I liberali" russi sono i difensori delle libertà individuali e non possono liberamente agire politicamente poiché il Cremlino lo impedisce.
Non è completamente esatto, i liberali Russi hanno sempre potuto liberamente partecipare alle elezioni ed esistere politicamente in Russia ma la loro influenza politica non smette di diminuire (12% alle elezioni legislative del 1993, 7% alle elezioni legislative del 1995 e 1999, 4% nel 2003,2% nel 2006.)

Inoltre, il modello di società ricalcata sull’occidente non attira “più" una popolazione russa che ha molto viaggiato (1/4 dei cittadini è già andato in Europa) ed è cosciente dei suoi interessi a svendere la sovranità nazionale. Infine i metodi dei Kasparov e consorti di organizzare manifestazioni, eventi ad effetto senza autorizzazioni legali (in modo da essere deliberatamente arrestati) e con striscioni in inglese (certamente ad uso dei mass media stranieri) non li rendono per niente credibili agli occhi degli Russi.

7- I russi sono razzisti, sessisti e odiano l'occidente.
I russi non sono razzisti dal momento che il loro paese e' assolutamente multi etnico e multi confessionale. Non ci sono piu (anzi, forse meno) razzisti in Russia di quanti ve ne siano nei cosi detti paesi civilizzati (America, Germania, Ucraina...)

Quanto alle donne, le societa' slave sono matriarcali, nelle quali le donne giocano un ruolo economico essenziale e godono del diritto di voto e all'aborto da ormai molto tempo. (Per il diritto di voto, 30 anni prima dei Francesi!)

8- la Russia e' aggressiva con i suoi vicini geograficamente prossimi
A differenza delle grandi superpotenze, la Russia non ha mai invaso militarmente un altro stato. Infine, molti cittadini degli stati vicini sarebbero d’accordo perché il loro stato reintegri la federazione della Russia.

9- La Russia e' colpita da un epidemia di HIV
Dappertutto si legge che che la russia conterebbe una emorme parte della sua popolazione sieropositiva ecc. in realta', lo scan (test) della sua popolazione e' quasi terminato e il grosso dei sieropositivi e' stato identificato (quindi testato). Il picco è stato raggiunto nel 2002 e la tendenza da allora è alla diminuzione eccetto in alcune popolazioni ristrette (tossicodipendenti da iniezioni, prostitute, prigionieri.) Di conseguenza, l’epidemia di AIDS se resta importante (come in tutti i paesi sviluppati) sembra sotto controllo e non dovrebbe prendere una piega sub sahariana.

10- una nazione con un tasso di natalita' di tipo europeo e una mortalita' all'africana non puo' avere nessun avvenire.
E perche' questo?
La diminuzione della natalita' post-sovietica è dovuta alla situazione economica degli anni '90 e allo choc morale ed economico creato dal crollo dell’URSS, superato questo periodo la natalità è risalita, oggi è di tipo europeo (punto 2), nulla dice che non sarà più elevata domani o dopo domani.

Quanto alla supermortalita', oggi e' tuttavia in diminuzione e non tocca che gli uomini anziani di questo periodo, oltretutto questi non contribuiscono alla natalità russa (sono già padri, o nonni).

11- La diseguaglianza e' molto forte in Russia, al livello della Russia zarista e questo viene aggravato da una corruzione endemica. Tutto ciò è peggiorato dall’arrivo di Putin al potere.
L’economia russa è un’economia originale, non completamente liberale, ne completamente autoritaria. E' un’economia per meta' aperta per meta' chiusa, e' segnata da un forte interventismo dello stato e da una corruzione relativamente elevata, cosa che nessuno nega.

Tuttavia dopo l'arrivo al potere di Putin, la guerra contro gli “oligarchi” e' stato condotto con successo. La stampa occidentale, che fustigava questi oligarchi arricchiti negli anni '90 si e' messa, in curiosamente a fustigare Putin quando questo ha cominciato a metterli alle strette. Per quale ragione?

Più seriamente, come precisava il presidente di un gruppo di sicurezza economica in occasione di un forum al senato francese: “Il tempo in cui i cattivi ragazzi in giacca nera venivano a bussare alle porte è passato dal 1995. E’ anche finito il tempo – dal 2000 – in cui gli attori informali “rossi" (vale a dire le amministrazioni come la polizia o le associazioni degli appartenenti dei servizi speciali) sostituivano gli attori informali “neri". L’ epoca attuale è quasi quella delle relazioni civilizzate di mercato in Russia".

12- La Russia ha represso nella violenza più terribile l’insurrezione cecena in cui i guerriglieri desideravano soltanto l’indipendenza ed uscire dal ventre russo.
Falso, dopo la prima guerra in Cecenia (1995) ed il ritiro russo, i ceceni avevano un’indipendenza de facto. La situazione e' terribilmente degenerata, gruppi mafiosi islamisti sotto influenza straniera (wahhabiti) hanno iniziato a terrorizzare la popolazione e sono stati effettuati raid negli stati vicini da milizie per tentare di destabilizzare il Caucaso e stabilire un califfato islamico, indipendente dalla Russia. Ora, La Cecenia si situa “in" Russia e la grande maggioranza dei ceceni non vuole l’indipendenza ma la pace.

Dalla fine della seconda guerra di Cecenia, il paese e' diretto con pugno di ferro da Ramzan Kadyrov, ma esiste uno stato legale, il paese e' quasi pacificato e la ricostruzione quasi terminata.

13- Il programma spaziale sovietico è stato sviluppato “da prigionieri" di guerra tedeschi.
Purtroppo per la Germania, il programma spaziale sovietico e' opera dei russi (come Korolev), che non hanno beneficiato del piano Marshall per ricostruire il paese dopo la seconda guerra mondiale. Al contrario, molti prigionieri tedeschi sono stati catturati ed utilizzati negli Stati Uniti per contribuire allo sviluppo, il più famoso è stato lo scienziato nazista Von Braun.

14-la Russia non ha permesso una transizione democratica, Putin ha messo in campo il suo burattino Medevedev.
Putin è regolarmente tradotto male, volontariamente mal interpretato e sistematicamente presentato come “un dittatore", “un non democratico". Quando Medvedev è stato eletto, la stampa ci ha garantito che non era così, che rapidamente si sarebbe dimesso, o sarebbe stata cambiata la legge in modo che Putin sarebbe salito di nuovo al potere. Alla fine non è successo nulla. Si trattava ancora una volta soltanto di denigrazioni. Il duo Putin-Medvedev cammina mano nella mano dal 2000 (ormai da 10 anni).

15-La situazione è catastrofica in Estremo Oriente, colonizzato dai cinesi, domani la Siberia sarà interamente cinese!
Le relazioni russo-cinesi non sono mai state cattive, nonostante quanto affermano “gli specialisti occidentali". Innanzitutto non vi è una “invasione” di cinesi come vorrebbero farci credere.

Più sorprendentemente, uno studio del 2008 ha tracciato il ritratto di un “immigrato cinese tipo”, interrogando 1000 persone in tutte le grandi città della Russia. Ecco questo quello che emerge: il 60% è costituito da uomini, il 20% ha un’istruzione superiore (la media cinese è pari al 12%). Il 94% lavora e la grande maggioranza proviene dalle città di frontiera della Russia. Più della metà sono imprenditori autonomi e si occupano di commercio.

La grande domanda è “quanti” sono? Secondo l’FMS, 200.000 nel 2006 e 320.000 nel 2007, fra cui molti lavoratori stagionali. Certamente non sono contemplati i clandestini ma finora, nonostante le urla di alcuni (Golts, Latynina.) non una città di milioni di cinesi è stata scoperta nell’Estremo Oriente russo. Tuttavia una cifra di 500.000 (fra cui 2/3 di migranti legali e stagionali) sembra essere una cifra ragionevole. A dispetto di questo ci sono 5 milioni di Russi.

Anche se i cinesi dovessero abbandonare il loro “obiettivo" del Sud-Est asiatico (e questo è improbabile) e cercare un conflitto con la Russia (ancora più improbabile), la superiorità militare russa (in particolare nucleare) è largamente dissuasiva.

16- La Russia ha provato di non essere un partner affidabile per l’occidente, soprattutto per gli approvvigionamenti energetici (Cf: i tagli di gas).
Quando si osserva in dettaglio “chi" ha realmente aggredito l’altro si è in diritto di pensare il contrario. Ci si e' posti la questione di sapere cio' che avrebbero dovuto sapere i russi dell'estensione ad est della NATO, dell’affare del Kosovo, del trattamento delle minoranze russe nei paesi baltici, dell’aggressione militare georgiana, delle rivoluzioni colorate finanziate dalla CIA ecc.?

Allo stesso modo, i tagli degli approvvigionamenti dello scorso inverno sono stati innescati dall’Ucraina che non ha pagato la Russia per il gas che ha trasportato sul “suo" territorio.

La Russia alimenta di gas la Turchia da moltissimo tempo (dal 2003 via Blue Stream) e non ci sono mai stati tali problemi, a riprova che la Russia e' un partner ed un fornitore affidabile.

17- I Russi esagerano le accuse “di discriminazioni" che colpirebbero i loro cittadini in Estonia ed in Lettonia.
No, molte associazioni europee dei diritti dell'uomo, hanno puntato il dito sulla terribile situazione di queste minoranze russe, umiliate a vari livelli: amministrativi, linguistici, per l’accesso al lavoro ecc.

La conseguenza è che in questi stati ¼ della popolazione è privato di un diritto all’insegnamento e non ha accesso alla cittadinanza! Alcuni non sono russi (hanno i passaporti sovietici), si trovano “senza" nazionalità, apolidi e trattati come cittadini di secondo rango, il tutto nel cuore dell’Europa.

In questi stessi stati, sono tollerate le marce dei veterani delle SS ed i monumenti sovietici sono cancellati, dei russi sono uccisi e l’UE non dice nulla.

18- Il potenziale militare russo è completamente obsoleto, cosi' come la sua dottrina militare e la Russia sarebbe incapace di “sostenere" un eventuale confronto con la Cina o la NATO.
La realta' e' un'altra: la Russia sta sviluppando una quantita' di armi di tutti i tipi di alta tecnologia,come i caccia militari, i bombardieri pesanti, strumenti di sorveglianza o anche le armi di distruzione di massa (boulava, voivoda).. ecc.

La guerra in Georgia ha provato la superiorità militare dell’esercito russo su un esercito addestrato e “aiutato" dalla NATO da 5 anni.

La nuova dottrina militare russa è tutto salvo che obsoleta e legata “al piano 2020" , le proposte recenti del Cremlino “su un nuovo complesso di sicurezza continentale" essendo al contrario visionarie e futuristiche. Infine, il piano d’ammodernamento dell’esercito è considerevole.

19- La società civile è stata annientata da Putin, ed il sistema giudiziario “è legato".
In realtà, il numero di querelanti che vanno in tribunale è considerevolmente aumentato tra il 1999 ed il 2009 ed è cresciuto di 6 volte! Il sistema dei “giurati” e' stato introdotto in Russia e i querelanti vincono ormai il 71% dei loro processi contro lo stato. In piu' esiste un sistema d'aiuto giuridico gratuito.

L’immagine delle ONG brutalizzate dal potere viene dall’espulsione del Freedom House nel 2004 per il mancato pagamento del canone. Ma quando si conoscono le attività rivoluzionarie arancioni di tali associazioni, è normale che il potere afferri “la prima" occasione per farle proibire.

20- Khodorkovsky è stato ingiustamente arrestato e detenuto solo perché era un imprenditore efficace ed aperto alle idee liberali dell’occidente.
Khodorkovsky è detenuto per comportamenti fraudolenti, illegali (corruzione, aggiramento ed evasione fiscale). Più della metà dei Russi giudica normale il suo arresto. (54% nel 2006).

Khodorkovsky ha anche messo in pericolo l’interesse nazionale russo poiché aveva previsto di cedere Youkos a Exxon, cedendo così le materie prime russe (che non gli appartenevano) ad una società americana, il tutto all’indomani della guerra fredda. Inoltre, questi averi “personali" sono stati, dopo il suo arresto, trasferiti a Rothschild cosa che sembra in fin dei conti normale, Khodor è legato ai neo conservatori USA e risiedeva al Carlyle con i parenti di Bush.

21- Eltsin e' stato un vero democratico
Ha anche posato su un carrarmato, come quelli che aprirono il fuoco sulla Duma dove i deputati (comunisti) si opponevano a queste riforme “liberali/corrotte".

Ha in seguito iniziato una guerra non preparata in Cecenia, che ha perso. Ha nominato ministri incompetenti e ladri, permesso agli oligarchi di arricchirsi, mentre il popolo si impoveriva e le mafie caucasiche prendevano il controllo del paese.

Era alcolizzato e ridicolizzava la Russia. Era per tutto ciò estremamente apprezzato dagli occidentali.

22- La Russia si serve dell’energia “per legare" i suoi vicini ed utilizza la sua espansione energetica a profitto di progetti politici.
Un fornitore ha il diritto di scegliere la sua tariffa, ed i clienti di pagare o no. Il paese che nel mondo utilizza l’energia a fini politici è l’America che si permette di bombardare paesi come l’Iraq e l’Afganistan.

23- la Russia è diretta da neo-comunisti, eurasiatici, nazionalisti e che sono prima di tutto contro l’Ovest e l’Europa.
Il sistema politico russo è molto diverso dai sistemi politici europei. Lo spettro politico è molto ampio anche in seno di un solo partito. Sì, è vero i Russi sono molto patriottici e ciò tanto nei partiti di destra che in quelli di sinistra.

Quando è stato chiesto a Vladimir Putin a quale ideologia si richiamava quest’ultimo ha risposto: “non trovate che le ideologie hanno fatto abbastanza danni?" Recentemente, Sergueï Lavrov aveva affermato che la Russia si sentiva parte della civilizzazione europea.

24- La Russia sara' un califfato islamico nel 2050

La realta' e' diversa, le persone di etnia russa rappresentano l’80% della popolazione del paese. Secondo un sondaggio del 2006 soltanto il 6% dei cittadini della Russia si considera “musulmano", consolidando il proverbio che “in Russia la vodka ha sciolto il corano". Inoltre, anche nel cuore delle zone musulmane della Russia (tatarstan, bachokorstan.) “i russi di etnia slava" rappresentano più del 50% della popolazione.

Inoltre la fertilità “dei Russi di nascita" è ormai più elevata di quella “dei musulmani" russi, eccetto in alcune regioni come la Cecenia, ma la sua popolazione non rappresenta che “l’1% della popolazione russa.

25- Berezovsky ha permesso l’arrivo di Putin al potere ed è ora sottoposto al linciaggio da parte dalle autorità russe che gli impediscono di ritornare nel suo paese.
Come il generale Lebed diceva: “Berëzovski è l’apoteosi di questa piccola cricca al potere che non è soddisfatta di mostrare che ruba quanto di farlo in totale impunita'. Lebed è morto in un incidente d’elicottero.

Il giornalista di Forbes Paul Khlebnikov ha scritto un libro su di lui “padrino del Cremlino", mettendo in evidenza questi legami con le mafie, quest’ultimo è ugualmente morto assassinato.

Berëzovski è stato tirato in causa in molti affari scabrosi ed omicidi non risolti. Ci sono mandati di arresto contro lui in Russia ma anche in Sudamerica.

Non sorprende che questo “grande democratico" sia difeso da molti occidentali.

Titolo originale: "Les 25 mythes Russophobes "

Fonte: http://www.geostrategie.com
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03.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA