venerdì 28 novembre 2014

Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct
Fonte:  Aurora sito
Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.
Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.
Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.
Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.
Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò […] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.
L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.
Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.
Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”
Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

giovedì 27 novembre 2014

La NSA ha ucciso Hugo Chavez?

Eva Golinger, Global Research, 14 gennaio 2014
Fonte: Aurora sito
598694Nel 2013, il Venezuela ha avuto uno dei momenti più difficili della storia con la morte del Presidente Hugo Chavez, il 5 marzo. Chavez, un grande leader, fu vittima di un cancro aggressivo morendo nel giro di due anni. Durante i suoi quattordici anni al potere, il carismatico presidente (sempre eletto democraticamente e a stragrande maggioranza) affrontava grandi e potenti nemici: colpi di Stato, sabotaggio economico, interferenze elettorali, finanziamenti per milioni di dollari della guerra psicologica e dell’opposizione nel Paese dalle agenzie statunitensi e attacchi personali furono alcuni dei modi e delle strategie di destabilizzazione che dovette affrontare durante il suo mandato. Era in cima alla lista della CIA quale principale obiettivo degli Stati Uniti, che ampliarono notevolmente (apertamente o velatamente) la presenza militare in Venezuela durante la sua presidenza. Con tutto ciò, la morte improvvisa e inaspettata ha dato adito a molti sospetti tra i suoi sostenitori e a tutti coloro interessati alla sua visione socio-politica. Chavez ha sfidato gli interessi dei più potenti e allo stesso tempo controllava i più grandi giacimenti di petrolio del pianeta.
La morte di Chavez potrebbe essere stato un assassinio politico?
Pochi anni fa la questione avrebbe fatto sorridere molti, ma oggi, con la grande quantità di documenti pubblicati dall’informatore di Wikileaks ed ex agente della NSA Edward Snowden, abbiamo la prova delle gravi violazioni dei diritti umani e delle sovranità nazionali commesse dal governo degli Stati Uniti, non solo i “cospirazionisti” e gli esperti della politica sporca degli Stati Uniti si pongono domande di questo tipo. Oggi il mondo sa come il governo degli Stati Uniti spia i suoi amici ed alleati. Nessuno cittadino o nemico sfugge agli occhi e alle orecchie di Washington.  Ora sappiamo che quasi tutte le ambasciate statunitensi nel mondo sono centri di spionaggio e d’intelligence, violando così tutte le norme e le regole internazionali, a prescindere dalle conseguenze. Conosciamo le gravi violazioni dei violazioni dei diritti umani commesse dalle forze USA in Iraq e Afghanistan, e sappiamo anche come il governo di Barak Obama abbia aumentato l’uso di aerei senza pilota (droni) per assassinare innocenti via telecomando.
Oggi sappiamo con quanta rabbia il governo del primo presidente afro-americano, perseguita coloro che hanno rivelato gli abusi di Washington, e ancora di più quando si tratta di cittadini degli Stati Uniti come Bradley (Chelsea) Manning e Edward Snowden Jeremy Hammond. Sappiamo che Washington ha usato il suo potere economico per tentare di neutralizzare Wikileaks e congelarne le finanze, bloccandone l’accesso a Mastercard, Visa e Paypal con l’unico obiettivo di soffocarne la voce e impedire la continua pubblicazione di documenti che svelano le basse azioni della Casa Bianca. Tutte queste rivelazioni hanno reso meno scettico e più realistico il pubblico mondiale sulla capacità del governo degli Stati Uniti nel ridurre al silenzio i suoi nemici, nascondere gli errori ed utilizzare tutti i mezzi possibili per mantenere il suo dominio. Hugo Chavez fu un sassolino nella scarpa imperiale. Sottovalutato da analisti e consulenti “da guerra fredda” di Washington, Chavez ha messo fine all’influenza e al dominio degli Stati Uniti in America Latina in meno di un decennio. Ha trasformato il Venezuela da Paese dipendente, soggetto alla cultura politica degli Stati Uniti, in una nazione sovrana, libera, indipendente, dignitosa e orgogliosa delle proprie radici, storia e cultura indo-afro-americana. Ha ripreso il controllo delle risorse strategiche, non solo in Venezuela ma in tutta l’America Latina sotto la bandiera della giustizia sociale. Ha promosso l’integrazione regionale e la creazione di organizzazioni come l’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), la Comunità di Latina e dei Caraibi (CLAC), tra gli altri. La sua mano ferma contro le aggressioni degli Stati Uniti è stata un esempio e un’ispirazione per milioni di persone nel mondo, che hanno avuto una speranza con la rivoluzione in Venezuela e la sua espansione regionale.
Senza dubbio molti potenti interessi di Washington e altrove, volevano la scomparsa fisica di Hugo Chavez. Cercarono questo obiettivo con un colpo di Stato sostenuto da Washington, nell’aprile 2002, che fallì. Pochi mesi dopo, cercarono di cacciarlo dal potere con un grave sabotaggio economico che quasi distrusse l’industria petrolifera del paese, ma fallì anche questo. Un anno e mezzo dopo, mercenari paramilitari furono inviati dalla Colombia per ucciderlo, ma furono catturati dalle autorità venezuelane e il complotto fu neutralizzato. Negli anni che seguirono vi furono diversi attentati contro la sua persona e molti piani per destabilizzarne il governo, ma non funzionarono. Nel frattempo, la popolarità di Chavez continuava a crescere e il suo programma socialista cominciò a prendere forma nel Paese. I documenti della NSA svelati da Snowden, rivelano che il Presidente Chavez e il suo governo erano tra i sei principali obiettivi dello spionaggio statunitense almeno dal 2007. Appena un anno prima, la Casa Bianca creò una speciale missione d’intelligence in Venezuela, che faceva rapporto direttamente al direttore dell’intelligence nazionale, saltando la CIA e tutte le altre 15 agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Tale missione speciale era completamente illegale e aveva grandi mezzi finanziari e altro. C’erano solo due altre missioni di questo tipo: per l’Iran e la Corea democratica. Il Venezuela associato ai due Paesi dichiarati nemici da Washington indicava la minaccia di Hugo Chavez per il governo degli Stati Uniti.
La malattia
Il cancro che ha afflitto Hugo Chavez, causandone la morte improvvisa, era assai raro. Allora Nicolas Maduro disse che il cancro era insolito, ignoto e molto aggressivo. Non colpiva un particolare organo. Non vi furono casi di cancro nella famiglia Chavez, non c’era una predisposizione genetica. Fu scoperto nel giugno 2011 e nonostante le robuste cure morì in meno di due anni. Documenti declassificati dell’US Army ottenuti dalla Associated Press nel 1995 con l’Access to Information Act (FOIA) evidenziano che dal 1948 il Pentagono cerca di sviluppare un’arma da irradiamento per omicidi politici. Un’altra informazione sullo studio dell’US Army nel 1969 conferma che l’uso illegale delle radiazioni come arma può causare malattie gravi o la morte degli oppositori politici. In altre parole, si tratta di un metodo per l’omicidio attivamente sviluppato.
Si può facilmente immaginare, con Washington che testa le radiazioni per gli assassinii politici fin dal 1948, a cosa può essere giunta con la tecnologia del 21° secolo.
Assassinio attraverso lo spionaggio
Un cablo segreto del dipartimento di Stato del 31 gennaio 1976 avvertiva sui gravi effetti alla salute provocati dalle microonde utilizzate dal KGB per spiare l’Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca: “Secondo i nostri medici, prolungati livelli di radioattività da microonde presso l’Ambasciata degli Stati Uniti, si dimostrano una minaccia per la salute.” Tuttavia, Washington sviluppò strumenti per lo spionaggio più potenti e dalle radiazioni di maggiore frequenza. Documenti della NSA svelati da Edward Snowden e recentemente pubblicati dal giornale tedesco Der Spiegel indicano un potente dispositivo sviluppato dall’agenzia statunitense, che emette onde radio continue e ad alta frequenza contro il bersaglio della sorveglianza e della raccolta delle comunicazioni. Secondo un documento top secret dalla NSA, il sistema CTX4000 è un’“unità radar portatile ad onda continua (CW), utilizzata per illuminare un bersaglio da cui recuperare le informazioni all’esterno della rete.” Il CTX4000 raccoglie segnali che non possono essere raccolti altrimenti, o che lo sarebbero difficilmente, così come il loro trattamento. Il documento ne descrive le capacità: “Frequenza: 1-2 Ghz; banda larga a 45MHz, potenza di uscita: 2W con l’amplificatore interno, con amplificatore esterno fino a 1KW.” Un chilowatt produce una potente onda radioattiva, che proiettata su una persona a lungo può causare seri danni alla sua salute. Lo studio dell’esercito degli Stati Uniti del 1969 (già menzionato) sugli effetti sulla salute delle radiazioni quale arma, indica che l’impatto (o evento desiderato, cioè la morte del bersaglio) può verificarsi anni dopo l’esposizione all’agente radioattivo.
Tra i documenti della NSA pubblicati da Spiegel, vi sono informazioni su altre forme di spionaggio attraverso telefoni cellulari, sistemi wireless, reti mobili che potrebbero anche avere gravi effetti sulla salute del bersaglio. Tuttavia l’uso di un’apparecchiatura radar portatile che emette un’onda continua ad alta frequenza su una persona, sembra essere più uno strumento di omicidio che di spionaggio. Hugo Chavez fu l’obiettivo principale della NSA per anni. La possibilità che i loro strumenti di spionaggio abbiano contribuito, se non causato, la malattia non sembra più fantascienza come sarebbe apparso in altri momenti.
1228-hugo-chavez_full_600Copyright © 2014 Global Research
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egypt’s Great, Anti-Imperialist President, Gamal Abdel Nasser

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Evo Morales: «Un governo di luna piena»



Bolivia. Il viaggio del presidente indigeno, dal Vaticano allo stadio, dalla Fao alla Sapienza dove lo abbiamo incontrato
Evo Morales alla partita della Roma
Evo Mora­les a tutto campo, da quello poli­tico a quello cal­ci­stico. Nel suo viag­gio in Ita­lia, il primo pre­si­dente indi­geno della Boli­via non si è rispar­miato niente: dall’Incontro mon­diale con i movi­menti popo­lari e con papa Fran­ce­sco, a quello alla Sapienza con stu­denti e docenti, al «Dia­logo sulla nutri­zione» del G77 alla Fao, pas­sando per la par­tita allo sta­dio. Un pre­si­dente col vento in poppa orien­tato dalle cifre: quelle della sua terza rie­le­zione a grande mag­gio­ranza e quelle della cre­scita eco­no­mica, san­ti­fi­cate dal Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale e dalla Banca mondiale.
Quanto basta per spin­gere anche i grandi media ad abbas­sare per un istante il soprac­ci­glio sem­pre alzato verso «i popu­li­smi lati­noa­me­ri­cani», e a toglierlo dalla lista dei soliti invisi (Cuba, Vene­zuela e en pas­sant l’Argentina che alza la testa con­tro i fondi avvol­toi). E poco importa se, solo un anno fa, quello stesso Mora­les veniva trat­tato dall’Europa come un qua­lun­que fur­fante: per il sospetto di aver nasco­sto sul suo aereo pre­si­den­ziale l’uomo più ricer­cato del momento, la fonte del Data­gate Edward Sno­w­den. In quell’occasione, i paesi socia­li­sti dell’America latina ave­vano fatto blocco, spal­leg­giando la Boli­via, e Mora­les aveva poi ampli­fi­cato la soli­da­rità ricevuta.
Anche in que­sto viag­gio, il pre­si­dente boli­viano ha messo l’accento sui legami di inter­scam­bio sud-sud che pra­tica il suo paese all’interno del con­ti­nente: «Siamo diversi, ognuno ha il suo pro­getto e la sua sto­ria, ma con un orien­ta­mento comune sia sul piano nazio­nale che a livello di inte­gra­zione regio­nale – ha detto al mani­fe­sto – Sono stato alla pre­si­denza pro-tempore di Una­sur, abbiamo rag­giunto l’unità sulla base di prin­cipi che ven­gono dal nostro pas­sato. Un’attitudine che fa paura a Washing­ton e che si è messa in moto nel 2004, quando Fidel, Hugo e Nestor Kirch­ner hanno scon­fitto il pro­getto dell’Alca, l’Accordo di libero com­mer­cio: che si dovrebbe chia­mare accordo di libero e pri­vato pro­fitto, così come ora è l’Accordo del paci­fico. E mi chiedo: che cosa ci fa Michelle Bache­let, una pre­si­dente che si dice socia­li­sta e che è stata votata dagli ope­rai in quella alleanza? La vera spe­ranza è quella rea­liz­zata dagli esclusi di ieri».
Un cam­bia­mento evi­den­ziato dall’arrivo alla pre­si­denza dei «guer­ri­glieri che si sono bat­tuti con­tro le dit­ta­ture oggi sono al governo»: da Daniel Ortega in Nica­ra­gua, a Pepe Mujica in Uru­guay a San­chez Céren in Sal­va­dor, a Dilma Rous­seff in Brasile.
E anche se oggi «le rivo­lu­zioni non si fanno con le armi ma con la coscienza dei popoli», il cam­bia­mento in corso in Ame­rica latina è di carat­tere strut­tu­rale. In Boli­via — ha rispo­sto ancora Mora­les — si basa sul con­trollo delle risorse e su «un’alleanza di classe che ha dato allo stato una sostanza e una legit­ti­mità che prima non aveva. Un’alleanza costruita durante anni di lotta sin­da­cale, che ha por­tato a un’unità elet­to­rale capace di arri­vare al potere e ha man­te­nuto la matu­rità suf­fi­ciente per rimet­tere insieme quando occorre anche com­po­nenti della sini­stra che di solito si respin­gono come l’acqua e l’olio».
Un cam­bio di indi­rizzo per­fino nelle ric­che zone della Boli­via che la destra defi­ni­sce «la mez­za­luna» e che ora hanno votato Mora­les: «E così ora la luna è diven­tata piena — scherza il pre­si­dente, ma glissa sulla nostra domanda a pro­po­sito della for­ma­zione di una «nuova bor­ghe­sia aymara» e sulle cri­ti­che avan­zate da certi set­tori della sini­stra boliviana.
«Prima per Washing­ton ero il bin Laden andino, ora mi invi­tano nelle uni­ver­sità Usa a spie­gare il nostro modello di cre­scita che ha evi­tato il ricatto dell’Fmi», ha detto Mora­les durante la con­fe­renza “Soli­da­rietà, com­ple­men­ta­rietà e auto­de­ter­mi­na­zione dei popoli”, intro­dotta dal pro­fes­sor Luciano Vasa­pollo. Per rag­giun­gere que­sti risul­tati — ha detto ancora il pre­si­dente — «abbiamo dovuto libe­rarci dello Stato colo­niale e di un pro­blema serio: la costante minac­cia paven­tata dagli Stati uniti che, se aves­simo fatto a modo nostro, nes­suno avrebbe più inve­stito in un paese men­di­cante e mal­vi­sto come la Bolivia».
Ma, ancora una volta, a infon­dere corag­gio sono stati i pre­si­denti socia­li­sti, allora Fidel Castro a Cuba e Hugo Cha­vez in Vene­zuela: «Evo, nazio­na­lizza, non avere paura, mi hanno detto». E il modello è risul­tato vincente.
Nazio­na­liz­zando il set­tore degli idro­car­buri, il socia­li­smo andino ha ridi­stri­buito le risorse mediante buoni e dona­zioni, con il soste­gno di leggi che «oggi con­sen­tono a quasi il 50% delle donne di gestire pro­prie unità pro­dut­tive, men­tre prima non pote­vano inte­starsi nulla e che le hanno por­tate a con­di­vi­dere il governo del paese». Misure che si arti­co­lano a par­tire dai prin­cipi ance­strali «non essere pigro, né ladro, né bugiardo», ha detto ieri Mora­les alla Fao e che pon­gono al cen­tro «i diritti col­let­tivi con­tro la pri­va­tiz­za­zione dei beni comuni, in primo luogo la terra, l’acqua e il cibo, e la sovra­nità alimentare».
Un modello «indi­pen­dente dalle dona­zioni esterne, dal loro ricatto e dai costi», ha spie­gato ancora Mora­les ricor­dando la situa­zione che ha tro­vato appena arri­va­toal governo: «per il grano dipen­de­vamo dagli Stati uniti» e dalle grandi imprese che pote­vano mani­po­lare il mer­cato a loro pia­ci­mento. Allora, oltre ad aver inse­gnato «a uti­liz­zare il nostro cibo indi­geno, la qui­nua, ho tele­fo­nato a Cri­stina Kirc­k­ner e le ho detto: guarda che i grin­gos mi vogliono tagliare il grano, dam­melo tu. E lei lo ha fatto e per que­sto la rin­gra­zio». Da allora, «la qui­nua è entrata nel palazzo e ce la richie­dono anche all’estero e ci siamo svin­co­lati dal ricatto economico».
Un modello di eco­no­mia comu­ni­ta­ria basato sul rap­porto diretto tra pic­coli pro­dut­tori e stato: senza inter­me­diari che spe­cu­lano e per que­sto buon motore della sovra­nità alimentare.

Brasile: disoccupazione al minimo grazie alle politiche di Dilma Rousseff


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da Telesur
Le politiche inclusive del governo di Dilma Roussef hanno portato un calo del tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2014. Quello fatto segnare questo ottobre è il più basso dal 2002
Il tasso di disoccupazione in Brasile nel mese di ottobre è stato del 4,7 per cento, il più basso dal 2002, quando fu adottata la corrente metodologia di rilevazione trimestrale, secondo quanto riferito mercoledì dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE).
La disoccupazione è calata di mezzo punto percentuale rispetto ad ottobre 2013 (5,2%), scendendo al di sotto della percentuale (4,9%) registrata nel mese di settembre di quest’anno.
Per quanto riguarda il secondo trimestre del 2014, il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,4% al 6,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il numero dei disoccupati in Brasile è di 6,8 milioni, il 3% in meno comparando il dato al primo trimestre di quest’anno e il 7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2013.
Inoltre, l’occupazione totale ha raggiunto i 92,1 milioni, un volume superiore rispetto al primo trimestre dell’anno, quand’era pari a 91,2 milioni di occupati. Ma nello stesso periodo del 2013, la forza lavoro totale era di 90,3 milioni.
Il basso tasso di disoccupazione dimostra l’efficacia delle politiche pubbliche e del modello inclusivo e produttivo adottato dal governo della ‘presidenta’ Dilma Rousseff.
Il numero di persone impiegate nelle sei grandi regioni metropolitane (San Paolo, Rio de Janeiro, Porto Alegre, Belo Horizonte, Salvador e Recife) ha raggiunto i 23,3 milioni; un incremento dello 0,8% rispetto allo scorso settembre e senza sostanziali variazioni rispetto ad ottobre dell’anno passato.
Stipendi aumentati
L’IBGE ha inoltre informato che lo stipendio medio mensile dei lavoratori dipendenti in Brasile ha raggiunto i 2.122,10 reales (819 dollari), che significa un aumento del 2,3% rispetto al mese di settembre e del 4% in confronto a quanto registrato nell’ottobre del 2013.
Il Brasile ha ottenuto i dati sulla disoccupazione in base allo «Estudio Nacional por Muestra de Domicilios Continuo (PNAD-Continuo)», trimestrale, seguendo le raccomandazioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).
[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Fonte: ALBA Informazione

mercoledì 26 novembre 2014

Russian Diplomats Laid Flowers on Grave of Soviet Spy Richard Sorge on the 70th Anniversary of His Death


00 Richard Sorge 01. 07.11.14

 
00 Richard Sorge 02. 07.11.14

At Tama Cemetery in the southwestern Tokyo suburbs, Russian diplomats held a memorial ceremony at the grave of legendary Soviet spy Richard Sorge on the 70th anniversary of his execution in Sugamo Prison on 7 November 1944. Flowers laid Russian Ambassador to Japan Yevgeny Afanasyev and senior diplomats of the Embassy, ​​as well as students of the school at the Russian diplomatic mission named after the famous spy, laid flowers on his grave. There were symposia and meetings on the Sorge Affair in Japan this month, as there’s still much interest in it amongst journalists and the scientific community. In particular, in particular, a major conference took place at the University of Aichi in Nagoya. On 8 November, at Tokyo’s Meiji University, with the support of the Centre for Studies of Japanese-Russian History, will host an International Symposium, which shall consider the activities of Sorge in China and Japan.
As an agent of Soviet military intelligence, German Communist Richard Sorge arrived in Japan in 1933 and created a highly effective network of agents. He enjoyed the full confidence of the Nazi Embassy in Tokyo, and he managed to receive secret information from the highest circles of the Japanese leadership. Under the code names “Ramsay” and “Inson”, he sent out one of the first pieces of intel on the approximate time of the planned attack of Nazi Germany on the USSR. Of even greater value was his intel about the fact that Japan wasn’t going to enter the war against the USSR in 1941. Historians say that he made a considerable contribution to Moscow’s victory. Japanese counterintel arrested Sorge on 18 October 1941. After interrogation, a court sentenced him to death by hanging. On 7 November 1944, in Sugamo Prison, the authorities hanged Sorge and his closest associate, Japanese journalist Ozaki Hotsumi. Another active agent in his group, Miyagi Yotoku, died in prison in 1943. Another member, journalist Branko Vukelić, received a life sentence, but died shortly afterwards, and US forces released radioman Max Clausen from prison after the war. In 1964, the USSR posthumously made Richard Sorge a Hero of the Soviet Union. Not only has there been a thorough investigation of Sorge’s life and times in Japan, just this year a very successful feature film about Sorge appeared in Japanese cinemas.
7 November 2014
ITAR-TASS
http://itar-tass.com/obschestvo/1556406
Editor:
Contemporary Russians do NOT denigrate the Soviet past… it’s one reason the godless Republican filth hate them so much. I’ll simply say this… the Church serves Pannikhida for the VOV war dead of the Red Army and it serves Pannikhida on the graves of the Soviet war dead in Spain. You can stand with the REAL Church or you can stand the phonies who suck up to the Republican Party. Choose wisely…

Russia-Corea: il colpo anti-sanzioni di Putin!

Elisabetta Studer Le Blog Finance, 22 aprile 2014
Fonte: Aurora sito vladimir-putin-lee-myung-bak-2010-9-9-12-31-8Le sanzioni brandite dall’occidente per cercare di frenare le ambizioni egemoniche di Putin in Ucraina potrebbero rivelarsi una lama a doppio taglio, il vantaggio principale del Cremlino è l’opportunità di sviluppare le relazioni con Cina, Giappone e Corea del Sud. Nel tentativo d’individuare nuovi mercati esterni a quello comunitario, cui vendere il prezioso gas. E’ con tale pensiero che Mosca ha infatti eliminato il 90% del debito della Corea democratica, la quasi totalità dei 10 miliardi di dollari di debito del Paese. Putin non ha fatto nulla di filantropico. Nella sua “generosità” la Russia potrà infine agevolare la costruzione di un gasdotto per la Corea del Sud. La cancellazione del 90% del debito della Corea democratica è stata approvata il 18 aprile dai deputati della Duma di Stato, ratificando un accordo negoziato nel 2012. Il saldo del restante 10% sarà ristrutturato in pagamenti semestrali per 20 anni. Il viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak ha dichiarato che tale somma sarà utilizzata per finanziare progetti congiunti in Corea democratica, tra cui la costruzione di un oleodotto per collegare i giacimenti di gas della Siberia, in Russia, alla bulimica Corea del Sud. Ricordate che questo progetto è in sviluppo da alcuni anni da parte del gigante gasifero russo Gazprom. L’obiettivo primario è fornire alla Corea del Sud 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il gasdotto è anche un elemento essenziale per la strategia dell’espansione asiatica di Gazprom, che cerca a tutti i costi di estendere la sua pipeline da Sakhalin e dalla Siberia.
Un gasdotto nell’ambito di un progetto vincente
Il vertice tra Medvedev (allora presidente russo) e il suo omologo nordcoreano Kim Jong-il, in Siberia nell’agosto 2011, concordò l’istituzione tra Federazione russa e Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) di una commissione speciale per la realizzazione del gasdotto tra Russia, Corea democratica e Corea del sud. La commissione dovrebbe in particolare determinare il volume trasportato e l’importo delle tasse di transito da versare alla RPDC. Se le autorità della Corea del Sud non reagirono immediatamente all’annuncio, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak dichiarò poi a New York che questo progetto è “vincente” per tutte le parti coinvolte (Mosca, Pyongyang e Seul). Nonostante la campagna ostile ai progetti del gasdotto trans-coreano guidata da certi media conservatori della Corea del Sud, che avevano sottolineato i potenziali rischi di una “sottrazione” del gas durante il trasporto, nonché dell’interruzione delle forniture in caso di deterioramento delle relazioni Nord-Sud, il presidente sudcoreano si era mostrato favorevole. Attraverso l’avvio di questo gasdotto, la Corea del Sud, oggi il secondo maggiore importatore di gas fornito esclusivamente via mare, potrebbe ridurre i costi di approvvigionamento di gas naturale al 30%. Le tasse di transito imposte dalla Corea democratica potrebbero portarle 100 milioni di dollari all’anno.
Il mercato asiatico: un’alternativa ai mercati europei
Ricordiamo inoltre che durante il suo recente discorso al parlamento russo, Putin ha assegnato ai deputati il compito di sviluppare attivamente i collegamenti con l’Asia orientale. Nel settembre 2013, il Ministero per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente russo vide i suoi poteri ampliati in modo significativo. Lo sviluppo delle relazioni con l’Asia permetterebbe anche di garantirsi nuove opportunità, nel caso dell’adozione di sanzioni più dure contro la Russia. Secondo Sergej Men, partner associato del comitato investimenti della Hong Kong Eurasia Capital Partners, l’Asia può diventare per la Russia una vera e propria alternativa all’Unione europea. Argomenti: i Paesi del Sud-Est asiatico sono il mercato in più rapida crescita per i prodotti di punta delle esportazioni russe: petrolio, metalli, prodotti chimici ed alimentari.
pipeline-russai-korea-sakhalineFonti: ats, Kommersant, Le Courrier de Russie
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora