venerdì 11 aprile 2014

50 verità del Presidente Vladimir Putin sulla Crimea

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DI SALIM LAMRANI

Opera Mundi

Il 18 marzo 2014, dal Cremlino, il Presidente Vladimir Putin ha pronunciato uno storico discorso a seguito del referendum tenutosi in Crimea. I media occidentali hanno scelto di ignorare il punto di vista russo riguardo alla crisi ucraina.(1)

1. La Crimea è parte della storia russa e questa realtà è radicata nei cuori e nella mente dei suoi abitanti. Lì fu battezzato il Gran Principe Vladimir I. Sempre in questo territorio si trovano molte tombe dei soldati russi che permisero l’integrazione della Crimea all’Impero russo.

2. Sebastopoli è la culla della Flotta russa del Mar Nero.

3. Dopo la Rivoluzione del 1917 i bolscevichi aggregarono arbitrariamente una gran parte del sud storico della Russia all’Ucraina. Questo venne fatto senza tener conto della composizione etnica della popolazione, e oggi queste zone formano il sud-est dell’Ucraina.


4. Nel 1954 la Crimea venne ceduta all’Ucraina così come Sebastopoli, anche se era una città federale. Fu un’iniziativa personale dell’allora capo del Partito Comunista Nikita Krusciov.

5. Quella decisione venne presa violando totalmente le norme vigenti in quell’epoca, senza chiedere  l’opinione degli abitanti della Crimea e di Sebastopoli. Se ne resero conto a giochi fatti.

6. In quell’epoca Ucraina e Russia erano parte di un unico Stato, l’URSS, neanche si poteva immaginare che un giorno si sarebbero separati.

7. A seguito del crollo dell’Urss la gente delle vecchie repubbliche sovietiche sperava che la nuova Comunità di Stati Indipendenti diventasse la nuova forma dello Stato. I dirigenti poi promisero una moneta unica, uno spazio economico unico e una forza armata congiunta. Ma così non fu.

8. Poi saccheggiarono la Crimea alla Russia.

9. Col crollo dell’Unione Sovietica milioni di persone “si addormentarono in un paese e si svegliarono in un altro, diventando da un giorno all’altro minoranze etniche nelle ex Repubbliche dell’URSS, mentre la Russia è diventato uno dei più grandi, forse il più grande, gruppo etnico al mondo diviso dalle frontiere”.

10. Nel 1991 i residenti di Crimea e Sebastopoli furono abbandonati al loro destino. E’ il sentimento generale condiviso dagli abitanti di questa regione.

11. Per il quieto vivere e per un buon vicinato la Russia non ha rivendicato la Crimea e Sebastopoli che gli sarebbero, tra l’altro, appartenuti di diritto.

12. Nel 2000, dopo una trattativa col Presidente ucraino Leonid Kuchma, la Russia ha riconosciuto che la Crimea era de facto e de jure territorio ucraino.

13. La Russia sperava che l’Ucraina mantenesse un’amicizia reciproca e che i cittadini russi, e i ussofoni, in particolare nel sud-est del paese e in Crimea, venissero protetti e potessero godere dei loro diritti.

14. Tuttavia russi e russofoni negli anni sono stati sottoposti a sempre maggiori tentativi di assimilazione forzata e di “privazione” della loro memoria storica.

15. Le attuali aspettative del popolo ucraino per un miglioramento della vita sono legittime.

16. La Russia era “vicina” ai manifestanti di piazza Maidan che rifiutavano la corruzione, il mal governare dello Stato e la povertà. Erano tutte rivendicazioni legittime secondo Mosca.

17. Nel 2013 tre milioni di ucraini sono emigrati in Russia per lavoro, le loro entrate furono di 20 milioni di dollari, circa il 12% del PIL dell’Ucraina.

18. Tuttavia il 21 febbraio del 2014 i cospiratori hanno rovesciato un governo legittimo, preso illegalmente il potere ricorrendo al terrore, agli omicidi e ai saccheggi. Alcuni nazionalisti, neonazisti nemici dei russi e antisemiti hanno eseguito questo golpe e ora sono al comando.

19. Gli Stati Uniti e l’Europa occidentale sono complici in questo colpo di stato e riconoscono ufficialmente le nuove autorità.

20. Il nuovo Governo de facto ha immediatamente presentato una proposta di legge di revisione della politica linguistica, una diretta violazione dei diritti delle minoranze etniche, con l’obiettivo, tra l’altro, di proibire la lingua russa.

21. Oggi non vi è nessuna autorità esecutiva legittima in Ucraina.

22. I sostenitori dell’autorità legittima sono stati repressi, a partire dalla Crimea.

23. Di fronte a questi avvenimenti gli abitanti di Crimea e Sebastopoli si sono rivolti alla Russia per essere aiutati a difendere i loro diritti e le loro vite e per prevenire la diffusione degli eventi di Kiev, Donetsk, Kharkov e di altre città ucraine.

24. La Russia aveva il dovere di rispondere alla chiamata degli abitanti di Crimea che si sentivano in pericolo.

25. In nessun momento la Russia ha violato i diritti internazionali. Le forze armate russe non sono mai entrate in Crimea poiché si trovavano già li.

26. Gli accordi militari prevedono una presenza di 25.000 soldati russi in Crimea e mai si è superato
 questo limite.

27. Il Consiglio Supremo della Crimea, prevedendo che le nuove autorità golpiste non avrebbero garantito i diritti della regione, ha preso come riferimento la Carta delle Nazioni Unite e più precisamente il diritto dei popoli all’autodeterminazione per dichiarare la sua indipendenza e organizzare un referendum.

28. Il 16 marzo 2014 l’82% degli elettori ha partecipato alla consultazione e il 96% dei votanti si è pronunciato a favore della riunificazione con la Russia.

29. L’Ucraina nel ’91 adottò lo stesso procedimento quando decise di separarsi dall’URSS. L’Ucraina ha approfittato di questo diritto e ora lo nega agli abitanti della Crimea. Perché?

30. La popolazione della Crimea è di 2,2 milioni di persone tra cui 1,5 milioni di russi, 350mila ucraini madrelingua russa e 300mila tartari.

31. Le autorità della Crimea hanno usato esattamente lo stesso procedimento del Kosovo quando decise di separarsi dalla Serbia, con l’appoggio dei paesi occidentali, senza chiedere autorizzazioni alle autorità centrali.

32. Sulla base dell’Art.2 del Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale dell’ONU ha approvato tale decisione. “Nessun divieto generale può essere dedotto dai precedenti del Consiglio di Sicurezza per quanto riguarda le dichiarazioni d’indipendenza. Il diritto generale internazionale non prevede alcun divieto contro le dichiarazioni d’indipendenza”.

33. Il 17 aprile del 2009, per quanto riguarda il Kosovo, gli Stati Uniti hanno sottoposto alla Corte Internazionale delle Nazioni Unite il seguente testo: “Le dichiarazioni d’indipendenza possono, ed è questo il caso, violare le leggi nazionali. Tuttavia ciò non costituisce una violazione del diritto internazionale”.

34. I principi validi per il Kosovo devono esserlo anche per la Crimea.

35. L’esercito russo non ha sparato nemmeno una volta e non ha causato alcuna vittima.

36. La situazione Ucraina riflette il mondo di oggi. I paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, preferiscono la forza delle armi a quella dei diritti e pensano di poter decidere autonomamente il destino del mondo. Usano la forza con gli stati sovrani, creano coalizioni basandosi sul seguente principio: “Se non siete con noi siete contro di noi”.

37. “Per dare un’apparenza di legittimità alle sue aggressioni obbligano le organizzazioni internazionali ad adottare le necessarie contromisure, e se per un qualsiasi motivo non funziona ignorano semplicemente il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le Nazioni Unite intere”.

38. Un esempio è la Yugoslavia nel 1999 quando Belgrado fu bombardata per settimane senza alcuna risoluzione dell’ONU. Stessa cosa per Afghanistan e Iraq. In quanto alla Libia si è violata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza perché invece di imporre una no fly-zone hanno cominciato a bombardarla.

39. Il colpo di Stato in Ucraina, organizzato dai paesi occidentali, ha l’obiettivo di impedire l’integrazione eurasiatica.

40. L’espansione della NATO verso Est e il dispiegamento di strutture militari, come i sistemi di difesa antimissile, alle porte della Russia, sono le prove lampanti di questo.

41. In Ucraina le nazioni occidentali hanno passato la “linea rossa”.

42. Milioni di russi vivono in Ucraina e in Crimea, bisogna mancare d’istinto politico per non prevedere le conseguenze di tali atti.

43. La Russia si è trovata in una posizione dalla quale non poteva ritirarsi. Se si comprime al massimo una molla un giorno questa libererà una gran forza. Si dovrebbe saperlo questo.

44. La Russia è un partecipante indipendente e attivo negli affari internazionali, come altri paesi ha i propri interessi nazionali da prendere in considerazione e rispettare. Soprattutto con la prospettiva che l’Ucraina si integri alla NATO.

45. Il popolo russo aspira a ristabilire l’unità del suo territorio, del quale fa parte la Crimea.

46. Il rispetto per i diritti dei russi e degli abitanti di lingua russa in Ucraina sono “la garanzia di stabilità dello stato ucraino e della sua integrità territoriale”.

47. La Russia vuole mantenere relazioni amichevoli con l'Ucraina.

48. Secondo alcune indagini condotte in Russia, il 92% dei cittadini è a favore della riunificazione della Crimea con la Russia.

49. La Crimea in futuro avrà tre lingue nazionali tutte sullo stesso piano d’importanza: russo, ucraino e tartaro.

50. La crisi ucraina si deve risolvere attraverso la politica e la diplomazia secondo la costituzione del paese. Il linguaggio della forza, coercizione o minaccia non avrà nessun effetto sulla Russia.

Salim Lamrani

Fonte: www.rebelion.org

Link http://www.rebelion.org/noticia.php?id=182950


Tratto da:   http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13220

5.04.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIANLUCA MARTIN


Nota:

[1] Vladimir Putin, «Discorso del 18 marzo 2014», Kremlin, 18 marzo 2014. http://eng.kremlin.ru/news/6889 (sito consultato il 20 marzo 2014). Versione in francese: http://www.sayed7asan.blogspot.fr  (sito consultato il 20 marzo 2014). Versione in spagnolo: http://www.radionicaragua.com.ni/noticias/ver/titulo:7186-discurso-de-presidente-de-la-federacion-de-rusia-vladimir-putin-ante-los-diputados-de-la-duma-estatal (sito consultato il 20 marzo 2014).

giovedì 10 aprile 2014

Donetsk e Lugansk, implode l’Ucraina

Aleksandr Bojtsov Strategic Culture Foundation 10/04/2014


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Dal 6-7 aprile la situazione nelle zone sud-orientali dell’Ucraina evolve con velocità sorprendente. I manifestanti di Kharkov, Donetsk e Lugansk si sono riuniti per “protestare nel giorno del riposo”.  Ma questa volta non è andata come normalmente avviene prima che inizi un’altra settimana di lavoro. I manifestanti hanno continuato l’azione. A Kharkov, la prima capitale dell’Ucraina, hanno respinto l’attacco dei militanti di Fazione Destra, facendoli strisciare attraverso il “corridoio della vergogna”. Poi i manifestanti hanno sequestrato la sede dell’amministrazione regionale fino al mattino, quando l’edificio fu riconquistato dalle forze di polizia inviate da Kiev. E’ stato molto più difficile a Lugansk, città dei discendenti dei cosacchi del Don. In questo caso, i manifestanti hanno preso d’assalto l’ufficio del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), entrando in possesso di armi e pronti a respingere gli attacchi. C’erano molti ex-militari tra i manifestanti che hanno saputo condurre azioni di combattimento… Negli importanti eventi svoltisi a Donetsk, numerosi edifici amministrativi sono stati occupati, creando la “repubblica popolare” sovrana ed indipendente da Kiev, e proclamando il referendum sullo status della repubblica per l’11 maggio. I manifestanti hanno anche fatto appello a Mosca per inviare forze di pace nella regione. Marjupol, centro industriale e città portuale, è stata anche occupata da coloro che si oppongono al governo ad interim nella capitale.
Kiev non può ignorare gli eventi. Agendo da forze anfibie, i politici di Kiev sbarcavano a frotte nei centri amministrativi, tra cui Julija Timoshenko, che non detiene cariche ufficiali. Alla conferenza stampa all’aeroporto, ha detto che i manifestanti sono mercenari e agenti dei servizi di sicurezza russi. Secondo informazioni confidenziali provenienti da ambienti governativi a Kiev, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e Valentin Nalivajchenko, capo del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), insistono a che le proteste a Kharkov e Lugansk siano represse con la forza mentre vuote promesse devono minare il morale dei manifestanti di Donetsk.
Dal crollo dell’Unione Sovietica, la Crimea è vista come elemento speciale territoriale dai deboli  legami con la terraferma e pronta a “partire per la Russia” in qualsiasi momento. Il caso è molto diverso per le regioni filo-russe come il Donbass. La loro secessione sembrava sempre improbabile perché erano profondamente integrate con il resto del Paese. Una cosa è tagliare l’istmo di Perekop e il ponte Chongar, altra è chiudere le molte miglia di frontiera terrestre con le regioni limitrofe.  Tutte le regioni sud-orientali, che si oppongono a Kiev, hanno un potenziale industriale sviluppato;  tagliare i rapporti economici con le altre regioni del Paese rappresentava una grave minaccia per il benessere del popolo. Ciò ha scoraggiato i manifestanti dal compiere passi decisi volti alla separazione dal resto dell’Ucraina. Ma la decisione di Kiev di chiudere le miniere del Donbass lasciando oltre 70 mila persone senza lavoro, è stato il punto di svolta. Inoltre, le altre simili misure di austerità draconiane e le minacce a russi e russofoni espresse dai politici, hanno aggiunto benzina al fuoco. In realtà, Donetsk e Lugansk, città che erano politicamente passive, hanno fatto implodere la situazione nel sud-est dell’Ucraina. Non è un caso che gli Stati Uniti diano tanta attenzione agli eventi che possano fare da esempio avviando una reazione a catena fino alle regioni centrali e settentrionali come Kherson, Nikolaev, Odessa, Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Poltava, Sumy, Chernigov, Cherkassij, Kirovograd e la grande città di Kharkov.
Gli eventi a Donetsk e Lugansk possono innescare proteste su larga scala contro il regime neo-nazista a Kiev, e poi un effetto domino farà crollare l’intera struttura costruita dai golpisti giunti al potere con il colpo di Stato auspicato dagli Stati Uniti.
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La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.


 Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi ucraina, la relazione del comunista russo Nikolaj Arefiev a Città del Messico

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Cari compagni ed amici,
Permettetemi in primo luogo di trasmettervi un fraterno saluto del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, del Presidente del partito Gennadij Zjuganov e di tutti i comunisti della Russia.
Esprimiamo il nostro ringraziamento al Partito del Lavoro (del Messico, ndr) per l’invito che tutti gli anni riceve il nostro partito a partecipare a questo seminario che nell’ultimo decennio è divenuto un significativo esempio nel movimento del socialismo internazionale. Qui si analizzano problemi più che mai attuali della vita politica, sociale ed economica moderna ed i problemi del movimento comunista e di sinistra.
Nelle ultime settimane, nella vita del nostro partito e della Russia si sono prodotti importanti eventi. Voi lo sapete bene. Siamo legati all’Ucraina ed al fraterno popolo ucraino. Vergognosamente, la copertura informativa dei mezzi di comunicazione borghesi è molto tendenziosa e tergiversante. Desideriamo esporvi questi eventi in maniera obiettiva ed imparziale.
Negli ultimi anni, lo sviluppo della situazione politica in Ucraina è stato determinato soprattutto da un’aspra lotta tra i due gruppi del grande capitale “compradoro”, i cui interessi sono rappresentati dal Partito delle Regioni da un lato, ed i partiti che stavano all’opposizione: “Batkishvina” (Patria), “Udar” (Colpo) di Vitalij Klitshko, ed il neonazista “Svoboda” (Libertà), dall’altro.
Il risultato politico, della politica socio-economica ed estera ufficiale, con un totale disprezzo degli interessi delle ampie masse popolari, è stato il pericoloso deterioramento delle relazioni tra Ucraina e Russia, la caduta catastrofica della fiducia della popolazione verso tutte le istituzioni del potere pubblico, affetto dalla corruzione da cima a fondo. L’economia ucraina ha affrontato il pericolo del default.
L’Ucraina si è vista minacciata dalla divisione e dalla perdita dello Stato. Quando è divenuta inevitabile l’espansione del malcontento popolare, se ne sono approfittate le forze di opposizione filo-occidentali che tentano oggi di imporre la loro volontà e la loro ideologia nazista a tutto il Paese. Il confronto, crudamente, ha raggiunto il massimo grado: decine, centinaia di cittadini hanno affollato Piazza Majdan a Kiev e le strade di altre città.
Da una legittima protesta hanno tratto vantaggio gli estremisti e i seguaci di Stepan Bandera che hanno instaurato un governo totalmente illegale e incapace di governare in modo normale.
Nelle vie di Kiev si è scatenata una spirale di violenza che ha trovato una copertura mediatica unilaterale tanto in Ucraina quanto all’estero. I bellicosi seguaci di Bandera sono stati presentati come pacifici manifestanti per la causa popolare, ed i loro oppositori come nemici del popolo. Tuttavia, nel mondo molte persone capiscono che la causa dell’Euromajdan vanno oltre i limiti del rifiuto di Janukovich a sottoscrivere l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Dalla caduta del Terzo Reich, l’Europa affronta per la prima volta il perfido tentativo di rianimare il fascismo in Ucraina. Di conseguenza le lezioni della tragedia ucraina causata dalle potenze occidentali assumono oggi un significato pratico per tutti. Per questo è necessario conoscere e comprendere il meccanismo della messa in atto delle “rivoluzioni sporche” nel Nord Africa e in Ucraina.
La rinascita del neonazismo in Ucraina pone in evidenza la condizione neocoloniale dell’Ucraina nel sistema globale moderno con la connivenza diretta degli Stati Uniti. Il ruolo cinico del Nord America nella organizzazione del golpe fascista sulle rive dell’antico Dnestr non sorprende nessuno.
Gli Stati Uniti sono sempre stati dalla parte delle forze di destra per raggiungere i propri obiettivi geopolitici. D’altra parte, l’estensione dell’estremismo di destra in Ucraina deve essere analizzata nel contesto della crescente fascistizzazione dell’Europa nella condizione dell’acutizzazione della crisi globale del capitalismo. Ciò va creando una minaccia diretta alle basi della democrazia a livello mondiale.
Dimostra che la borghesia transnazionale ha portato l’Umanità ad un vicolo senza uscita, precludendo le possibilità pacifiche di sviluppo e puntando sempre più sulla violenza organizzata e sulla guerra agli albori del nuovo secolo. Gli Stati Uniti e la NATO hanno cambiato la pratica delle “rivoluzioni colorate” relativamente pacifiche con l’organizzazione di “insurrezioni di massa” nei paesi del “Terzo Mondo” e in “via di sviluppo”. Queste insurrezioni sono chiamate più frequentemente “rivoluzioni sporche” con l’obiettivo di rovesciare i regimi indesiderati con altri più docili.
Esiste una circostanza senza la quale è impossibile comprendere il significato di ciò che succede in Ucraina. Quello che avviene in Ucraina è l’espressione del confronto secolare tra Occidente (ora rappresentato da Stati Uniti, Unione Europea e NATO) da un lato, e Russia dall’altro. In tale confronto l’imperialismo nordamericano ed i suoi alleati europei cercano di destabilizzare l’equilibrio geostrategico vigente in Europa, separare l’Ucraina dai suoi alleati naturali nell’Est, ed imporre ad essa una scelta di civiltà estranea ai nostri popoli slavi.
In tale contesto merita attenzione la valutazione dell’essenza del problema ucraino data dal marxista canadese, professore emerito di Sociologia, James Petras: “Il conflitto tra Ucraina, Unione Europea e Russia – sottolinea – danneggia gli interessi economici secondari nordamericani, e danneggia tanto più gli interessi militari potenzialmente importanti degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sostengono la politica europea dell’incorporamento dell’Ucraina nel suo sistema economico e commerciale. L’Unione Europea sarà la principale beneficiaria del saccheggio dell’Ucraina, della penetrazione dei suoi mercati e dell’ottenimento di favolosi benefici finanziari. Gli Stati Uniti sono principalmente interessati all’incorporamento dell’Ucraina nella NATO come parte integrante della propria politica di accerchiamento della Russia. Niente potrà distogliere l’imperialismo nordamericano dalla volontà di conseguire questo obiettivo. Adotterà qualche misura per incorporare l’Ucraina nella NATO e convertire il suo territorio in una piazza d’armi antirussa. L’adesione dell’Ucraina alla NATO porterà alla sua partecipazione in tutte le avventure militariste degli Stati Uniti, la obbligherà a fornire la “carne da cannone” per i “punti caldi” di interesse della NATO e a partecipare alla guerra fratricida con la Federazione Russa, dove vivono 18 milioni di persone di origine ucraina. L’installazione delle basi militari degli Stati Uniti in Ucraina, permetterà loro di svolgere ricognizioni elettroniche e altre loro modalità sul nostro territorio e dispiegare il Sistema di Difesa Anti-missile sulla frontiera con la Russia. E’ sotto questo punto di vista che gli intenti di Janukovich di ampliare la cooperazione economica con la Russia furono recepiti dagli Stati Uniti e dai loro satelliti europei ed il suo rifiuto di sottoscrivere l’Accordo di Associazione con l’UE ha provocato l’ondata di isteria a Washington ed a Bruxelles. Il menzionato accordo prevede come obiettivo di separare per sempre l’Ucraina dalla Russia. D’altra parte la sua finalità è di debilitare l’Ucraina e la Russia come competitori degli Stati Uniti e dei Paesi dell’UE mediante la liquidazione dei resti del complesso economico unitario dell’URSS nel territorio di due nazioni storicamente vicine”.
Guidati dall’ossessione di far avanzare i propri interessi geostrategici in Ucraina, gli Stati Uniti hanno forzato con tutti i mezzi la sostituzione del regime di Janukovich, incluso l’accrescimento della pressione sui loro satelliti europei e l’assunzione di varie funzioni che prima erano prerogativa dell’Unione Europea.
I nuovi “padri della nazione”, che sono arrivati al potere mediante un colpo di Stato e si sono auto-proclamati “salvatori della patria”, poco si differenziano dai loro sostituiti. Può essere per il servizio più fedele ai propri padroni stranieri che hanno sostenuto l’“insurrezione di massa”.
Gli scenari e la loro realizzazione sono stati sviluppati dagli Stati Uniti e da altri paesi della NATO durante la “Primavera araba” nei paesi del Nord Africa. Oggi come oggi, i modelli africani si implementano in Ucraina in una nuova, più alta spirale “insorgente” con la manipolazione diretta degli “insorti” da parte della NATO e delle loro ambasciate a Kiev.
Allo stesso tempo la direzione del Majdan da parte della troika Jatsenjuk-Klitshko-Tjanjbokh porterà alla susseguente radicalizzazione dell’Euromajdan. Tutto ciò avrà delle conseguenza imprevedibili. E si determineranno per l’intromissione nelle azioni di protesta di Majdan da parte delle ambasciate delle nazioni della NATO a Kiev, Stati Uniti soprattutto. La posizione di attesa dei violenti del Majdan ricorda oggi la tregua prima del combattimento che può cessare in qualsiasi momento e portare ad una nuova “raccolta della morte” a Kiev. Per questo i ritardi nella risoluzione della crisi in Ucraina conducono alla divisione del Paese in vari frammenti “sovrani” e la pone al punto finale come Stato fallito. Seguirà, senza alcun dubbio, il trasferimento della rivoluzione “sporca” nel territorio russo per seppellire per sempre la civiltà sovietica che aveva lanciato la sfida all’imperialismo nel XX secolo. In questo contesto, le lezioni della tragedia ucraina devono convertirsi in un fattore di mobilitazione per la Federazione Russa. Il colpo di Stato perpetrato con la copertura dell’Occidente non ha tranquillizzato la divisa società ucraina. Le azioni impunite degli elementi fascistoidi, la barbarie dell’illegittimità e dell’arbitrarietà, contro le quali il nuovo potere degli impostori non intraprende alcuna azione, l’eblematica abolizione parlamentare della Legge sulla politica linguistica ha provocato una profonda indignazione nella società, soprattutto nella Repubblica Autonoma di Crimea e in varie province orientali e meridionali. Lì le persone che erano rimaste da molto tempo inattive hanno deciso di difendere i propri diritti e i propri interessi legittimi.
Oggi, molti politologi e politici si pongono una domanda: sono correlati gli eventi in Ucraina ed il referendum in Crimea? La risposta è “si” e “no” allo stesso tempo. La storia delle relazioni tra Russia e Crimea dura da oltre 250 anni. La Crimea è sempre stata parte della Russia, facendo eccezione il periodo nel quale Nikita Kruscev prese una decisione personale “regalando” la Crimea all’Ucraina.
Precedentemente le frontiere amministrative erano una formalità. Tutti noi vivevamo in un unico Stato: l’Unione Sovietica. Desideriamo che si capisca che la Federazione Russa quasi non ha famiglie che non hanno parenti in Ucraina. Quest’anno tra aprile e maggio si compiono i 70 anni di liberazione della Crimea dagli occupanti fascisti tedeschi. E su queste alture, il nuovo potere illegittimo di Kiev pretende che lì irrompano le squadracce di Bandera che hanno distrutto il centro di Kiev e che impongano alla Crimea il loro ordine nella sua essenza nazista-banderista ed apertamente fascista. Nessuna persona normale né in Ucraina, né in Crimea può accettarlo.
Possiamo affermare che gli ultimi avvenimenti in Crimea sono una reazione legittima degli abitanti al golpe di Kiev. L’essenza di ciò che è successo è la riunificazione della Crimea con la Russia. La Crimea è ritornata lì dove stava storicamente. Il processo di riunificazione è stato trasparente e democratico al massimo livello, mediante il referendum. La maggioranza schiacciante degli abitanti della Crimea e di Sebastopoli si è pronunciata in favore della riunificazione con la Russia dove avranno garantiti lo sviluppo libero della cultura, i diritti all’uguaglianza sociale e alla sicurezza. Il fatto più importante è che in questo modo si è impedito il genocidio contro il popolo russo e l’offensiva delle forze neonaziste.
Gli Stati Uniti ed i Paesi occidentali adottano sanzioni politiche ed economiche contro la Russia, dichiarando che non riconoscono i risultati del referendum in Crimea e a Sebastopoli. E’ in questo, che con un particolare cinismo si manifestano le doppie seccature dell’Occidente. Nel caso delle Isole Malvinas il referendum è legale, in Crimea no, nel Kosovo è legale, in Crimea no. I circoli governativi dell’Occidente temono la materializzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Essi temono i referendum in Catalogna ed in Scozia. Per la popolazione di tali territori l’esempio della Crimea è degno di essere riproposto.
Uno dei principali risultati degli avvenimenti attuali è il fallimento del mondo unipolare. Per la prima volta negli ultimi ventidue anni la popolazione della Crimea si è opposta al regime che gli Stati Uniti hanno impiantato in Ucraina e quasi all’unanimità hanno preso la decisione di voltare verso la Russia. Il Partito Comunista della Federazione Russa ha rispettato la volontà del popolo di Crimea e Sebastopoli. Non potevamo comportarci in altro modo, per il fatto che il nostro partito è il partito del popolo.
Con una grande preoccupazione seguiamo la sorte dei nostri compagni comunisti dell’Ucraina. Sono i primi contro i quali si levano le repressioni dei nazionalisti-neofascisti. Così ha iniziato il fascismo in Germania negli anni Trenta del secolo passato. Le prime vittime del fascismo furono i comunisti. Esiste una minaccia reale di repressione del Partito Comunista. Dobbiamo stare all’erta ed essere disposti a dare appoggio ed aiuto ai nostri compagni in qualsiasi momento.
Il Partito Comunista della Federazione Russa mantiene contatti con il Partito Comunista d’Ucraina e gli fornisce l’aiuto necessario. In questi giorni, si celebra il Congresso dei Comunisti dell’Ucraina. Raccomandiamo loro valore e fermezza.
Grazie per la vostra attenzione!
Nikolaj Arefiev
Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa

mercoledì 9 aprile 2014

Dell’Ucraina alla NATO, dalla Germania alla Russia


Dedefensa, 9 aprile 2014
Fonte: Aurora sito 481311Ognuno parla della seconda fase della crisi ucraina, della situazione in rapido peggioramento nella parte russofona dell’Ucraina meridionale e orientale. In questa processo il referendum in Crimea fu la prima fase. Seguiamo tali resoconti, ma dai contenuti del tutto diversi. Per noi, la fase 1 è iniziata nel novembre 2013, con l’incontro di Vilnius tra l’Ucraina (Janukovich) e l’Unione europea, con le conseguenze che conosciamo. Questa è la fase europea. Ora inizia la fase 2, con l’UE sostituita dalla NATO (da ciò, salvo eccezioni, si potrebbe passare a una nuova fase in cui l’UE ritornerebbe in prima linea). Finora, infatti, l’Unione europea se non è “la punta”, è almeno significativamente in ritirata per via dei gravi disaccordi tra i suoi membri (v. 8 aprile 2014).
E… siamo lontani dal dire che ci sia un coordinamento, che ci sia un piano generale, costruito qua e là (Stati Uniti, blocco BAO e tutti quanti, in aggiunta alle suddette organizzazioni). Ci sono opportunità, errori, battute d’arresto, cecità, contropiedi che si confondono allo stesso tempo, o si alternano, ma è pura tattica dell’occasione e dell’opportunità in generale, piuttosto che di comunicazione. Le vera dinamica è completamente dinamica del sistema, operata da due burocrazie (UE e NATO) in un processo a catena automatizzato dove troviamo l’ideale da grande potenza e la politica del sistema, e nessuna strategia, nessun piano prestabilito, nessun coordinamento, ecc., ma semplicemente una spinta cieca e furiosa, dalla stupidità così estrema quanto la forza che la guida, la nota dinamica del superpotere. Le circostanze hanno sempre più respinto in secondo piano l’UE, e la NATO a precipitarsi nel vuoto, tanto più che i fatti permettono di “militarizzare” la crisi il più rapidamente possibile. In realtà la stupidità estrema della NATO ha il vantaggio sull’UE della previsione e dell’esperienza, e i pupazzi cui il sistema da voce, Rasmussen in primo luogo, sono all’altezza del compito, cioè nei bassifondi del pensiero.
• MK Bhadrakumar in un breve articolo (dell’8 aprile 2014)  segnala la sceneggiata della NATO sul palco, con i soliti tonitruanti belle parole, giuramenti e valori storici, sempre nella testa di Rasmussen. Nessuna meraviglia che abbia eruttato in tale senso al palazzo dell’Eliseo, dove era in visita, alla presenza del nostro Presidente del pero, coronato dalla  clamorosa rilegittimazione nelle ultime elezioni. Naturalmente, Bhadrakumar non segue la nostra classifica ma le solite concezioni delle relazioni internazionali; ma la sostanza della posizione della NATO e implicitamente delle conseguenti sue ambizioni, sono visibili.
“Nelle valutazioni occidentali sembra che le cose siano pericolosamente sul punto d’infiammarsi in Ucraina. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha usato un linguaggio particolarmente forte, mentre avvertiva in una conferenza stampa a Parigi, dopo i colloqui con il presidente Francois Hollande, che “un ulteriore intervento russo (in Ucraina) sarebbe un errore storico e avrebbe gravi conseguenze sul nostro rapporto con la Russia”. Significativamente, Rasmussen ha toccato i legami della NATO con l’Ucraina. La scorsa settimana, in un articolo, aveva fatto capire che l’adesione alla NATO era aperta per l’Ucraina. L’impulso del momento sembra apparire mentre si avvicina il vertice della NATO di settembre, in Galles. Chiaramente, l’Atto istitutivo delle relazioni reciproche, cooperazione e sicurezza (1997) tra NATO e Russia è diventato una reliquia. Tale accordo aveva lo scopo di arruolare l’allora presidente russo Boris Eltsin alla decisione dell’amministrazione di Bill Clinton, nel 1996, di fare aderire alla NATO i Paesi del Patto di Varsavia (contravvenendo all’intesa con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov dell’allora segretario di Stato USA James Baker, secondo cui l’alleanza occidentale non si sarebbe mossa di un centimetro verso est, nel dopo-guerra fredda). Rasmussen ha detto oggi, a Parigi, “Per quanto concerne l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997, stiamo ora esaminando tutta le nostre relazioni con la Russia… E i ministri degli Esteri adotteranno decisioni in tale senso quando si incontreranno a giugno”. Per gli studiosi delle relazioni russo-statunitensi, gli archivi presenteranno un discorso affascinante al Consiglio Atlantico, il 20 maggio 1997, dell’allora vicesegretario di Stato Strobe Talbott che riconosceva che “la questione dell’allargamento della NATO è acutamente nevralgico per la Russia, soprattutto per la sua élite politica”. La storia ha chiuso il cerchio. In un articolo sul quotidiano Sunday Telegraph Rasmussen ha scritto, “Nessuno della NATO vuole un ritorno alla Guerra Fredda, ma vediamo che il Cremlino cerca di tornare indietro e spartirsi l’Europa in sfere d’influenza. Dobbiamo difendere i nostri valori“.
• Bhadrakumar conclude il suo commento affermando che in questo caso è Rasmussen, come al solito, “la voce del padrone”, cioè la voce di Washington. Come abbiamo visto, questa non è la nostra analisi e diremmo piuttosto che Washington, quando parla, è “la voce del caos”, che rinforza la non-politica con la vanteria propria dell’americanismo, essendo Kerry la voce di Nuland, che altro non è, naturalmente, che la voce del sistema; Rasmussen certamente è la “voce del padrone” (cos’altro potrebbe essere?), ma notando che il suo padrone è il sistema, nient’altro e niente di meno. Ha ragione Bhadrakumar quando infine dirige la sua attenzione sulla Germania: “In primo luogo, la sfida (per Washngton e la NATO) è convincere la Germania ad adottare una linea dura verso la Russia. La Germania, tuttavia, si trova in una situazione precaria, come un pezzo perspicace della rivista Spiegel spiega… “
• Passiamo a Spiegel, come Bhadrakumar ci invita. In un lungo articolo del 7 aprile 2014, il settimanale tedesco studia gli aspetti militari della situazione della crisi, cioè il rapporto di forze tra NATO e Russia, ecc. Ma il nocciolo di questo articolo, il vero soggetto, è contenuto nel titolo stesso (“La Crisi sull’Ucraina mette a nudo le lacune tra NATO e Berlino“) è in definitiva contrapporre la via diplomatica ai preparativi militari, spingendo ai loro estremi le due logiche che si oppongono, la tesi volta a cercare di riparare i rapporti con la Russia alla tesi della preparazione del confronto con la Russia. L’articolo sembra, comunque e piuttosto ambiguamente, non perdere il contatto con la parte più dura (la NATO) mentre mette implicitamente in evidenza i benefici dell'”accordo”, esponendo implicitamente la voce della ragione del ministro degli Esteri tedesco, in prima linea nella ricerca di un accordo con la Russia (questo, ovviamente, il 3 febbraio 2014). Dobbiamo quindi leggere i primi paragrafi dell’articolo di Spiegel, di cui il primo presenta l’ambiguità in questione …
“Una volta finita la Guerra Fredda, le forze armate occidentali hanno ridotto la loro attenzione sulla deterrenza militare in Europa. Di conseguenza, la crisi ucraina ha sorpreso la NATO, precipitatasi a cercare una risposta adeguata alla Russia. La Germania è riluttante ad andare avanti. Frank-Walter Steinmeier non ha perso tempo ritornando a Berlino dalla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles, la scorsa settimana. Andò dritto al parlamento per informare i deputati tedeschi delle decisioni raggiunte. E l’ha fatto nel modo che dovrebbe essere percepito mentre negozia la crisi sulla Crimea: tranquillo, riservato e puntuale. Infatti, l’unica volta che ha mostrato emozione durante la riunione della commissione per gli Affari Esteri, fu quando parlava il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. In precedenza, Rasmussen aveva pubblicato un editoriale sul quotidiano tedesco Die Welt dicendo che l’adesione dell’Ucraina alla NATO è fondamentalmente aperta. “Il diritto degli Stati sovrani a determinare il proprio futuro è uno dei fondamenti della moderna Europa”, ha scritto. Questo però s’allontana significativamente dall’attenzione della Germania per la de-escalation del confronto con la Russia. “L’adesione alla NATO dell’Ucraina non è prevista”, sbuffò Steinmeier. Disse che la politica estera correva il pericolo di militarizzarsi, aggiungendo che era giunto il momento per i leader politici di avere il sopravvento. Steinmeier, però, è pienamente consapevole che il corso che Rasmussen progetta non scomparirà tanto presto. Già i preparativi sono iniziati per il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della NATO per settembre. Finora c’è solo un punto all’ordine del giorno: la nuova strategia della NATO. Berlino è scettica e preoccupata”.
• Si aggiunga un elemento al dossier, la lettera aperta di centinaia di cittadini tedeschi, artisti, accademici, scientifici, giornalistici, esperti, legali, ecc. a seguito dell’iniziativa di un ex tenente-colonnello della Luftwaffe, Jochen Scholz, già segnalatosi diversi anni fa per attivismo antiamericanista (antisistema). RussiaToday, che ha intervistato Scholz, pubblicizza questo documento, il 9 aprile 2014. (Per non essere sospettati, cioè condannati e giustiziati per falso e commento falso da BHL o Victoria Nuland-Fuck, ci affrettiamo a presentare il link al testo della lettera e ai nomi dei firmatari).
“L’ex-tenente colonnello dell’aeronautica tedesca Jochen Scholz ha scritto una lettera aperta al leader russo in risposta al discorso che Putin fece il 18 marzo 2014 sulla riunificazione della Crimea alla Russia. La lettera è stata firmata da centinaia di tedeschi, tra cui avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici. In tale lettera gli intellettuali tedeschi hanno detto che il discorso di Putin si “appella direttamente al popolo tedesco” e merita una “risposta positiva  corrispondente ai veri sentimenti dei tedeschi. La lettera riconosce che l’Unione Sovietica svolse un ruolo decisivo nella liberazione dell’Europa dalla Germania nazista e ha sostenuto la riunificazione della Germania e la sua ascesa nella NATO dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione del Patto di Varsavia. Poi il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr. aveva assicurato alla Russia che la NATO non si sarebbe allargata ad est, eppure nonostante la dimostrazione di fiducia di Mosca, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno violato tale impegno, dice Scholz. L’espansione della NATO nelle repubbliche ex-sovietiche, la creazione di basi militari nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia e la messa a punto di un sistema di difesa missilistico in Europa orientale, mentre gli Stati Uniti unilateralmente si ritiravano dal trattato ABM, sono una flagrante violazione delle promesse”, si legge nella lettera. (…) In un’intervista a RT, Scholz ha elaborato la sua posizione sostenendo che gli interessi e la visione dell’ordine mondiale degli Stati Uniti, in cui al continente è assegnato il ruolo di “vassallo” di Washington, sono diversi dagli interessi europei. “Durante la Guerra Fredda, gli interessi di Stati Uniti ed Europa erano quasi al 100 per cento identici. Ma dal 1990 ciò è cambiato. Gli interessi europei sono oggettivamente diversi da quelli degli Stati Uniti”, ha detto a RT. “Quindi il nostro compito qui, in Europa, cui ovviamente la Russia appartiene, è occuparci noi stessi dei nostri affari cooperando in pace e nel rispetto dei diritti umani”. (…) Commentando la posizione del governo tedesco nei confronti della Russia, al momento, Scholz ha detto a RT che Berlino è in una “posizione molto difficile” in quanto membro di UE e NATO i cui obiettivi sono in contraddizione con il desiderio tedesco “di sviluppare una più stretta relazione con la Russia”. “Dobbiamo sviluppare la nostra politica di vicinato con la Russia e così poter andare avanti. Ma in ogni caso non ci dovrebbe essere un’ulteriore espansione della NATO verso i confini russi”, ha detto a RT”.
In periodo di normale Guerra Fredda, quasi tutti ne parlano, si direbbe che i problemi discussi qui (postura della mobilitazione NATO e posizione della Germania verso la NATO) conterebbero poco.  Le questioni saranno risolte avanti: con la NATO in piena espansione nel mobilitare l’applauso unanime ai nostri “valori” così solleciti, la Germania rientrerebbe nei ranghi. Ma come abbiamo detto non siamo in una “nuova guerra fredda” (20 marzo 2014). Allo stesso modo, quando Spiegel solleva la questione se la deterrenza della NATO (blocco BAO) contro la Russia operi come durante la Guerra Fredda, sbaglia fase, “non siamo in una nuova guerra fredda”. Non è questione di deterrenza della Russia, ma di scontro con la Russia… Se la NATO segue la rotta, lo scontro è garantito in tutti i casi e in tutti i modi (e la NATO, che calcola in anni la preparazione delle sue forze, non si rende conto di quanto sia pericoloso la strada che segue). E’ a questo punto che dobbiamo giudicare il pensiero della NATO, lo sforzo non è grande e l’altezza non da le vertigini. Certamente il pensiero della NATO non è affatto certo che, se non nell’immediato (già discutibile nelle attuali circostanze), ma in ogni caso nel prossimo periodo, prevalga ancora in Europa, perché non si tratta, alla fine di questa logica folle, della guerra perduta in Afghanistan o della sconfitta travestita da massacro democratico e destrutturante in Iraq, o dell’isteria per i massacri siriani lontani dai nostri week-end pasquali e dalle nostre discussioni fondamentali sul “matrimonio per tutti”. Alla fine di tale logica folle c’è una possibile guerra in Europa, con la Russia impegnata per la sua sopravvivenza di vecchia nazione, come dimostrato più volte nella Storia, quando si trovò negli ultimi momenti della metastoria, sulla via dell’eroismo e del sacrificio. La prospettiva è significativamente diversa e le alleanze accomodanti fatte con la peste americanista e in vergognosa fedeltà alla NATO, sempre in nome del sistema il cui scopo non è altro che la distruzione del mondo, questa volta scopriranno a chi parlare, se non di cosa parlare. Pertanto, la constatazione di questa seconda fase vede l’accelerazione della burocrazia della NATO nel compie un ulteriore passo avanti, rispetto all’UE, nella filosofia “guerrafondaia”; un gioco completamente nuovo e senza precedenti nell’era del Sistema organizzato dal 1945 con, per esempio e nel caso in esame, una vera e propria incertezza sulla direzione che la Germania prenderà nel caso di un decisivo peggioramento della situazione, in cui la fedeltà transatlantica non sarebbe più il riflesso pavloviano conosciuto dal 1949-1954.
Le solite posizioni, gli argomenti infiniti e la narrativa sui nostri “valori” non sono sufficienti a darci la chiave di ciò che sarebbe una sceneggiatura già scritta. Questa volta siamo di fronte a un enigma, sempre lo stesso mistero sacro della crisi mondiale, e riprendiamo, seguendo l’attualità, la frase alla fine del nostro testo del 29 marzo 2014 “Tale questione della visione metastorica (del nostro futuro immediato…) è, per il momento, l’equivalente di quello che disse Churchill nel 1939 del potere sovietico: “è un indovinello avvolto in un mistero, all’interno di un enigma…”. Ciò significa che prima del peggio che ci riserverebbe “lo scenario già scritto” della logica folle della NATO e del sistema, si potrebbero inserire le circostanze dei disaccordi e di catastrofi successive nel blocco BAO, portando alla decisa accelerazione della crisi di collasso del sistema, sperando sia prima che il sistema possa sputare il suo ultimo veleno”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

venerdì 4 aprile 2014

Gli Stati Uniti superano la linea rossa nei confronti della Russia

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 04/04/2014
Fonte: Aurora sito 10168001Il 2 aprile, Sergej Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con John Kerry in cui ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per un ampio dialogo in Ucraina nel promuovere il consenso nazionale accettabile per tutte le regioni d’Ucraina. In risposta, Kerry prometteva che gli Stati Uniti erano interessati a continuare la ricerca di approcci concordati, mentre allo stesso tempo una delegazione di Kiev aveva colloqui a Bruxelles sull’adesione dell’Ucraina all’alleanza militare della NATO. Non è chiaro per quali motivi la Casa Bianca abbia deciso che il Cremlino sia d’accordo ad estendere l’alleanza ai propri confini, lungo i 2.295 km di confine russo-ucraino (di cui 1974 a terra e 321 km sul mare). Sergej Lavrov ha osservato di aver visto un’immagine interessante su internet: “Una mappa della Federazione russa e basi militari statunitensi intorno ad essa. Sembra molto impressionante. Ce ne sono oltre un centinaio. E c’è la citazione di un soldato statunitense: ‘Come osano i russi essere così vicini alle nostre basi?” Con l’adesione dell’Ucraina alla NATO, non sarebbe più una questione di “basi”; c’è ovviamente il desiderio di trasformare uno Stato vicino e  amico in un punto d’appoggio militare, e il confine russo-ucraino nel fronte con filo spinato. Mosca non permetterà che accada, e per il momento da solo degli avvertimenti. Il ministero degli Esteri della Russia ha ufficialmente avvertito l’Ucraina contro la modifica dello status di Paese non allineato. Kiev dovrebbe ricordare che l’incombente integrazione euro-atlantica dell’Ucraina, durante la presidenza di Jushenko, portò al congelamento dei contatti politici russo-ucraini, al deterioramento nelle relazioni economiche e a una spaccatura profonda nella società ucraina. Mentre la NATO si spinge nella sua ultima impresa antirussa, nel frattempo il capo della diplomazia statunitense John Kerry, che s’è già guadagnato il soprannome di ‘John Fraud Kerry’, ha di nuovo mentito alla comunità internazionale sul fatto che Washington starebbe cercando “un accordo”.
Parlando delle differenze tra Russia e NATO sulla Crimea, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato la sospensione della cooperazione militare tra l’Alleanza e la Russia. La decisione è stata presa dai ministri degli Esteri dei Paesi membri della NATO, che il 1° aprile dichiaravano la cessazione di ogni tipo di cooperazione militare e civile con la Federazione russa. Va notato che ciò non avrà assolutamente alcun effetto sulla sicurezza della Russia, poiché non vi era praticamente alcun cooperazione tra Mosca e Bruxelles, con l’eccezione dell’interazione trascurabile sull’Afghanistan. Su iniziativa di Bruxelles, i progetti congiunti di Russia e NATO su elicotteri e addestramento dei funzionari antidroga in Afghanistan, saranno interrotti. Sugli elicotteri, ciò riguarda i pezzi di ricambio di decine di motori, mentre non vale neanche la pena menzionare la droga. Durante i 12 anni in cui le forze NATO hanno occupato l’Afghanistan, il volume della produzione di oppio è aumentato di 44 volte, e il Paese è diventato leader indiscusso nella minaccia globale della droga, anche per l’Europa, dove si consuma fino al 25 percento dell’eroina dell’Afghanistan. Ovviamente, il rifiuto di formare 30-40 afghani in Russia per combattere il traffico di droga organizzato dagli USA, non indebolirà la Russia. L’alleanza però non ha fretta di rinunciare al centro di transito della NATO ad Uljanovsk per trasportare persone e merci in Afghanistan. Evidentemente attende di vedere cosa la Russia ne dica, per poi raccontare rumorosamente al mondo del ‘sabotaggio’ di Mosca del processo di pace in Afghanistan.
La decisione della NATO di sospendere la cooperazione militare e civile con Mosca è solo aria fritta e la leadership della NATO, che vorrebbe mantenere il dialogo politico con la Russia, ne è consapevole. Pur contando su tale dialogo, comunque, la NATO prende una posizione  fondamentalmente inaccettabile per il Cremlino; cerca di presentare la situazione in modo tale che l’Ucraina sia presumibilmente molto più importante per la sicurezza della NATO che per la sicurezza della Russia. Da quando l’Ucraina è un “elemento chiave della sicurezza euro-atlantica”, come dichiarato dai ministri degli Esteri della NATO? Washington non ha trasformato abbastanza Paesi europei da Stati sovrani in “elementi” della strategia statunitense in Europa? Nel 1990, la NATO aveva 16 membri. A questi se ne aggiunsero altri 12, tutti vicini ai confini della Russia. Ora vogliono ampliare la lista, ancora. Il ministro della Difesa statunitense Chuck Hagel vuole la guerra: “E’ il momento di stare con il popolo ucraino sostenendone l’integrità territoriale e la sovranità. E lo facciamo”. L’amministrazione Obama vuole che Mosca perda il sonno per la minaccia militare alle frontiere della Russia, e che la Russia non possa più contrastare con successo l’espansione degli Stati Uniti, come avvenuto con la Siria e l’Iran. Questo è precisamente il motivo per cui il presidente del Comitato sull’intelligence della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Rogers, ha iniziato a sostenere che dopo la Crimea, la Russia aveva intenzione di invadere Georgia e Armenia. Non vi è alcun dubbio che tale paranoia non trovi supporto nella società statunitense, a differenza dell’Europa demoralizzata e divisa. Gli statunitensi sono rimasti scioccati quando Hillary Clinton ha paragonato pubblicamente il Presidente Putin a Hitler. Molti negli USA sono inorriditi da tale donna intenta a diventare il presidente degli Stati Uniti e che può in effetti riuscirci. Come si sa, il sistema elettorale statunitense è lungi dall’essere perfetto, e l’espressione della volontà del popolo, simile al referendum in Crimea, lì non sarebbe semplicemente possibile. I responsabili della Casa Bianca non hanno il sostegno di tutta la nazione. C’è una buona ragione per cui gli ultimi tre presidenti degli Stati Uniti hanno fallito in politica estera: il mondo associa i nomi di George Bush e suo figlio George W. Bush con la guerra e la violenza, come il nome di Obama. Il cinquantasette per cento degli statunitensi intervistati non gradisce le azioni di Barak Obama sugli eventi in Ucraina, mentre quasi altrettanto (54 per cento) ne critica le azioni verso la Russia. Molti vedono la reazione di Washington in Ucraina come il desiderio di Obama di vendicarsi per la sconfitta in Siria, così come l’invidia personale per Putin, la cui reputazione internazionale è incomparabilmente superiore a quella del presidente degli Stati Uniti. Agli occhi della comunità internazionale, il presidente russo è il leader di maggior successo del 21° secolo. Gli statunitensi, invece, tendono a pensare che la politica estera di Obama sia il peggiore difetto del capo della Casa Bianca. E’ impossibile considerare le azioni dell’amministrazione Obama sull’Ucraina qualcosa di diverso da una dimostrazione d’impotenza verso la crescente influenza internazionale della Russia. Washington ha usato l’Ucraina come pretesto dei neoconservatori statunitensi per provocare lo scontro con Mosca. Il colpo di Stato di Kiev s’è rivelato perfetto in ciò, ma ‘la risposta della Crimea’ della Russia ha sconfitto i piani statunitensi degli Stati Uniti per la ‘grande scacchiera’. Il presidente Obama ha voluto ferire il Presidente Putin chiamando la Russia “potenza regionale”. Ha soddisfatto i golpisti a Kiev con il suo commento, ma l’Ucraina non sarà il premio di consolazione del perduto prestigio internazionale degli USA. Quasi un quarto (24 per cento) delle persone sulla Terra è convinto che la maggiore minaccia alla pace siano gli Stati Uniti d’America, che si credono “l’unica potenza mondiale”.
1012883La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO, Russia: armi o diplomazia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/04/2014
10172725La NATO deve avere una presenza costante nei Paesi che si sentono “vulnerabili” alla Russia, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 26 marzo in una riunione con i capi europei a Bruxelles. Obama ha insistito sul fatto che i piani d’emergenza dovevano essere esaminati ed “aggiornati” per “fare più nell’assicurare la presenza regolare della NATO in alcuni di quei Stati che possano sentirsi vulnerabili”. Le osservazioni sono state fatte durante il tour in Europa del presidente degli Stati Uniti. Gli alleati della NATO scattarono sull’attenti, battendo i tacchi e dicendo: “Sissignore”. L’1-2 aprile 2014 i ministri degli Esteri si sono riuniti per la prima volta da quando la Crimea ha aderito alla Russia. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che le azioni della Russia indicano che non si “continuerà come prima”. “Così oggi, sospendiamo ogni cooperazione pratica con la Russia, militare e civile”, ha detto in conferenza stampa. La NATO ha rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’“annessione illegale” alla Russia della regione di Crimea dell’Ucraina. L’alleanza ha sospeso ogni forma di cooperazione pratica con la Russia per l’Ucraina e ordinato ai pianificatori militari di elaborare misure volte a rafforzarne le difese e rassicurare i membri est europei. Le misure potrebbero includere l’invio di soldati ed equipaggiamento della NATO negli alleati dell’Europa orientale, ulteriori esercitazioni, garantendo che la forza di reazione rapida della NATO sia dispiegata più velocemente e rivedere i piani militari della NATO. I pianificatori militari torneranno con proposte dettagliate tra poche settimane. Vi è una vasta gamma di opzioni da studiare. Ad esempio, si prevede di aprire basi militari permanenti negli Stati baltici. L’aviazione della NATO prenderà parte a pattugliamenti aerei nella regione dopo che le esercitazioni di routine hanno assunto nuovo significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, compresi Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno offerto altri aerei militari. La NATO offre all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni dell’alleanza e sostegno per lo sviluppo dell’esercito. L’operazione congiunta di addestramento antidroga in Afghanistan si concluderà dopo che la sessione attuale scadrà. Il programma per la fornitura di pezzi di ricambio e addestramento per gli elicotteri di fabbricazione russa forniti alle forze afghane finiranno anche. L’iniziativa congiunta di condivisione dei dati radar tra i Paesi ai confini della NATO vedrà spenta la parte russa dell’operazione. La missione della Russia presso la NATO rimarrà aperta e il blocco è disposto a parlare con i russi a livello di ambasciatori od oltre, ma è chiaro che se ci dovessero essere futuri colloqui, l’Ucraina sarà in cima all’ordine del giorno. In un comunicato congiunto che annuncia la sospensione della cooperazione, i ministri hanno detto che il dialogo politico in seno al Consiglio NATO-Russia potrebbe continuare, “se necessario a livello di ambasciatori e soprattutto per permettere di scambiare punti di vista, prima di tutto su questa crisi”. I capi della politica estera europei hanno anche detto che avrebbero rivisto le relazioni della NATO con la Russia nella prossima riunione di giugno.
La NATO e l’Ucraina intensificheranno la cooperazione e promuoveranno le riforme della Difesa in Ucraina attraverso addestramento e altri programmi. L’Ucraina ha dato alla NATO una lista dei desideri delle “attrezzature tecniche” necessarie alle proprie forze armate, che non comprende armi, come ha detto il ministro degli Esteri dell’Ucraina Andrej Deshitsja in conferenza stampa dopo l’incontro con i ministri della NATO. Ha detto che la NATO avrebbe inviato degli esperti a Kiev la prossima settimana per vedere di cosa ha bisogno l’Ucraina. Europa e Stati Uniti collaborano per ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’energia russa sviluppando fonti alternative di gas naturale. Il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha detto: “lavoriamo in sincronia per aiutare l’Ucraina a trasportare gas naturale in Polonia e Ungheria e sviluppare una rotta attraverso la Slovacchia”, aggiungendo che gli Stati Uniti sperano anche di esportare più gas naturale in futuro. “Gli sviluppi in Ucraina hanno messo i problemi della sicurezza energetica sulla ribalta e dimostrano la necessità di rafforzare la sicurezza energetica in Europa”, ha detto una dichiarazione congiunta rilasciata dal Consiglio energetico UE-USA tenutosi a Bruxelles, a fianco dei colloqui NATO. Separatamente, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato in massa sostenendo un disegno di legge che fornisce aiuti all’Ucraina e impone sanzioni alla Russia per la Crimea. Il disegno di legge passa ora al presidente Barack Obama per la firma. In un comunicato, la Casa Bianca ha detto che il presidente ha accolto con favore la mossa. “Questa legislazione ci permetterà di fornire un sostegno fondamentale all’Ucraina attraverso garanzie sui prestiti che faciliteranno l’accesso ai finanziamenti necessari per l’Ucraina, mentre ci vogliono passi essenziali per ripristinare la stabilità economica e riavere crescita e prosperità”, si leggeva. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto che Washington avrebbe intensificato la cooperazione militare con la Polonia e gli Stati baltici per mostrare solidarietà agli alleati nella crisi in Ucraina. “Il dipartimento della Difesa avanza misure per sostenere i nostri alleati”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato.
Pianificazione militare
I pianificatori militari hanno avuto dai ministri degli esteri della NATO l’ordine di studiare le opzioni militari. La possibilità di potenziali installazioni per le forze di terra, mare e aria viene studiata. L’elemento aereo ha già iniziato con il rafforzamento dei pattugliamenti della NATO sulle repubbliche baltiche e le esercitazioni dell’US Air Force con il suo omologo polacco. Altri  aeromobili potrebbero presto essere inviati. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta se inviare 6 velivoli per il pattugliamento dello spazio aereo dell’Europa orientale, e il numero totale di aerei NATO nella regione sarà almeno raddoppiato, dice l’articolo. Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto a Reuters che tale questione sarà decisa dai politici, ma ha confermato che l’esercito potrebbe prendere parte ai pattugliamenti degli aerei AWACS dello spazio aereo di Romania e Polonia, così come ai voli di addestramento nell’ambito della missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. L’alleanza cerca come poter utilizzare le sue forze navali e anche come dispiegare le forze di terra. L’elenco delle opzioni dovrebbe essere pronto entro il 15 aprile. Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa e capo del Comando europeo delle forze armate USA, ha detto che “monitora il pieno impiego delle prossime esercitazioni della NATO” per vedere se si possono rafforzare. Il presidente romeno Traian Basescu ha detto che gli Stati Uniti avevano chiesto di aumentare il numero di truppe e aerei di stanza in una base aerea nel Paese, che confina con l’Ucraina. Nei prossimi giorni, 175 marine di Camp Lejeune in North Carolina saranno inviati in Romania, nell’ambito dello sforzo per rinforzare la presenza del Corpo dei marine in Europa per affrontare imprevisti. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha detto che il ritmo con cui la NATO aumenta la sua presenza militare in Polonia è insoddisfacente. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha detto in precedenza che sarebbe stato soddisfatto se la NATO inviasse due brigate pesanti in Polonia, ha detto nella riunione della NATO che avrebbe accolto tutte le forze della NATO stanziatevi.
Come il Guardian ha riferito, un documento riservato di sette pagine diffuso dal settimanale tedesco Der Spiegel, propone esercitazioni e addestramento congiunti tra l’alleanza e tre Paesi (Armenia, Azerbaigian e Moldavia) per migliorare l’“interoperabilità” dei militari con la NATO ed espanderne la partecipazione alle operazioni di “difesa intelligente” della NATO. Il documento ha inoltre proposto l’apertura di un ufficio di collegamento della NATO in Moldova, di fornire addestramento all’Armenia e dei programmi in Azerbaigian per assicurare i giacimenti di petrolio e di gas sul Mar Caspio. Un certo numero di esercitazioni si svolgerà in Ucraina quest’anno, tra cui: l’esercitazione di squadriglie aeree ucraino-polacche, le esercitazioni ucraino-polacche Ordine 2014 di unità di polizia militare, le esercitazioni ucraino-statunitensi Rapid Trident 2014, le esercitazioni aeree ucraino-polacche Cieli sicuri 2014, le esercitazioni ucraino-statunitensi Sea Breeze 2014, le esercitazioni multinazionali Light Avalanche 2014, le esercitazioni multinazionali delle unità di fanteria di montagna Carpazi 2014, e le esercitazioni Sud 2014 di unità meccanizzate ucraino-moldavo-rumene.
Il miele è dolce, ma le api pungono
A seguito della riunione della NATO, il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski, il cui Paese ha guidato lo sforzo per avvicinare Kiev all’UE, ha detto ai giornalisti che “il resto d’Europa non è sempre con noi”. Praticamente nessuno nei circoli ufficiali dell’UE, dell’Est o dell’Ovest, vuole la NATO in Ucraina. La Russia è il quarto partner commerciale della Germania, al di fuori dell’Unione europea, e suo maggiore fornitore di energia. Tra le aziende francesi con investimenti in Russia c’è la Renault, in parte di proprietà del governo francese. Attraverso una partnership con Nissan, quest’anno Renault ha avviato l’aumento di quasi il 75 per cento della partecipazione nella grande fabbrica automobilistica della Russia. Il 2 aprile, il quotidiano estone Ohtuleht ha pubblicato un editoriale che esprime preoccupazione sui legami economici tra la Russia e le economie dell’Europa occidentale dipendenti dalle sue forniture di gas. “Quale governo oserà suggerire ai propri elettori di trascorrere il prossimo inverno in un appartamento freddo solo per una penisola che nessuno sa indicare sulla mappa?” Andrejs Pildegovics, segretario di Stato per gli Esteri della Lettonia, ha detto che la sua nazione cerca di costruire il consenso alla soluzione diplomatica, mantenendo “le sanzioni sul tavolo”. “L’Ucraina non è un membro della NATO, non è sotto l’ombrello nucleare e non ci sono obblighi di proteggerla”, ha detto. Il Washington Post avverte che l’occidente può essere controbilanciato. Dice che la Russia concentrerà le risorse sul lancio dell’Unione eurasiatica, il prossimo anno. L’articolo nota, “Questa nuova alleanza non è il ritorno dell’Unione Sovietica, è geograficamente molto più ambiziosa, le esportazioni russe di petrolio e materiale militare aiuteranno l’Unione Eurasiatica ad assemblare un capitale geopolitico ben oltre i confini europei”, sottolineando un punto molto importante con cui fare i conti trattando la questione, “Pochissime nazioni possono produrre le armi e l’energia di cui hanno bisogno. Tra queste la Russia. India e Cina, ad esempio, hanno grandi forze militari che dipendono dalla tecnologia russa. Gazprom mette a punto un massiccio accordo sul gas con la Cina, basandosi su un accordo petrolifero precedente, e Rosneft ricerca un accordo a lungo termine con l’India. Nessuna di esse è stata in disaccordo con la Russia sulla scena internazionale; entrambe sono tra le 69 nazioni che non hanno condannato il “referendum” della Crimea alla Nazioni Unite”. Il Washington Post osserva che la Russia è ampiamente supportata in Europa dalle forze di destra e conservatrici. Potranno uscire vincenti nel voto di maggio per il Parlamento europeo, formando un dirompente blocco anti-EU e pro-Russia. Il giornale sollecita, “l’UE demoralizzata e divisa contrasterà la promessa  lanciata dall’Unione Eurasiatica. Il suo appello andrebbe ben al di là dei benefici commerciali e di traffico, magari promuovendo una valuta di riserva alternativa minando le istituzioni internazionali dominate dall’occidente”. La Russia ha ampi legami con India, Cina e Vietnam, fornisce grande supporto materiale a Siria, Iran e Venezuela e guida i rapporti con i Paesi BRICS. Insieme, questi Paesi rappresentano oltre il 20 per cento della produzione economica globale. Il giornale avverte che “la loro cooperazione potrebbe trasformarsi in un’alleanza militare con capacità di proiezione”.
La Russia invoca la ragione: far lavorare la diplomazia
Il 2 aprile, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato per telefono con il segretario di Stato USA John Kerry. Esprimendo preoccupazione per le decisioni prese dalla NATO “che non aiutano l’attuazione di questi compiti”. Lavrov non ha annunciato alcuna misura di ritorsione, e ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per promuovere il “dialogo in Ucraina” sull’unità nazionale. Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto che Kerry ha ribadito l’obiettivo della de-escalation della crisi e ha chiesto colloqui tra i governi russo e ucraino. “Il linguaggio delle dichiarazioni assomiglia piuttosto alla giostra verbale della Guerra Fredda”, ha detto in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich, osservando che la NATO prese tale decisione nella guerra della Russia contro la Georgia nel 2008, e poi riprese la cooperazione di sua spontanea volontà. “Non è difficile immaginare chi ci guadagnerà dalla sospensione della cooperazione tra la Russia e la NATO nella lotta a minacce e sfide moderne alla sicurezza internazionale ed europea, in particolare nella lotta contro terrorismo, pirateria, catastrofi naturali e di origine antropica”, ha detto Lukashevich. “In ogni caso, non saranno certamente la Russia o gli Stati membri della NATO”. Nel frattempo Mosca ha respinto le accuse della NATO che la Russia stia rimuginando piani aggressivi contro i Paesi occidentali. “Le rivendicazioni sui piani presumibilmente aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate”, così l’agenzia Interfax citava l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Grushko ha aggiunto: “le mosse della NATO per proteggere i Paesi dell’Europa orientale non hanno senso”. La NATO ha iniziato le esercitazioni aeree il 1° aprile sulla repubblica ex-sovietica della Lituania con atterraggi di emergenza ed operazioni di ricerca e salvataggio. “Lo scopo di tali esercitazioni è risvegliare gli istinti da Guerra Fredda e dimostrare la necessità della NATO nelle condizioni di sicurezza attuali”, ha detto Grushko, aggiungendo che la Russia “in ogni caso” prenderà tutte le misure necessarie per garantire in modo affidabile la propria sicurezza. “Gli istinti da guerra fredda si sono risvegliati nella NATO, adottandone la retorica conseguente”, citava Aleksandr Grushko la pagina Twitter ufficiale della missione della Russia presso la NATO. “‘L’alleanza è in pericolo!’ Sembra che i contribuenti dovranno pagare i giochi militari”, ha detto. “L’ultima volta (nel 2008) ci fu un congelamento di tre mesi, e lo scongelamento a dicembre”, ha detto riferendosi alla breve guerra della Russia con la Georgia. “Cosa posso dire: è una guerra fredda, quindi sono ancora congelati”, ha scritto su Twitter.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la Russia voleva risposte dalla NATO sulle attività dell’alleanza militare occidentale in Europa orientale. “Abbiamo rivolto domande all’alleanza militare del Nord Atlantico. Non solo aspettiamo risposte, ma che siano completamente basate sul rispetto delle regole concordate”, ha detto Lavrov in una conferenza congiunta con l’omologo kazako. Ha detto che la Russia ha il diritto di spostare truppe sul suo territorio e che le forze attualmente vicine al confine con l’Ucraina sarebbero rientrare nelle loro basi permanenti dopo aver compiuto le esercitazioni militari.
Bisogna fare i conti la realtà e i fatti della vita. La NATO dovrebbe pensarci seriamente prima di seguire il sentiero del confronto aperto con la Russia, invece di usare la diplomazia per risolvere le differenze e trovare un terreno comune per affrontare la questione ucraina in modo positivo.
1920174La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora