lunedì 5 gennaio 2015

Hello friends. Enjoy The Russian Knights!



Elias Seman - El partido marxista-leninista y el guerrillerismo (Libro‬ ‪descarga‬)

*Elias Semán, abogado y miembro del Partido Socialista Argentino de Vanguardia (posteriormente Vanguardia Comunista) Fue secuestrado el 16 de agosto de 1978 por la dictadura militar fascista y desaparecido desde entonces. Su trabajo es muy importante para comprender la correcta línea marxista-leninista frente a las desviaciones revisionistas y ultra-izquierdista que tanto daño le causaron al movimiento revolucionario.
Agradecemos al colectivo "El Topo Blindado" por haber reeditado el libro y por permitir su descarga gratuita en el siguiente enlace:
http://eltopoblindado.com/files/Libros/libro4.pdf

domenica 4 gennaio 2015

Наш президент ,наш Путин!

I SETTE FRATELLI CERVI, SIMBOLO DELLA RESISTENZA ANTIFASCISTA

 

"Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi
come fu quello dei fratelli Cervi"
(Fausto Amodei)

I Cervi erano arrivati al podere di Praticello di Gattatico alla ricerca di un terreno pieno di gobbe e di buche da livellare per renderlo coltivabile, attraverso le conoscenze acquisite grazie alla “Riforma sociale” di Luigi Einaudi ed alle tante ore trascorse sui libri, nelle pause del lavoro, per imparare le moderne tecniche dell’agricoltura. Avevano le mucche, allevavano piccioni e le api che producevano un finissimo miele. Avevano comperato il primo trattore della zona ed inoltre avevano piantato per la prima volta in Emilia, l’uva americana. Tutto questo suscitò molte gelosie nel paese, ma soprattutto l’attenzione delle autorità fasciste.
I Cervi erano sempre stati antifascisti, così come il padre Alcide e la madre Genoeffa Cocconi, donna di profonda fede cattolica; ma fu soprattutto Aldo ad infondere a tutta la famiglia le prime nozioni politiche e quindi un naturalissimo e convinto antifascismo. Con il trascorrere del tempo, divennero sempre più stretti i contatti con il movimento antifascista, così che, già dall’inizio della guerra, la loro casa divenne un rifugio per i prigionieri alleati fuggiti dai campi di prigionia. Era tra loro il russo Anatolij Tarasov, successivamente fidato compagno dei sette fratelli ed attivissimo partigiano nella Resistenza.
Sfiduciato il Duce dai suoi stessi gerarchi, cadde il fascismo il 25 luglio 1943 e la famiglia Cervi organizzò una grande festa, offrendo la famosa pastasciuttata a tutta la popolazione sull’aia della casa. Nelle pentole vennero cotti dieci quintali di pasta e ai Campi rossi giunsero a mangiare i vicini, i parenti, gli amici, i paesani.
La popolarità dei Cervi aveva ormai superato i confini di Gattatico e con l’arrivo dei nazisti in Emilia, la loro cantina ed il loro fienile divennero depositi per le armi dei partigiani che andavano in montagna. Anche loro, seppur per un brevissimo periodo, provarono la via dei monti, dove ebbero contatti con il parroco di Tapignola Don Pasquino Borghi, ma capirono ben presto che la Resistenza in montagna non era ancora sufficientemente organizzata.
Così tornarono ai Campi rossi, poiché ritennero fosse più importante rimanere in pianura e mantenere i collegamenti con i primi nuclei partigiani che via via andavano formandosi, nascondendo le armi e diffondendo la stampa clandestina. I fascisti non tardarono però a stroncare l’intensa attività cospirativa dei Cervi, infatti all’alba del 25 novembre 1943, un plotone di militi circondò l’edificio, in parte incendiandolo ed al termine della sparatoria i sette fratelli, dopo essersi arresi, vennero catturati e condotti al carcere politico dei Servi a Reggio Emilia.
Stessa sorte toccò al padre Alcide che non volle abbandonarli, al compagno partigiano Quarto Cimurri e ad alcuni ex prigionieri alleati, tra i quali Dante Castellucci che si fece passare per francese. Alla fine la casa della famiglia venne completamente bruciata dai fascisti, con le donne ed i bambini abbandonati in strada.
Papà Cervi era ancora in cella e non fu nemmeno informato quando i suoi figli vennero condannati a morte e fucilati al poligono di tiro di Reggio, alle ore 6,30 del 28 dicembre 1943.
“Dopo un raccolto ne viene un altro, bisogna andare avanti”. Queste le parole del vecchio “Cide” quando, tornato a casa dal carcere, seppe dalla moglie Genoeffa la tragica fine dei suoi ragazzi.

Da quel giorno infatti, furono le donne dei Cervi a lavorare la terra con Alcide e con gli 11 nipoti. Nell’immediato dopoguerra, il Presidente della Repubblica appuntò sul petto del vecchio padre sette Medaglie d’Argento, simbolo del sacrificio dei suoi figli.
Papà Cervi viaggiò in mezzo mondo, rappresentando la Resistenza italiana, partecipando alle grandi manifestazioni politiche, partigiane ed antifasciste.
Morì a 94 anni il 27 marzo 1970, salutato ai suoi funerali da oltre 200.000 persone.
La casa del Cervi è oggi uno straordinario museo della storia dell’agricoltura, dell’antifascismo e della Resistenza.

[fonte: http://www.anpireggioemilia.it/…/1944-29-dicembre-eccidio-…/]

UFFICIALMENTE: PIERRE COT, MINISTRO FRANCESE DELL'AVIAZIONE E PREMIO STALIN PER LA PACE (1953). UFFICIOSAMENTE: "DEDALUS" SPIA SOVIETICA AL SERVIZIO DELL'ANTIFASCISMO, DELLA PACE E DEL SOCIALISMO

Uomo politico francese (Grenoble 1895 - Chambéry 1977), radicale; ministro dell'Aviazione (dal 1933) in quattro gabinetti, poi nell'ultimo ministero Blum (1938) ministro del Commercio, si segnalò quale fautore della politica del fronte popolare e dell'intervento nella guerra civile spagnola contro Franco. In quest'occasione organizzò anche un aiuto clandestino ai repubblicani coinvolgendo nella sua squadra uno dei futuri leader della Resistenza francese: Jean Moulin. Durante i governi Blum si dedicò anche alla nazionalizzazione delle industrie aeronautiche. Dal 1936 al 1940 fu presidente della Conferenza Internazionale per la Pace. Ruppe completamente con il partito radicale quando Daladier tornò dagli accordi di Monaco dopo aver chinato il capo alle richieste di Hitler.
Privato della cittadinanza francese dal governo di Vichy (1940), Cot era una figura influente tra gli esuli politici francesi, e nel 1943 de Gaulle lo ha nominato membro dell'Assemblea consultiva di Algeri e gli affidò anche il delicato incarico di andare a Mosca per negoziare il riconoscimento sovietico (per il quale Cot iniziò a simpatizzare fin dal 1933, cosa che gli procurò negli anni '30 l'accusa in patria di essere un agente del Comintern e di controspionaggio) del governo francese libero in esilio.
Secondo Sabine Jansen, che ha analizzato gli archivi sovietici, è impossibile provare la tesi che Cot fosse in relazione con i servizi segreti sovietici. La Jansen lo descrive piuttosto come un "compagno di strada" che professa un pacifismo radicale ed un internazionalismo integrale, non evitando però di fare "una tale apologia dell'URSS che molti membri del Comintern non avrebbero osato fare", e conservando, nonostante la mancata adesione al partito comunista, un allineamento stretto con la politica di Stalin e dei suoi successori.

Ufficialmente nel dopoguerra assunse una posizione filocomunista, alleato del Partito Comunista Francese (PCF) ma ancora "senza tessera". Sotto la Quarta Repubblica fu infatti una delle personalità principali dell'Unione progressista, agglomerato di piccoli partiti usciti dalla Resistenza e vicini al PCF. Secondo Thierry Wolton in "L'Histoire interdite" (Lattès, 1998) porta documenti che sembrano attestare come, durante gli anni della Seconda guerra mondiale, ed in particolare durante l'esilio a New York, Cot sarebbe stato reclutato dal NKVD con lo pseudonimo di Dedalus, e avrebbe collaborato con De Gaulle su raccomandazione dei servizi sovietici. Sempre da tali archivi emergerebbe che Cot, una volta rientrato in Francia ed eletto deputato (prima della Savoia, 1946-51, poi del Rodano, 1951-58, infine di Parigi ,1967), avrebbe continuato ad essere un regolare informatore dell'ambasciata sovietica, tracciando profili degli uomini politici francesi. Fu anche membro dell'ufficio direttivo del "Movimento della pace", dove si batteva per un "neutralismo attivo" nel contesto della guerra fredda. Per i suoi meriti ottenne il premio Stalin internazionale per la pace nel 1953.
[FONTI: http://www.treccani.it/enciclopedia/pierre-cot/, http://testi-italiani.it/pierre_cot, http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Cot, http://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_Cot]

OMAGGIO A GIORGIO GABER, ARTISTA COMPAGNO DI UN'ALTRA EPOCA

Giorgio Gaber, nome d'arte di Giorgio Gaberscik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), affettuosamente chiamato "Il Signor G" dai suoi estimatori, è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico italiano, considerato uno degli artisti più importanti dello spettacolo e della musica italiana ed europea del secondo dopoguerra. Molto apprezzate sono state anche le sue performance come autore ed attore teatrale; è stato iniziatore, assieme al suo collaboratore Sandro Luporini, del "genere" del teatro canzone. Come quasi tutti i grandi artisti, Gaber, nonostante uno spirito ironico dissacrante e uno stile personale tendente all'anarchia, non ha nascosto le proprie simpatie per la sinistra e per il comunismo come ideale verso cui tendere, seppur in maniera totalmente romantica, individuale e poco scientifica. Nonostante questi ovvi limiti dati dal suo essere artista non organico rimane un compagno cui rendere omaggio, che ha saputo prolungare il suo impegno civile negli anni regalando perle come queste:
"La libertà non è star sopra un albero, / non è neanche avere un'opinione, / la libertà non è uno spazio libero, / libertà è partecipazione"
(da La libertà, in Far finta di essere sani, 1973)

"Non c'è popolo che sia più giusto degli americani. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s'intende, non la fanno mica perché conviene a loro. Nooo! È perché ci sono ancora dei posti dove non c'è né giustizia, né libertà. E loro... Eccola lì... PUM! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l'attaccano."
(da L'America, in Libertà obbligatoria, 1976)

"Io se fossi Dio, | quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, | c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire | che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana | è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana. | Io se fossi Dio, | un Dio incosciente enormemente saggio, | avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, | ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora | quella faccia che era!"
(da Io se fossi Dio, in Anni Affollati, 1981)

"Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita."
(da Qualcuno era comunista, in Il teatro canzone, 1991)

"Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo."
(da Mi fa male il mondo, in E pensare che c'era il pensiero, 1995)

"Non insegnate ai bambini | non insegnate la vostra morale | è troppo stanca e malata | potrebbe far male."
(da Non insegnate ai bambini, in Io non mi sento italiano, 2003)